Smart working: alla scoperta del significato e dei vantaggi

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In Italia si sta sviluppando, in seguito al disegno di legge AC. n. 2233 B approvato dal Senato il 10 maggio 2017, lo smart working. Tuttavia, visto il recente via libera, ancora non è molto chiaro l’argomento e in molti si chiedono cosa significa smart working; bene, in questo articolo cercheremo di spiegare esattamente in cosa consiste, le regole da rispettare, le finalità e tutto ciò che può darci un quadro chiaro e generale sull’argomento.

Per smart working si intende, tralasciando quella che è la legge composta da 26 articoli (a loro volta suddivisi in capi che trattano diversi argomenti), quella possibilità di un dipendente aziendale di svolgere parte delle sue funzioni in un luogo che non sia necessariamente quello lavorativo; infatti se traduciamo il termine ne deriverà “lavoro agile” un impiego, quindi, pratico che non è legato ad un luogo ben  preciso, che non segue un orario definito ma che punta tutto sulla qualità.

Un lavoratore, quindi, potrà operare direttamente da casa (ad esempio) purché svolga le sue funzioni correttamente. Questa pratica è utilizzata tantissimo negli Stati Uniti e ora, finalmente, ha un disegno chiaro anche in Italia.

Lavorare da casa per le aziende, significa avere dei vantaggi non di poco conta; basti pensare alla sede dell’impresa, nella quale lavorano i vari dipendenti, che necessita di determinati elementi (dall’illuminazione al materiale tecnico, dai servizi igienici alla mensa, senza dimenticare il riscaldamento nei mesi freddi e la climatizzazione in quelli caldi) che comportano costi non indifferenti.

La riduzione del numero di lavoratori in sede, di conseguenza permette di abbattere gran parte di questi costi (o comunque di ridurli in proporzione al numero di persone presenti).

Secondo alcuni dati del Politecnico di Milano, in Italia ci sono più lavoratori del Nord a scegliere un tipo di lavoro Smart working e in totale (analizzando tutta la penisola) soltanto il 7% sceglie di lavorare da casa; questi dati, però, confermano anche che il fenomeno è in crescita e che il 40% l’anno è sempre più interessato al lavoro agile.

Chiaramente se l’azienda ha dei vantaggi, ci si domanda anche quali siano quelli dei lavoratori (che in gergo sono definiti smart workers); sicuramente il primo vantaggio è che lo stipendio non è differente dai lavoratori d’ufficio, perché la normativa prevede il principio di parità di trattamento (ovvero non devono esserci differenze tra il lavoratore in sede e quello smart).

Inoltre lo smart workers avrà diritto ad un orario lavorativo ben preciso, concordato con il titolare dell’azienda alla firma del contratto (e modificato, eventualmente, sempre su accordo di entrambe le parti), in modo tale che anche lavorare da casa non voglia dire essere necessariamente disponibili nell’arco di tutta la giornata.

La legge, tuttavia, ha delle regole ben precise che devono essere seguite (per non far decadere il rapporto di lavoro); infatti dal 15 novembre 2017 potranno, e dovranno, essere comunicati telematicamente al Ministero del lavoro e delle politiche sociali gli accordi tra titolare e dipendente per l’inizio dello smart working.

Stipulato l’accordo, questo dovrà seguire una serie di passaggi: la durata (precisando se il contratto sarà a tempo determinato o indeterminato); il potere di controllo e disciplinare (precisando quali saranno le procedure di controllo sulle prestazioni); il preavviso (specificando che il dipendente ha diritto a recedere dal contratto con un preavviso di almeno 30 giorni e di 90 se con una disabilità) e infine il come e quando (che indica la presenza del lavoratore in un ambiente esterno a quello aziendale per lo svolgimento delle proprie funzioni).

Per quanto riguarda, inoltre, l’aspetto pratico legato allo smart working e alle offerte di lavoro, possiamo dire che oggi ci sono molte aziende che stanno decidendo di assumere con questa modalità proprio perché, come abbiamo visto, ne derivano dei vantaggi da ambedue le parti e quindi la nuova normativa ha sicuramente dato una svolta per l’Italia in ambito lavorativo.

Spesso, però, molti lavoratori sono “spaventati” dall’idea di lavorare da casa in quanto temono possa esserci la truffa dietro l’angolo, che possano essere “sfruttati” e malpagati dalle aziende, ma possiamo dire che oggi non è più così, ed è per questo che il Senato ha deciso di far diventare legge lo smart working, proprio per tutelare i dipendenti.

Per coloro che, invece, decidono di lavorare fuori dall’azienda ma vogliono comunque “condividere” uno spazio, del tempo, insieme ad altri colleghi (o comunque lavoratori) esiste quello che viene definito co-working; in pratica si tratta di luoghi, esterni a quelli di lavoro, nei quali si riuniscono i vari smart workers “affittando” letteralmente una scrivania (in zone nelle vicinanze della propria residenza, generalmente); l’affitto varia dai 25 euro giornalieri fino ai 300 euro mensili (in base alla propria volontà di lavorare da casa o meno).

In Italia ci sono diverse regioni che sono molto ben attrezzate al riguardo; tra queste spicca sicuramente Milano che presenta oltre 60 postazioni adibite a co-working, mentre Roma e Torino completano il podio, seppur in quantità decisamente più ridotta (22 e 15 postazioni nello specifico).

Chiudiamo precisando che per comunicare al Ministero l’accordo tra titolare e dipendente dell’inizio di attività smart working è necessario avere le credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) e quelle sul titolare che possono essere reperite attraverso il portale cliclavoro.gov.it Senza queste credenziali non sarà possibile inserire l’accordo e di conseguenza iniziare l’attività lavorativa seduti comodamente (se si vuole) dalla scrivania di casa.