Unione Europa
Nell'Unione Europa gli insegnamenti non sembrano essere giunti
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Le porte al Meccanismo Europeo di Stabilità non sono sbarrate, però…

Dopo le sensazioni di spaesamento che portavano, inevitabilmente, a confusioni ed errate interpretazioni delle già diversificate notizie; a seguito del continuo esercizio di scaricabarile; con la sensazione che qualcuno cercasse di imperare sul dramma senza riuscirci, il Paese attendeva una chiarificazione circa i dubbi del dopo.

Una terapia d’urto che fosse inquadrata in una visione di certezze, ma da quanto sembra emergere il tutto è – in maniera preoccupante – solo un ennesimo rinvio.

Mentre il Decreto Cura-Italia è ancora in fase di approvazione, quello annunciato – di aprile – si preannuncia senza alcuna condivisione tra le forze.

Compulsioni per una chiusura totale con pressioni assai forti da chi la auspicava; adesso, dalla stessa parte, tensioni per apertura.

Intanto la rabbia sociale sembra accentuarsi e l’annunciata applicazione, per la sicurezza sanitaria, lascia più di qualche ragionevole dubbio. Anzi, appare problematica e discutibile.

Salute, Libertà e Lavoro sono, sempre in maniera più focale, le sentite esigenze del Popolo.

Panorama di posizioni assai variegato

L’applicazione e l’osservanza di misure estremamente urgenti da coniugare, senza nessuna forzatura, con il rispetto dei valori costituzionali.

Il disboscamento di farraginosi iter burocratici dovrebbe essere lo scopo principale, per agevolare un percorso di ripartenza.

Persino fissare la data delle future tornate elettorali – in scadenza e prorogate – è stato uno  spunto di polemica, ma tra un caos ed un altro si è arrivati ad un’intesa. Almeno, così pare.

Nessuno spirito di collaborazione convergente, per il raggiungimento di basilari obiettivi; comitato di esperti e comitati scientifici dovrebbero agire, in concerto, e determinare le decisioni politiche finalizzate ad un graduale ritorno alla normalità, ma sembra che il peso di una recessione, ormai più che incipiente,  non sia sufficiente a sveltire iniziative adeguate.

Si apre tutto, si chiude tutto; il 4 maggio atteso così come era atteso un tempo dai facchini e dai deputati ai traslochi: un aiuto all’economia sommersa di un tempo, che si arrangiava con gli “sfratti” e gli “infratti” del giorno di scadenza dei contratti annuali di locazione.

Dal marzo 1957 ad oggi, visioni diverse

Sostenere le imprese significa far ripartire l’economia, evitando di perpetrare il rischio della stasi dell’attività produttiva; forse, tuttavia, sarebbe opportuno fare una distinzione tra il pericolo ed il rischio: il primo è ormai un dato di fatto ed il secondo, evidentemente, non è stato calcolato con sufficiente attenzione.

La nuova battaglia, per la rinascita Europea, dovrebbe riportare al trattato del marzo 1957, quando Antonio Segni e Gaetano Martino (rappresentanti Italiani dei sei Paesi fondatori, ancora oggi definiti “Inner six”) istituirono la Comunità Economica Europea.

Uno spirito diverso, con visioni assai difformi dalle attuali competenze.

Di contro, appare all’uomo della strada, come le porte del MES non siano chiuse, ma “pilatescamente” consegnate al futuro, mentre alle campagne italiane mancano 250.000 braccianti, con la deprimente conseguenza della distruzione dei raccolti.

Misure di sostegno e tutela nello specifico? Non pervenute; turismo nostro oro? Nessuno ha battuto un colpo.

Le proposte si sprecano, ma i risultati latitanti. La videoconferenza del Consiglio Europeo, di giovedì 23 aprile dipanerà qualche matassa? Speriamo.

All’Italia serve molto altro; auguri a noi.