Smart cities e urban cloud: ecco il processo di modernizzazione delle città

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L’utilizzo del cloud computing, generalmente, è sfruttato principalmente dalle aziende, sia pubbliche sia private, e dagli utenti (se pur in numero inferiore rispetto alle prime); tuttavia si tende a sottovalutare che anche le città possono decidere di utilizzare questo servizio soprattutto se si trovano in un contesto di progresso tecnologico come quello che vive oggi la nostra società.

Questa trasformazione ha portato all’introduzione del termine “smart cities” (che tradotto in italiano significa città intelligenti) che sta ad indicare quel processo architettonico-urbanistico volto ad adottare nuove tecnologie in tutti i vari aspetti della vita quotidiana: dalla mobilità alla comunicazione, dall’energia all’ambiente, tutto per migliorare la qualità della vita di cittadini, enti istituzionali ed aziende.

Il processo, però, non segue una direzione univoca per tutte le città ma ognuna di esse decide, in totale autonomia, come e quando avviare la propria modernizzazione con le varie innovazioni che offre oggi il panorama tecnologico. Negli Stati Uniti d’America, ad esempio, il 66% delle città ha già avviato un processo di trasformazione “smart cities” mentre il 25% è intenzionato a farlo, lasciando il restante 9% in una fase di rifiuto verso le nuove tecnologie.

Il cloud computing si può definire come unico elemento che accomuna tutte le città del mondo; questo, infatti, è utilizzato indifferentemente da tutte le grandi metropoli, e non solo, poiché la connettività è alla base di tutti i processi smart cities. Proprio per questa condizione, l’utilizzo della piattaforma cloud è, e sarà ancor di più, condizione essenziale per un processo di trasformazione tecnologica efficace in quanto le città ottengono ogni giorno migliaia di dati che richiedono un servizio che possa archiviarli.

Se si vuole entrare nel linguaggio tecnico, per definire questo servizio in un contesto cittadino, la definizione precisa è “urban cloud” e si basa proprio sul flusso di dati che provengono da quella città grazie all’iperconnessione dei vari device attivi sul territorio; l’urban cloud è definibile come la nuova geografia digitale. A questo si può aggiungere il cloud as a service che ha raggiunto una quota mercato mondiale pari a 260 miliardi di dollari.

I territori urbani stanno iniziando una trasformazione tecnologica per restare al passo con i tempi

L’importanza dell’utilizzo dell’urban cloud, per le città che decidono di entrare nel progetto “smart cities”, è spiegabile dai nove miliardi di oggetti intelligenti presenti in tutto il mondo; secondo una ricerca condotta da Gartner (multinazionale statunitense che si occupa di ricerca e analisi nel campo dell’Information Technologies), infatti, oggi i territori urbani sono circondati da oggetti iperconnessi che necessitano di una piattaforma cloud.

I dati che le città raccolgono, ad esempio, provengono dai Big Data, dall’IoT (Internet of Things), dagli analytics, dall’intelligenza artificiale e dalla sensoristica e si riversano tutti nei vari urban cloud; a questi bisogna aggiungere altri elementi come lampioni, fonti di energia rinnovabile, semafori, scuole digitali, imprese 4.0, mobilità sostenibile e sanità digitale in quanto sono strumenti di produzione per ulteriori dati da inserire nella piattaforma cloud.

Il progetto delle smart cities è in continua evoluzione (negli ultimi due anni la crescita è stata del 64% circa) e, secondo l’IHS Markit Smart Cities Database, nei prossimi dodici anni (entro il 2030 quindi) gli strumenti per la realizzazione del progetto arriveranno a toccare quota due miliardi di unità. Un terzo di questo mercato, è giusto precisare, riguarda l’IoT siccome su 1.300 miliardi di dollari del valore totale, del progetto smart cities 340 miliardi sono stati spesi proprio per le tecnologie dell’Internet of Things (secondo uno studio realizzato da GrowthEnabler & MarketsandMarkets).

Grazie all’Internet of Things, inoltre, le città potranno ottenere tutta una serie di applicazioni innovative e altamente sviluppate come l’edge computing, la blockchain, il machine learning, i droni e l’intelligenza artificiale che avranno una crescita esponenziale in tutto il 2018 e riusciranno ad essere elementi dominanti ed essenziali per le smart cities del futuro.

Oltre all’Iot, IHS ha individuato altri tre punti importanti per la riuscita del progetto di trasformazione delle città: la piattaforma, le risorse finanziarie e l’integrazione tra le abitazioni e l’ambiente digitale; per quanto riguarda la piattaforma, questa potrà avere un ruolo chiave per le smart cities per il raggiungimento di un’elevata efficienza e innovazione della cultura digitale.

Le risorse finanziarie, invece, potranno essere sufficienti per il processo di modernizzazione e trasformazione cittadina grazie all’ottimo funzionamento della partnership tra pubblico e privato, secondo ricercatori ed esperti. L’integrazione tra abitazioni e ambiente digitale, infine, dovrà raggiungere uno sviluppo sempre più ampio tanto da ottenere una stima economica del valore di 53 miliardi di dollari nel 2022.

Tutto questo progresso tecnologico delle smart cities, quindi, deriva dall’iperconnessione che caratterizza la società attuale e dall’utilizzo della piattaforma urban cloud, che riesce a convergere al suo interno tutti i dati provenienti dai tantissimi oggetti intelligenti presenti sul territorio urbano e permettere alle città di restare al passo con i tempi.