privacy e FB
adv

Vecchi accordi e nuove regole sulla privacy

Antiche concessioni sui dati dei clienti mettono a rischio la nostra privacy

Dopo l’incidente di Cambridge Analytica, l’intera impalcatura di accordi tra Facebook e società esterne è stata messa sotto scanner e nuove rivelazioni sono emerse.

Sebbene non tutto debba necessariamente avere un fine non lecito, è legittimo avanzare dubbi e sospetti anche perché, come diceva Giulio Andreotti, “a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina”.  Il nuovo scoop riguarda la condivisione dei dati degli utenti che la società di Mark Zuckerberg ha contrattualizzato con circa sessanta produttori di apparecchiature per la telefonia cellulare in cambio dell’installazione nativa della sua applicazione, integrata nei sistemi operativi dei telefonini.

L’alba del pianeta delle API

Gli accordi sospetti nacquero quando cominciarono ad apparire sul mercato i primi rudimentali smartphones. In quegli anni “preistorici” non erano infatti disponibili marketplaces come “Play Store” o “Apple Store” e, per installare software aggiuntivo come appunto Facebook, era necessaria volontà ferrea ed una buona dose di esperienza.

Dopo aver intuito che la piattaforma mobile era il campo di battaglia del futuro, divenne vitale per le società “dot com” inserirsi da subito in tale contesto, a prezzo di qualsiasi concessione ai big della telefonia. Facebook e altri produttori di piattaforme social hanno quindi costruito una serie di API (Application Programming Interface) per connettersi agli scarni sistemi operativi dei primi smartphones.

In pratica, furono sviluppati piccoli software che consentivano ai sistemi operativi dei cellulari di connettersi ai server Facebook, eliminando i problemi legati alla lentezza della tecnologia dell’epoca ed alle differenti tecniche di programmazione impiegate.

Antichi fantasmi insidiano il GDPR

Gli accordi sottoscritti con Motorola, Apple, Blackberry, Nokia e altri prevedevano la riservatezza dei dati e la richiesta del consenso agli utenti, tuttavia, la normativa in merito alla privacy all’epoca era ancora embrionale e non poteva prevedere gli abusi perpetrabili con i big data.

Nel tempo i produttori di telefonia sono cambiati e i nuovi competitors che si sono affacciati al mercato hanno preso parte al banchetto con i dati degli utenti così come i loro predecessori. Facebook sostiene di non essere a conoscenza di utilizzi anomali dei dati dei suoi iscritti da parte di alcuno dei suoi partner contrattuali, tuttavia, aveva affermato la medesima cosa anche all’inizio dello scandalo Cambridge Analytica.

Pertanto il dubbio diventa: “Riuscirà il GDPR a resistere al web profondo annidato nelle righe in piccolo dei contratti dei big di internet?”.

Avatar
Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.