Soldatini e carillon: quando i giocattoli diventano “Smart”

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Soldatini e carillon, vaghi ricordi di un’infanzia assai lontana, memorie di una fanciullezza pura, semplice, ingenua e spensierata; un’infanzia ricca di simpatiche filastrocche, di divertenti passatempi e di fantasiosi giochi che risultano, ormai, tristemente annebbiati dal fitto e grigio alone della più attuale, spettacolare ed arida tecnologia. Un’infanzia che, seppur vissuta tra le ovvie problematiche di un’epoca sicuramente più povera, poteva contare su di una spiccata genuinità e compensare con una ricchezza spirituale ben superiore a quella materiale.

Un’infanzia che poteva fare affidamento su di una sicurezza familiare quasi inviolabile, una sicurezza che poteva, d’altronde, appartenere unicamente ad un contesto autentico e totalmente al riparo dalle complessità e dai tipici artifizi di una società difficile e compromessa dai numerosi intrighi high-tech come la nostra.

Pallottolieri, trenini, bambole di stoffa e piccole automobili erano giochi semplici eppure importanti e nella loro semplicità rappresentavano comunque un traguardo considerevole; giochi comperati con fatica, se non addirittura costruiti a mano. Niente era dato per scontato, nulla veniva consegnato ad un bambino con la leggerezza e l’intento liberatorio di chi affida ad un mezzo ludico spettacolare probabilmente le proprie veci o le proprie mancanze.

Erano giocattoli semplici eppure perfettamente utili, anche e soprattutto, in termini pedagogici, in grado di sviluppare e potenziare immaginario, creatività ed anche competenze ed attitudini dei bambini che vi interagivano.

Ma cosa accade oggi? Purtroppo, oggi ad un bambino si consegna un tablet o addirittura uno smartphone, la scusa è sempre quella “tanto è un gioco didattico” e probabilmente lo è davvero, tuttavia, questa fiducia nel mezzo tecnico ha degenerato al punto tale da arrivare ad innescare negli stessi bambini il desiderio di giocattoli sempre più complessi e tecnologici.  Regalare ai bambini non più semplici robottini o bambole parlanti ma vere e proprie entità tecnologiche in grado di captare dati ed informazioni è l’infelice caso oltre che il dato più allarmante.

Sono trascorsi, infatti, solamente pochi mesi dall’ultimo, spaventoso e surreale episodio di una madre che ha potuto, fortunatamente, sventare un diabolico piano ad opera di un pedofilo intromesso nella linea radio dei walkie talkie giocattolo delle due figlie. Erano solamente walkie talkie versione “light”, semplici radioline giocattolo in grado di trasmettere messaggi vocali a distanza di pochi metri, eppure la tragedia era tanto impensabile quanto vicina.

Sono facilmente deducibili, a questo punto, i rischi ed i pericoli scaturiti dai giocattoli “troppo” interattivi. Le bambole ed i robot di oggi non si limitano, infatti, alla riproduzione di determinati messaggi random o alla mera esecuzione di determinate frasi programmate in maniera tale da rispondere sensatamente a determinati input esterni; i giocattoli di oggi sono veri e propri pericoli in casa mascherati di tenero e soffice rosa, delle vere e proprie entità tecnologiche che non hanno nulla a che vedere con le ben più innocue bambole assassine dei più spaventosi film horror.

I giocattoli in questione, i cosiddetti Smart toys, sono delle vere e proprie minacce, delle piccole spie portate nella propria casa di assoluta e spontanea volontà. Chi direbbe, infatti, che dietro due languidi occhioni possano celarsi dispositivi in grado di registrare voci, captare dati e reperire informazioni di bambini e famiglie intere o, ancor peggio, di assorbire dati sensibili, personali e di recapitarli direttamente a dei server non potetti a sufficienza o addirittura non protetti per nulla? Chi direbbe che intere fonti ed informazioni possano essere messe a disposizione di tutti, compreso i peggiori malintenzionati, attraverso dei semplici robot?

Quel che raccontano i bambini quando parlano ai propri amichetti tecnologici o  quando si confidano con le proprie bambole o con i più divertenti pupazzetti non resta più tra le mura di una decoratissima cameretta;  nulla resta più un semplice e dolce segreto custodito tra un bambino ed un affettuoso pupazzo inanimato; tutto quel che vien detto o rivelato viene direttamente catapultato ed immesso, attraverso una connessione web all’interno del “dispositivo”, a determinati e pericolanti, oltre che pericolosi, server che offriranno, di conseguenza, la possibilità ad ogni pirata informatico in circolazione di appropriarsi di interi pacchetti di dati contenenti anche nome, età e posizione geografica del proprio bambino.

L’hacking di tali informazioni è un pericolo assai concreto, lo stesso 6 dicembre è stato segnato dalla vera e propria insurrezione di numerose associazioni di consumatori americane intervenute tenacemente per il ritiro dal mercato e dai toys store di alcuni giocattoli colpevoli di trasferire le informazioni dei propri figli a dei server appartenenti a case produttrici di giocattoli che ne dichiaravano, addirittura, l’assoluto possesso dal momento dell’avvenuta ricezione.

La grave e recente notizia di una falla nella linea di alcuni cuccioli interattivi che esponeva, attraverso un server non protetto, i dati di 800.000 persone circa alla mercé dei numerosi pirati informatici di passaggio ha innescato, inoltre, ben più duri e complessi meccanismi.

La rabbia ed il malcontento di un elevato numero di genitori generato da tale violazione ha, infatti, attivato ed azionato innumerevoli proteste ed azioni che hanno posto, soprattutto luce, sulla necessità di intervenire e battersi sia per la salvaguardia della privacy che per la tutela dei bambini…propri e non.

La questione dal punto di vista legale non è, infatti, di poca importanza; questi giocattoli, anzi, questi smart toys per bambini, purtroppo, non rispettano le norme di sicurezza ed innescano veri e propri meccanismi di violazione della privacy.

La privacy in internet, così come nei giochi interattivi, dovrebbe, sempre e ad ogni costo, essere tutelata; la violazione della privacy è, infatti, un reato a tutti gli effetti, la vera e propria inosservanza di quel che risulta un importante, oltre che fondamentale, articolo del codice penale la cui trasgressione può avere duri risvolti sia amministrativi che penali.

Dalle minacce dell’Internet of things agli indicibili pericoli dell’Internet of toys! Questi giocattoli, seppur dotati di intelligenza artificiale, sono, dunque, tanto pericolosi ed abbastanza nocivi da risultare, a partire dal 17 febbraio, ufficialmente banditi dall’Agenzia federale tedesca delle telecomunicazioni.

Il ritiro dagli scaffali ad effetto immediato di tali prodotti dovrebbe, dunque, dirla lunga sulle gravità di tale situazione, sulla necessità di rivalutare e riconsiderare quel che si progetta, quel che si compra e, soprattutto, quel che si regala a dei bambini.

D’altronde, è risaputo, il progresso è un termine estremamente astratto e, soprattutto, non è sempre positivo.

Serena Giorgio è nata a Napoli nel 1986. Laureata alla Facoltà di Antropologia con 110 e lode e Giornalista Pubblicista regolarmente iscritta all’Ordine, vanta numerose collaborazioni con quotidiani, testate online ed emittenti televisive fondamentali per il panorama giornalistico partenopeo e campano. Scrittura, Video Editing, Letteratura ed Enogastronomia sono soltanto alcune delle sue intense passioni; vere e proprie storie d’amore che hanno rispecchiato a pieno la sua formazione, le sue specializzazioni e le sue attività lavorative. Autrice di numerosi testi e trattati circa la Storia della Musica e l’Antropologia dell’Alimentazione; Serena ha curato anche numerose attività di produzione e post produzione per importanti docu-fiction di carattere nazionale. Un saggio aforisma sostiene “Fai quello che ami e non lavorerai un solo giorno della tua vita”. Per sillogismo aristotelico, dunque, Serena non lavora... Serena ama.