Se siamo i vostri scarti, siamo anche il vostro specchio
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“Sine pecunia ne cantantur missae”

La narrazione dei fatti, a volte, è concepita come una giustificazione alle ingiustizie.

Il nemico è spesso risultato della debolezza intellettuale, che ci fa percepire emergenze non vere; o, in alternativa, urgenze mascherate da ineluttabilità contrarie.

Sartre asseriva come bastasse un’occasione, per tramutare la vittima in carnefice; qualunque uomo, in qualunque momento può farlo

Ogni occasione nasconde un rischio, così come ogni problema cela un’opportunità e basta un attimo di disattenzione, o un momentaneo, smodato, orgasmo da potere, per trovarsi dal successo alla polvere. Ammesso che il successo fosse nell’ottica di proposte e di meriti acquisiti.

Si tenta di mutare la narrazione dei fatti in giustificazioni infantili. È risaputo che un’occasione nasconde un rischio, così come un problema cela un’opportunità. Il tentativo di tramutare l’ostilità in improbabili trappole, non è altro che il risultato di nullità intellettuale, atta a trasmettere confusione, permeate da fallaci certezze. Le colpe si addossano spesso a chi, invece, non è altri che il riflesso del proprio fallimento. Uno specchio che restituisce l’esatta immagine di ciò che si era: il nulla. Solo l’emotività di una protesta può dare delimitazioni e corpo all’aria.

Mi pare che stiamo facendo come coloro i quali si scoprono malati a seguito degli esami del sangue. Colesterolo alle stelle, trigliceridi fuori controllo, glicemia elevata, bilirubina oltre i limiti.

Quale meraviglia? Nessuna. Abbiamo abusato di fritture e grassi, abbiamo ecceduto con dolci e zuccheri, non ci siamo resi conto che dovevamo assumere alcolici con morigeratezza.

Insomma, abbiamo ingerito di tutto, senza regole e ora ce ne doliamo.

Stendiamo un velo pietoso ed evitiamo facili e scontate osservazioni di scarsissimo spessore; di nessuna meritoria forma di costruttiva critica e mai forieri di proposte asservite al “Bene Comune”.

Siamo avulsi da qualsiasi regola, siamo solo autoreferenziali e presuntuosi. Non abbiamo nessuna cultura dei nostri valori e della nostra storia né tantomeno – almeno questa è l’impressione che trasmettiamo – abbiamo voglia di imparare qualcosa.
Rimaniamo, dunque, al puro dilettantismo allo sbaraglio; spiegazioni senza senso che divulgano messaggi incoraggianti circa la ripresa del turismo; se si sono imposte le ferie, alla – possibile e auspicata – ripresa come gli italiani potranno raggiungere le località nostrane? E come potrebbero, oltremodo, farlo in mancanza di liquidità ormai dilagante e assolutamente preoccupante?

Ormai non vale nemmeno più la pena di tentare chiarimenti, non ne abbiamo più. Siamo logori senza aver mai dato fondo a nessuna risorsa positiva né fattiva.

Da tempo immemore abbiamo dimenticato che il “primario” doveva fare il “primario” e il personale di supporto doveva provvedere al resto.

Di contro, purtroppo, il “primario” enuncia solo discorsi “autocelebratori” e “autoincensatori”. Truppe cammellate all’assalto, con tifo da stadio, sono ridotte a piccoli plotoni, in attesa di indicazioni da un “ignoto” referente; quello stesso – all’epoca ben conosciuto e appariscente –  referente che, anni addietro, inculcò, in europee convinzioni, l’inutilità di supporti finanziari in quanto, le stesse risorse sarebbero state gestite dalla malavita.

Non ho ascoltato una proposta afferente al rilancio del turismo (eppure qui in Campania è il nostro oro), non ho sentito una frase circa la tutela del patrimonio artistico (l’iniziativa del “nostro” Mann è una forza propulsiva nel settore), non ho udito una parola sul recupero della legalità a livello minorile, non ho annotato uno straccio di frase relativa al rilancio dell’educazione civica e del rispetto delle istituzioni; mi sono perso, evidentemente, qualsiasi idea circa un possibile utilizzo di cooperative in tema di lavoro o di un progetto atto a individuare nel campo agricolo e caseario (in dilagante crisi) possibili scenari futuri.

Dappertutto solo ad estrinsecare le proprie abilità (quali? Non saprei…), scelte sciorinate, tra vocianti  cooperazioni appartenenti a “correnti alternate”, provvedimenti territoriali varati da connotati di rabbia ed ingiustizie, presunte o finalizzate.

Ma in “alti lochi” hanno contezza che, ormai, la gente fatica a mangiare, anche una sola volta al giorno? Ma hanno idea dei territori e delle afferenti immani difficoltà?

La Pasqua ridotta all’essenziale

Per tacere di improbabili oratori, anche esponenti istituzionali, con una perenne antipatia per i congiuntivi ed un’assoluta incompatibilità con la grammatica italiana; del declino, costante ed inarrestabile, del “Lei”; dell’inadeguatezza di ruoli e incarichi ricoperti, resta, inconfutabilmente, lo stato dell’arte.

Quando ci troviamo in presenza di una persona che ritiene in modo assoluto di possedere lui solo, e soltanto lui in modo totale la verità ci troviamo davanti un presuntuoso, la cui logica si articola unitamente nel pregiudizio.

Quest’annebbiamento dell’intelligenza umana porta, chi è ammantato  di pregiudizio, ad escludere, ad eliminare chiunque non è del suo parere; chiunque non vede la realtà con i suoi occhi e, inoltre, nel giudicare chi non parte dai presupposti dettati dal “mi sembra”.

Questa terribile, pericolosa, arroganza ci induce a credere noi soli ad avere sempre ragione, ed a disprezzare quanti dissentono dai nostri punti di vista; distrugge in modo altezzoso il rapporto umano; e non solo, ma c’impedisce di valorizzare negli altri tutto quello che c’è di bene, anche se deve nascere da un sereno confronto.

Infatti, da quanto ho potuto capire tutto lo sforzo dell’uomo, veramente disposto al dialogo, tende alla ricerca delle motivazioni, indicate a creare l’armonia nell’esistenza e nella continua ricerca di sinergie, mirate a risolvere problematiche

Ecco perché la presunzione, il pregiudizio, sono la negazione e la perdita di quest’umana sensibilità. D’altra parte ci si deve difendere dal giudizio e dalla presunzione; come?

Prima d’ogni altra cosa rispettando il ruolo del nostro interlocutore, tenendo presente che chi ci sta davanti è un essere come noi, e costituisce per noi un punto di riferimento; non deve essere necessariamente un termine di contrasto.

Ubbidendo senza troppi cavilli alle regole più elementari del vivere sociale emerge una gran realtà: il nostro interlocutore con il suo ruolo, con la sua preparazione culturale resta sempre per noi, per il rapporto umano e sociale una gran risorsa perché la sua diversità diventa e resta per ognuno di noi un momento di crescita.

Necessita essere essenziali ed efficaci, eliminando inutili dialettiche fuorvianti; urge un’unità di intenti; nulla è più procrastinabile.

Che l’attuale Pasqua ci sia di insegnamento: l’essenzialità quale specchio della realtà che viviamo.

Oggi, più che mai, auguri a noi e i migliori auspici per una Serena Pasqua.