Smart Working: cosa c’è da sapere e cosa cambierà.

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smart working pubblica amministrazione

Lo Smart Working sta diventando un’espressione sempre più utilizzata nel nostro linguaggio quotidiano. Ma, effettivamente, cosa si intende quando si parla di Smart Working? Perché è così importante per la ripresa economica delle aziende? È perché ha un ruolo fondamentale nella vita dei lavoratori?

Lo Smart Working viene definito come “una modalità flessibile di lavoro subordinato, che può essere svolto in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, utilizzando strumenti tecnologici, seguendo gli orari previsti dal contratto di riferimento e prevedendo l’assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti all’esterno dei locali azienda”.

Sulla base di questa definizione, è facilmente intuibile come lo Smart Working non sia quindi solo un nuovo modo di lavorare, che, sicuramente, permette un maggior equilibrio tra qualità della vita e produttività individuale, ma è anche, inevitabilmente, il risultato di un uso e di competenze appropriate dell’innovazione tecnologica, volta a favorire strategie che hanno come obiettivo l’integrazione e la collaborazione tra le persone, più in particolare, e tra le organizzazioni, più in generale.

La questione dell’importanza dello Smart Working, non riguarda però esclusivamente il settore privato delle Industrie, ma anche il settore pubblico, come espresso dalla legge entrata in vigore a giugno 2017, 81/2017 (Jobs Act sul lavoro autonomo), che disciplina, appunto il lavoro agile in Italia.

Anche le stesse istituzioni si stanno rendendo conto dell’importanza che assume la possibilità di attuare delle politiche di lavoro basate proprio sullo Smart Working, quindi che garantiscano maggiore flessibilità su tempi e luoghi dei lavori attraverso il supporto delle sempre più innovative tecnologie digitali, come testimoniato anche dalle ricerche sulla qualità del lavoro e work-life balance.

Come accennato precedentemente, sull’aspetto legislativo dello Smart Working, in Italia, si sta iniziando a legiferare proprio in merito a questo argomento: il 10 maggio 2017, il Senato della Repubblica ha infatti approvato in via definitiva il testo del Disegno di legge AC. N. 2233B che legifera sullo Smart Working, definito, nella stessa legge, “l’articolazione flessibile nei tempi e nei luoghi del lavoro subordinato”.

È vero, il legislatore si è concentrato sul tema dello Smart Working dal punto di vista dei luoghi e degli spazi dedicato allo svolgimento del proprio lavoro, ma, quando si parla di questo argomento, non vi è dubbio che si stia pensando a nuove leggi in termini di gestione dei dipendenti e dei flussi di lavoro, delle comunicazioni e delle filiere, nonché dell’importanza fondamentale delle nuove tecnologie.

Infatti, quando si parla di digital transformation nei luoghi di lavoro si pensa anche all’utilizzo di tecnologie avanzate per connettere spazi, persone, oggetti ai processi di business, con l’obiettivo di aumentare la produttività e coinvolgere persone e gruppi di lavoro nel processo di innovazione.

Lo Smart Working, sintetizzando, è quindi una nuova dimensione del lavoro che, da un lato, avvantaggia la produttività individuale e la stabilità operativa del lavoratore (e quindi del business), e, dall’altro lato, permette una notevole flessibilità rispetto allo svolgimento del proprio lavoro.

La grande innovazione sta nell’aver capito l’importanza di cambiare i concetti di utilizzo del tempo e dello spazio per facilitare lo sviluppo di nuove impostazioni di lavoro sempre più efficaci ed efficienti.

Per cui, lo sviluppo dello Smart Working porta con sé inevitabilmente anche un processo di innovazione culturale. Emanuele Madini, Associate Partner di P4I – Partners4Innovation – sostiene che: «Lo Smart Working presuppone un profondo cambiamento organizzativo e culturale necessario per superare modelli di organizzazione del lavoro tradizionali. Restituire alle persone una maggiore flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari di lavoro e degli strumenti da utilizzare per svolgere le proprie attività lavorative significa creare organizzazioni più flessibili, introdurre approcci di empowerment, delega e responsabilizzazione delle persone sui risultati, favorire la crescita dei talenti e l’innovazione diffusa».

L’affermazione sul mercato dei nuovi strumenti tecnologici (lo smartphone, il pc, i tablet e così via) e il fatto che ormai tutti posseggano almeno uno di questi strumenti, ha favorito l’apprendimento spontaneo nelle persone, che oggi arrivano nei posti di lavoro con un livello di conoscenza tecnologico più che appropriato.

Attraverso questi strumenti le persone possono lavorare, comunicare tra loro e rimanere connessi sempre. Inoltre, gli italiani oggi comunicano proprio attraverso questi strumenti, sia che siano personali che aziendali. Una priorità delle aziende è, quindi, diventata quella di definire le politiche di gestione rispetto alla pluralità di dispositivi fissi e mobili utilizzati, garantendo sicurezza e privacy delle informazioni.

Dunque gestire la mobility è il primo passo delle aziende che vogliono impostare un sistema di lavoro basato sullo Smart Working: secondo le cifre dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, il lavoro dei dipendenti che godono di una maggiore flessibilità è molto più produttivo della qualità dei dipendenti sempre in ufficio.

Questo dato è indice di come il lavoro agile promuova la produttività individuale a prescindere dal fatto di essere sempre presenti nei propri uffici, ed inoltre favorisce anche una riduzione delle assenze.