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Estraneità dal contesto reale

Nella partecipazione alla vita politica, che non può essere riassunta dalla testimonianza delle numerosissime, ma semplici, presenze in momenti topici e importanti, sarebbe giusto considerare l’operosità di un uomo politico, attraverso la valutazione dell’elettorato che rappresenta e che, certamente, attende tangibili riscontri alla fiducia accordata. E’, appunto, tale fiducia che  non dovrebbe essere tradita nell’assunzione piena e totale delle responsabilità.

L’approccio – ad un percorso difficile e pieno di difficoltà ma che, nel contempo, si presenta affascinante nel raggiungimento dello scopo – dovrebbe tramutarsi in un corroborante impegno per il “Bene Comune”. Non possono sfuggire gli obblighi di intere frange tese, ormai, solo al “tirare a campare” e scevre da  propositivi comportamenti, atti al recupero di un’immagine deteriorata e calpestata in Italia e nel mondo; viepiù appare improcrastinabile l’assunzione di un ruolo guida, per condurre alla ripresa.

Sotto ogni aspetto di riqualificazione. Economico, sociale, ambientale, semplificativo, attuativo, costruttivo, sinergico alle reali esigenze, in cui il tragico momento ha trascinato il Paese che, tra l’altro, già non godeva di salute ottimale. Un’idea nuova, con il coinvolgimento e l’ausilio di tutti coloro i quali hanno interesse ad un futuro migliore che rispecchi, in modo certo, l’inversione della rotta, assolutamente nefasta, intrapresa.

Cognizioni sgangherate

E’ tempo, ormai  immemorabile, che le sentite esigenze del Popolo non trovano riscontro in una palpabile “presenza politica”, di un’identità ferma e decisa. Ferma nel trasmettere certezze, decisa nell’assumere responsabilità nette. Lo stato dell’arte attuale, ci vede, purtroppo, impotenti  spettatori; assistiamo, anche passivamente, alla sparizione di storia e valori; vere ed autentiche tradizioni della democrazia e della libertà.

Tutti gli sforzi intrapresi appaiono vanificati da infatuazioni passeggere o, ancora peggio, da calcoli autoreferenziali, che sembrano portare solo a situazioni di convenienza personale trasmettendo, fatto ancor più insopportabile, perplessità diffusa ed inculcando un’errata interpretazione sulle iniziative da intraprendere, per porre rimedio, e fine, allo scempio perpetrato dalla miopia di una politica prossima, non inaspettatamente, al capolinea.

La fattività, l’operosità, l’onestà intellettuale, la lealtà comportamentale, la coerenza di ciascuno possono, unite in un’unica condivisione, concentrare le forze per tentare una ripresa che, attualmente, appare davvero balbettante.

Proposte richieste, pervenute e poi cestinate

Eppure sembrava chiaro: il vero nodo da sciogliere era l’entità,  per concretizzare una nuova identità. Alla base di tutto doveva trovare spazio una natura propositiva; dare, cioè, il “corpus mechanicus” all’idea. I campi di applicazione del teorema sembravano, assolutamente, smisurati.

In ogni settore, in ciascuna esperienza sono insite situazioni che denotano degrado e mala gestione. Strutture, economia, imprese, scuola, legalità, cultura, traffico, turismo, commercio, vivibilità, quotidianità spicciola hanno, necessariamente, urgenza di riassetto e di riqualificazione.

L’onestà intellettuale dovrebbe essere in grado di esprimere, sinceramente, un’autocritica convinta e tentare, così, di ricostruire un’identità politica di cui, ultimamente, pare dissipatosi il patrimonio umano e culturale.

Nessuno a  fare ammenda, delle gravi mancanze denotate e dell’assenza esplicata in frangenti topici che dovevano essere gestiti in modo assai determinato; era, forse, opportuno fungere da fiero contraltare, all’espandersi dell’inettitudine politica, disfattista protagonista, di fatto, della disgregazione nella quale versiamo.

Si auspicava che qualche idea fosse protagonista della ripresa economica, culturale, finanche sociale e ambientale, di questa realtà che non ci saremmo mai augurati. Ormai, albergano  crepe ovunque.
In assai poco fiduciosa attesa, auguri a noi.

 

Raimondo Miele