seawatch 3
Seawatch 3
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L’arresto di Carola Rackete, comandante della SeaWatch 3, non ha fermato il contenzioso tra l’Italia e gli altri paesi europei

Come prevedibile la situazione della SeaWatch 3 e della sua comandante, Carola Rackete, ha lasciato numerosi strascichi tra i diversi governi europei.

Occorre mettere le differenze da parte e far lavorare la diplomazia, ma come? Allo stato attuale la circostanza è paragonabile a un incendio.

SeaWatch 3: ancora polemiche dall’Italia

Le polemiche sembrano non cessare, il premier Conte, con diplomazia, tenta un’opera di rappacificamento, ma lancia comunque una stoccata ai propri colleghi europei: “la questione SeaWatch è stato un ricatto politico giocata sulla vita delle persone”

Anche se il momento più difficile sarà quando il cancelliere tedesco, Angela Merkel, chiederà notizie sulla capitana Carola Rackete. Come si regolerà il premier? Tenterà un’azione diplomatica o sarà influenzato da Matteo Salvini che non vuole cedere di un passo dalla sua posizione?

Infatti, il Ministro dell’Interno, quando gli hanno fatto notare che la comandante ha forzato il posto di blocco per salvaguardare la salute dei migranti, ha risposto: “Ma se nessuno dei 41 immigrati a bordo aveva problemi di salute, di quale necessità parlava?”

La risposta europea

Più conciliatori i toni dei maggior esponenti dell’Unione Europea, infatti, Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione, dopo l’accordo per la ridistribuzione dei migranti tra i diversi paesi europei ha detto: “È così che dobbiamo lavorare in Europa”.

Più complicata, invece, la risposta olandese dove se da un lato ribadisce la sua posizione di non accettare i migranti portati a Lampedusa dalla SeaWatch 3, dall’altra usa toni polemici contra la capitana Carola:

“La capitana poteva affidare le operazioni alla guardia costiera libica. Non ci ha mai chiesto di approdare qui”.

Per risolvere questa situazione, i Paesi Bassi pongono all’Italia una possibile soluzione: “lavorare insieme per riformare il sistema europeo di asilo e immigrazione, basato sui principi della solidarietà e responsabilità”.

Basteranno queste dichiarazioni per calmare le acque e per cominciare a lavorare insieme? Difficile dirlo, in passato già ci sono state frasi del genere ma che, purtroppo, non hanno risolto nulla