Smart working nell’era dell’Industria 4.0

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smart working nell'era dell'industria 4.0

Nei tempi dell’Industria 4.0 anche le modalità lavorative sono ormai prossime al cambiamento. Perché si parla sempre più spesso di smart working? In che cosa consiste? Quali sono i vantaggi per i datori di lavoro ed i lavoratori? Come sta cambiando il nostro modo di intendere il lavoro?

Cos’è lo smart working? Per rispondere a questa domanda bisogna partire dal concetto di telelavoro. Con questo termine si intende un modo nuovo ed innovativo di lavorare, che prescinde dalla localizzazione geografica dell’impresa o dell’azienda, e che viene portato avanti grazie all’uso degli strumenti informatici e telematici. Il telelavoro porta flessibilità sia nella progettazione del lavoro, che nelle modalità di svolgimento.

Alla fine del 2014 è stata avanzata nel nostro paese una proposta di legge formulata appositamente per rilanciare il telelavoro ed offrire una più elevata flessibilità. È in questa relazione che viene introdotto il termine inglese “smart working”.

La proposta è stata rilanciata successivamente nella Legge di stabilità (2016), collegata alla riforma del Jobs Act, in cui lo smart working viene definito come “una modalità flessibile di lavoro subordinato, che può essere svolto in parte all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno, utilizzando strumenti tecnologici, seguendo gli orari previsti dal contratto di riferimento e prevedendo l’assenza di una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti all’esterno dei locali azienda”.

Ecco quindi che cos’è lo smart working. L’obiettivo che si prefigge lo smart working (che è rivolto tanto al privato quanto al pubblico) è quello, sicuramente, di potenziare la produttività ed al tempo stesso di favorire l’organizzazione dei tempi vita-lavoro (ad esempio per chi ha figli) cercando di tenere a bada lo stress, mantenendo le agevolazioni fiscali e contributive però anche per questa formula d’impiego. Il lavoro così impostato permetterebbe di migliorare anche la qualità di vita del dipendente, con la possibilità di attrarre talenti in tutte le aziende.

Ma va precisato che ci sono alcuni professionisti che svolgono la maggior parte del proprio lavoro al di fuori del perimetro aziendale: basta pensare, ad esempio, a chi svolge occupazioni di manutenzione di impianti, attività di rappresentanza, o ancora, più banalmente, di consegna merci.

La grande novità che introduce lo smart working è quella di consentire anche a chi svolge lavori di ordine amministrativo di portare a termine una parte dei propri compiti presso luoghi esterni alla sede della propria azienda, come la propria casa oppure in movimento grazie all’uso di computer e altri dispositivi informatici.

Le figure professionali che fino ad ora hanno sfruttato la possibilità della flessibilità sono state sicuramente manager, dirigenti, o figure che non hanno una postazione fissa, come i commerciali.

Lo smart working si può considerare anche come un modo per tenere a bada i costi delle aziende, partendo senza dubbio dalle sedi aziendali con le loro spese annesse, si pensi ai costi energetici, alla climatizzazione, alle mense ed anche alle pulizie.

Una delle preoccupazioni principali da parte di molti, quando si parla di smart working, è “Si deve essere sempre raggiungibili per il proprio datore di lavoro?” Diverse grandi imprese francesi e tedesche – Volkswagen, Bmw, Henkel, Axa France, Orange –  hanno già raggiunto alcuni accordi per evitare questa questione, che è stata definita dell’always on, tanto che in Francia si sta parlando di introdurre il diritto alla disconnessione nella legislazione lavorativa. Il tema è molto attuale ed estremamente delicato, per cui non può essere lasciato alla improvvisazione.

È quindi necessario che le parti (dipendenti e datore di lavoro) definiscano insieme delle fasce orarie di disconnessione, altrimenti il rischio è che il lavoratore sia costretto ad essere sempre connesso e sempre raggiungibile.

Come si fa ad inserire un assetto impostato sullo smart working nelle imprese? Per iniziare tipologie di lavoro smart working in una qualunque azienda “è necessario considerare innanzitutto le proprie specificità interne e cercare una coerenza con gli obiettivi e la strategia di business, per poi trovare equilibri che vanno incontro alle esigenze e alle aspirazioni delle persone, sfruttando al meglio le opportunità dei nuovi strumenti digitali”, afferma Fiorella Crespi, Direttrice dell’Osservatorio Smart Working. “Servono la condivisione dei lavoratori rispetto a strategia, valori, obiettivi e performance, un nuovo approccio dei manager, da “controllori” a leader degli obiettivi, il supporto alle persone per decidere autonomamente le modalità con cui svolgere le proprie attività.

Le organizzazioni che hanno intrapreso questo cammino sono sempre di più, ma non esiste un’unica ricetta per tutti: il percorso deve tenere considerare i reali obiettivi e i diversi punti di partenza”. “I responsabili devono saper organizzare strategie di gruppo. Solo così si ottengono vantaggi per lavoratori e aziende” sottolinea la direttrice di Asstel, Laura di Raimondo.