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L’avvento dello smart working, in Italia, ha riscosso subito un più che discreto successo, visti i vantaggi che ne derivano sia per i dipendenti (che possono lavorare da casa per le aziende, e non solo) sia per le imprese (che hanno costi minori da sostenere, vista la quantità numerica ridotta di lavoratori in sede).

Tuttavia, data l’approvazione recente del Senato (maggio 2017), che ha riconosciuto lo smart working con un quadro normativo ben definito, si tende a confondere questa pratica del lavoro da svolgere a casa, con il telelavoro.

Il telelavoro, infatti, può sembrare molto simile allo smart working in quanto è una modalità di lavoro che non necessita della presenza del lavoratore nella sede aziendale per svolgere le sue funzioni e, a differenza del “lavoro agile”, con il telelavoro il dipendente non ha alcun obbligo di presenza in azienda, cosa che nello smart working è necessaria in parte per non far decadere il contratto (infatti la normativa dice che le funzioni dovranno essere svolte parte in azienda e parte al di fuori di essa).

Sicuramente entrambe le pratiche permettono di cercare lavori che si possono fare da casa, aziende che offrono lavoro a domicilio ed oggi queste imprese stanno aumentando; considerando che non ci sono rischi di truffe, in quanto chi lavora online da casa ha gli stessi diritti di un dipendente che si trova in sede, le offerte di lavoro vengono prese in considerazione con meno diffidenza.

E’ importante, quindi, capire sia come si svolgono queste pratiche lavorative, ad esempio andando a comprendere come deve essere una tipica postazione di lavoro per home working, sia quali sono gli obiettivi che bisogna raggiungere (da una parte e dall’altra).

Per analizzare questi aspetti, partiamo proprio dal principio analizzando la normativa del telelavoro e quella dello smart working, che ci permetterà di separare (e accomunare, in alcuni punti) le due modalità lavorative e di non creare confusione in chi decide di trovare (attraverso i motori di ricerca, le applicazioni e tanti altri metodi di screening) quelle aziende che danno lavoro da svolgere direttamente a casa propria.

Partiamo dalla normativa del telelavoro; questa, istituita nel 2002 ma arrivata in Italia soltanto dal 2004, ci dice che il telelavoro viene svolto lontano dagli uffici dell’azienda (quindi, come ripetuto, da casa) e non rientra nella categoria di contratti atipici, in quanto è una modalità di prestazione lavorativa.

Inoltre, il telelavoro può essere modificabile, nel senso che titolare dell’azienda e dipendente possono decidere (soltanto se entrambi le parti son d’accordo) di continuare con questa pratica o fissare il rapporto di lavoro nella modalità standard (quindi con lavoro in ufficio).

Gli obblighi e i diritti devono essere uguali sia per il dipendente che svolge le proprie funzioni in loco sia per quello che lavora da casa con internet (in quanto è fondamentale avere una connessione da casa).

Per quanto concerne la normativa dello smart working, invece, possiamo affermare che il “lavoro agile” è una pratica di lavoro subordinato, che prevede un’alternanza dello svolgimento delle funzioni lavorative in loco e direttamente nel luogo di residenza (lavoro con internet da casa, senza obbligatorietà di postazione fissa), che comporta gli stessi diritti e gli stessi doveri (che sia per il dipendente che sia per il titolare dell’azienda) di un qualunque lavoratore messo sotto contratto da quella, piuttosto che, un’altra impresa privata.

Adesso è giusto passare all’aspetto dell’inserimento dati che è, inevitabilmente, una delle maggiori funzioni svolte dai dipendenti in telelavoro o smart working; infatti un funzionario dell’inserimento dati, si occupa della gestione di tutti quegli aspetti che riguardano dati, numeri, informazioni delle varie aziende, tenendoli sempre aggiornati attraverso una banca dati.

Ad oggi, al netto di quelle che sono le responsabilità e le abilità che un lavoratore deve avere, in tema di inserimento dati con il telelavoro o lo smart working , possiamo precisare che non sono richieste particolari competenze o esperienze (per quanto alcune imprese potrebbero preferire pregressi lavori in quest’ambito) e, ad oggi, ci sono quasi 500 annunci di lavoro, da parte di aziende private, alla ricerca di lavoratori di inserimento dati.

Sicuramente lavorare da casa grazie allo smart working, o al telelavoro, è qualcosa che sta davvero “rivoluzionando” il mondo delle aziende, quello dei lavoratori e tutto ciò che li circonda e se il primo possiamo definirlo come un’evoluzione del secondo, dobbiamo completare il quadro precisando che le funzioni svolte (ovvero il lavoro svolto da casa con il pc, al 100% e non) non sono l’unica differenza tra le due pratiche; ci sono, infatti, anche l’elencazione degli strumenti che il lavoratore utilizza (che devono essere precisati in ambito di smart working), la precisazione delle ore di riposo che il dipendente dovrà seguire (nonostante lavori da casa) e capire quale sarà il peso che avrà il titolare nel controllo sul dipendente in smart working.

Prima di chiudere vogliamo soffermarci ancora sul “lavoro agile” in quanto se il lavoro viene monitorato nel tempo, per capire come si evolve, è grazie ad uno studio di ricerca che va avanti ormai da più di 5 anni grazie ad un Osservatorio smart working; questo osservatorio, infatti, si propone proprio lo studio del lavoro, in ottica smart, per capire come andare sempre più incontro a questa pratica, analizzandone le giuste metodologie e organizzazioni che potranno permettere di rendere questa modalità di lavoro sempre più una macchina perfetta.