Sicurezza dati: Anonymous colpisce il governo italiano

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anonymous colpisce il governo italiano
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Il tema della privacy è di estrema attualità, visto l’avvicinarsi del 25 maggio 2018, quando il Gdpr sarà efficace al 100%, eppure avere un controllo sulla sicurezza dei dati personali (attraverso l’analisi del risk assessment) non è affatto semplice; se poi una delle vittime è il nostro governo, possiamo capire quanto sia delicata la trattazione e quanto le imprese, e soprattutto i loro titolari, dovranno avere non uno ma ben tutti e due gli occhi aperti durante il loro percorso aziendale.

Nei giorni scorsi, infatti, è apparso in rete un messaggio da parte di Anonymous, forma di attivismo che vede gruppi di persone (o talvolta singoli) che agiscono in totale anonimato per raggiungere scopi ben precisi; si tratta di azioni di hackeraggio e stavolta ha colpito i piani alti della politica nostrana.

Il messaggio in questione recitava così: “Cittadini, siamo lieti di annunciarvi, per il diritto della democrazia e della dignità dei popoli, che siamo in possesso di una lista di dati personali relativi al ministero dell’Interno, al ministero della Difesa, alla Marina Militare nonché di Palazzo Chigi e Parlamento Europeo.  Governo, corruttore di democrazia, la rivoluzione passa anche qui, inarrestabile, il cui ideale conosce ora i vostri nomi, i vostri contatti telefonici, le vostre residenze. Possediamo anche fotocopie dei vostri documenti personali, di quelli dei vostri parenti ed amici, contratti di lavoro, contratti d’affitto, buste paghe e molto altro.

Per l’ennesima volta lo Stato italiano tradisce ed imbarazza i valori dei nostri militari che hanno giurato di difenderlo. Ma difendere chi? Difendere i propri cittadini o un governo che imbarazza le stesse forze di difesa?”.

Andando a verificare alcuni dei documenti online, insieme ad indagini condotte dalla Polizia postale (che ha confermato fosse informata dell’attacco di Anonymous, avvenuto nella giornata di sabato 11 novembre), hanno dimostrato che i dati trafugati riguardano la visita dell’attuale Presidente del Consiglio Gentiloni, nella città di Bologna (si parla dei nomi di tutti gli agenti di polizia che sono stati assegnati per il 15 novembre nella città emiliana, per operazioni di controllo); ma ovviamente non finisce affatto qui, perché ci sono le targhe delle auto e le relative assicurazioni utilizzate dalla Digos per le varie manifestazioni.

Carte d’identità, dati riguardanti Ministri della nostra nazione (tra i Ministeri citati nel messaggio), numeri telefonici, insomma dati strettamente personali che non dovrebbero, a seguito della normativa sulla privacy, essere diffusi.

Questo allora ci fa riflettere su quella che viene definita cyber security; una “sicurezza cibernetica” tanto decantata negli ultimi mesi, definita come una strategia infallibile e assolutamente protetta che, però, in questo caso ha fallito clamorosamente.

Il dubbio che assale ora è, capire se c’è stata una falla nel processo di messa in sicurezza dei dati personali o, come ha riferito il consulente del Governo e membro dell’Agenzia Europea per la sicurezza informativa Paganini, il trafugamento è dovuto in seguito ad una considerazione bassa di questi dati (ritenuti non importanti).

La buona notizia, per il momento, è che sembrano non ci siano altre operazioni anomale che possano indurre al pensiero di un ulteriore furto di dati da parte di Anonymous verso il governo (che quindi è ufficialmente tornato dopo un periodo di totale silenzio, in seguito all’evento dell’Expo di Milano del 2015) però resta il fatto che qualcosa non ha funzionato, che questo episodio deve restare ben impresso nella mente di tutte le imprese italiane, che si trovano ogni giorno a trattare tantissimi dati personali della clientela, per evitare di trovarsi nella stessa condizione, di dover agire attraverso il Garante, di evitare di dover pagare pesanti sanzioni e di esporre gli utenti a divulgazioni di dati estremamente riservati.

Perché la sicurezza per la privacy è il primo passo verso un percorso senza problemi e preoccupazioni.