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Sold out mascherine a cinquanta centesimi

Nella conferenza, a reti unificate, del 26 aprile il premier Conte, illustrando i punti cardine del nuovo DCPM, attivo dal 4 maggio e riguardante la “Fase 2” dichiarò: “Abbiamo sollecitato il commissario Arcuri affinché venga fissato il prezzo di mercato delle mascherine, si tratta di un prezzo equo che abbiamo posto a 0,50 centesimi di euro per ogni mascherina chirurgica”.

Sul tema delle mascherine nel nuovo decreto legge, all’articolo 3, che riguarda le misure di prevenzione e informazione, viene spiegato che per contenere la diffusione del Coronavirus bisognerà “usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi confinati aperti al pubblico inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento del distanziamento fisico”.

 

Sempre il 26 aprile il premier Conte, annunciò il taglio dell’Iva sulle mascherine, in virtù del fatto che le stesse sono un bene indispensabile nella lotta al Covid-19.

Sono durate poche ore

Arrivate nelle farmacie (non in tutte) in netto ritardo rispetto all’inizio della fase 2, le famose mascherine a cinquanta centesimi sono finite in poche ore.
I dispositivi di protezione individuale a prezzi calmierati ancora non sono stati consegnati nelle principali città italiane, ma anche nei piccoli centri dove sono arrivati sono finiti nel giro di poche ore.
Non ha retto alla prova neanche Roma, una città importante in questa prima fase della distribuzione. Mascherine a cinquanta centesimi svanite dai magazzini nel giro di poche ore.

Il presidente di Federfarma Marco Cossolo, ha dichiarato: “Nella quasi totalità delle farmacie dove sono state consegnate a prezzo calmierato, per esempio a Roma, le mascherine chirurgiche sono già finite. Non sono state ancora consegnate in altre grandi città come Milano e Torino e c’è ancora stallo sulla carenza di mascherine. I farmacisti sono disponibili alla vendita, ma le ingenti quantità promesse, affinché queste ultime fossero nella disponibilità delle farmacie, purtroppo non sono arrivate”.

Arcuri: ‘La colpa è di farmacie e distributori’

La colpa non è mia ma di distributori e farmacisti”, si è difeso Arcuri.
Le farmacie non hanno le mascherine perché due società di distribuzione hanno dichiarato il falso non avendo nei magazzini i 12 milioni di mascherine che sostenevano di avere“. “L’unica mia ‘colpa è di non aver voluto ‘sanare mascherine prive di autorizzazioni che i responsabili della distribuzione avrebbero voluto mettere in commercio“.

Non è vero che i farmacisti ci avrebbero rimesso o ci starebbero rimettendo perché ai distributori è stato comunque garantito un rimborso per dispositivi acquistati prima della definizione del prezzo a 0,50 centesimi. L’unica evidente verità è che non essendo in grado di approvvigionarsi delle mascherine, adesso provano a scaricare le loro responsabilità sul Commissario. Oppure, peggio ancora, aumentando il prezzo”.

Iva sulle mascherine, Codacons all’attacco

Il Codacons, ha realizzato “una elaborazione sui guadagni delle casse statali garantiti dalla mancata eliminazione dell’ Iva sulle mascherine” e ha  presentato un esposto ai presidenti di Camera e Senato contro il Governo per abuso della credulità popolare.

Secondo l’associazione dei consumatori, “ipotizzando un fabbisogno pari a 40 milioni di mascherine chirurgiche al giorno vendute al pubblico a un prezzo rispettivamente di 0,61 euro, l’ Erario incassa ogni giorno circa 4 milioni di euro grazie all’ Iva sulle mascherine, circa 50 milioni di euro complessivi dal 4 maggio ad oggi. Cifra che cresce esponenzialmente per ogni giorno di ritardo nel taglio dell’ Iva”.

Questo determina una sorta di “furto di Stato”, perché da un lato i cittadini sono obbligati per legge o per paura a comprare ed indossare le mascherine, dall’altro lo Stato lucra su tale obbligo/necessità.
Per tale motivo chiediamo al Governo di restituire alla collettività l’Iva incamerata, sottoforma di bonus alle famiglie più bisognose o prestiti a fondo perduto alle imprese in crisi – conclude Carlo Rienzi, il presidente Codacons.

Non ho l’ardire di dire chi ha ragione, il Commissario Arcuri e il premier Conte da una parte, Federfarma, i distributori e i farmacisti dall’altra ma, consentitemi una riflessione.
In tutta questa “bagarre” due cose mi sono chiare: la prima è che le mascherine sono uno strumento indispensabile per proteggersi dal contagio del Coronavirus; la seconda è che lo Stato fa molto proselitismo.