Lo smart working continua a diffondersi tra le grandi aziende

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Che lo smart working sia una nuova forma di lavoro e che si stia diffondendo tra le imprese italiane è ormai un dato di fatto; la possibilità di lavorare da casa (mantenendo gli stessi diritti dei dipendenti in sede), di risparmiare sui costi di energia degli uffici aziendali (per le minori unità presenti), di avere maggiore flessibilità e un aumento della produttività sono tutti elementi che stanno convincendo massimi dirigenti e lavoratori a ricercare e assumere sempre più persone con contratti smart.

L’ultima, in ordine cronologico, che ha deciso di adottare lo smart working all’interno della propria organizzazione è una nota azienda che produce surgelati in tutta Italia: la Findus. Volendo essere precisi quella dell’impresa sarà soprattutto una sperimentazione per capire se il “lavoro agile” (così viene italianizzato lo smart working) possa funzionare dando buoni vantaggi anche nel lungo termine.

Anche la Findus decide di adottare il lavoro agile

La sperimentazione partirà dalla sede di Roma, dove sono stati scelti circa cento dipendenti del settore marketing che fungeranno da “cavia” ritrovandosi a lavorare da casa almeno una volta a mese. Ad oggi l’azienda non ha comunicato una data entro la quale dichiarare la prova terminata e quindi questa continuerà fin quando i titolari non prenderanno una decisione in merito.

L’obiettivo, comunque, è quello di permettere ad un numero maggiore di dipendenti la possibilità di lavorare con contratti smart e di incrementare anche i giorni in cui si troveranno a svolgere le proprie funzioni comodamente da casa. Per ora, secondo un comunicato ufficiale dell’impresa, i cento “campioni” avranno a disposizione un personale smartphone e un computer portatile (per le video conferenze) che permetterà loro di operare tramite connessione remota.

La scelta di puntare sullo smart working o comunque tentare di percorrere questa nuova strada deriva dal successo che questa nuova forma di lavoro sta riscuotendo in Italia e in tutto il mondo; anche il direttore generale delle risorse umane e legale di Findus Italia e di Nomad Foods Sud Europa, Valerio Vitolo, ha confermato l’innovazione che sta portando il lavoro agile nell’imprenditoria e che quest’ultimo rispecchia in toto quelli che sono i loro valori.

La sperimentazione, inoltre, permetterà all’azienda di formare i dipendenti e i dirigenti circa quelli che sono i probabili rischi (derivanti dallo smart working), attribuirà maggiori responsabilità a tutti i lavoratori, fornirà le informazioni sulla sicurezza e creerà maggiore fiducia all’interno dell’organizzazione. I vantaggi, se tutto funzionerà come si spera, potranno essere molteplici sia perché saranno abbattuti i “tempi morti” per lo spostamento da casa a lavoro e sia, come sottolineato dal direttore risorse umane, perché ne gioverà la sostenibilità dell’ambiente.

Vitolo, ancora, ha precisato che lo smart working farà parte di un progetto che si chiama FinduSmart realizzato per migliorare e rendere ancor più solido il legame di fiducia che intercorre tra i dipendenti e l’impresa; il lavoro agile, quindi, calza a pennello per la Findus perché ha tra i benefici proprio la crescita del rapporto fiduciario tra due o più parti.

Il progetto presenterà ai dipendenti: piani di formazione; ottimizzazione dei meeting all’interno dell’azienda; aumento della flessibilità degli orari, di entrata e di uscita, che saranno raddoppiati (passando dai canonici 45 minuti previsti a 90); possibilità di sviluppo nella carriera di ogni lavoratore; razionalizzazione della posta elettronica per migliorarne l’impiego e, infine, ci saranno tutta una serie di eventi che serviranno per rendere piacevole e multifunzionale la giornata di lavoro dei dipendenti in sede (come vari aperitivi o la possibilità di usufruire del servizio lavanderia).

Findus spera che con questa nuova forma di lavoro possa, dunque, ottenere i benefici che lo smart working sta realizzando nei vari settori aziendali; la maggiore preoccupazione sta nella risposta che daranno i propri dipendenti al riguardo nonostante, valutando recenti indagini statistiche, pare che in generale i lavoratori siano soddisfatti dello sviluppo dei contratti smart.

Nell’indagine compiuta dall’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, ad esempio, si evince che il 50% del campione intervistato è pienamente favorevole a lavorare da casa grazie allo smart working e soltanto l’1% (percentuale irrisoria) non ne giova e lo attacca; tra i dati, che segnalano più di 300.000 dipendenti convertiti al lavoro agile, c’è un ulteriore 34% che afferma di aver migliorato anche il rapporto di lavoro con colleghi e dirigenti delle aziende all’interno delle quali lavorano.

Per Findus, quindi, la scelta di sperimentare lo smart working pare potrà avere i risultati che i massimi dirigenti sperano e potrà essere da ulteriore spinta per quelle imprese che, invece, sono ancora titubanti di fronte a questa nuova forma di lavoro.