L'Ingv ha ricostruito in 3D la struttura della Solfatara (fonte Campi Flegrei News)
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La Solfatara, uno dei principali vulcani dei Campi Flegrei, è stato oggetto di una ricostruzione virtuale a cura dell’Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia)

L’elaborazione 3D riguardante il vulcano Solfatara è stata pubblicata recentemente sulla rivista Scientific Reports.

La Solfatara e i Campi Flegrei

I Campi Flegrei, area nella quale si colloca la Solfatara, rappresentano una delle aree vulcaniche più note al mondo sin dall’antichità. La zona, molto apprezzata anche a livello turistico grazie all’amenità del suo paesaggio ed alla ricchezza delle sue sorgenti termali, ormai da anni è monitorata dagli scienziati dellIngv, i quali, per questo lavoro di ricostruzione 3D, si sono avvalsi della collaborazione dei ricercatori dell’Università Federico II di Napoli.

Solfatara: ultima eruzione documentata nel 1198

Lo studio dell’Ingv ha cercato di comprendere le caratteristiche del principale vulcano dei Campi Flegrei: la Solfatara. Situato a circa 3 km di distanza dal centro di Pozzuoli, il cratere, di forma ellittica, si contraddistingue per una costante attività fumarolica, che dura molto probabilmente da quasi due millenni. La formazione di questo vulcano sarebbe avvenuta invece intorno a 3700 anni fa, nell’ambito del cosiddetto III periodo flegreo.

L’ultima eruzione della Solfatara, ricordata da una fonte storica (Scipione Mazzella), sarebbe avvenuta nel 1198: all’epoca, Napoli era sotto il dominio degli Svevi. L’evento fu accompagnato altresì da un fortissimo terremoto. Da allora, ad eccezione del fenomeno che portò alla nascita del Monte Nuovo, nel 1538, sia la Solfatara che tutti i vulcani dei Campi Flegrei si trovano in uno stato di quiescenza: il che, ed è bene specificarlo, non significa inattività.

Struttura ad imbuto emersa mediante la tomografia elettrica

In effetti, ciò che non si è mai riusciti a comprendere, riguardo al vulcano Solfatara, è proprio la sua struttura sotterranea. Grazie a questo nuovo studio dell’Ingv, oggi è possibile visualizzarne in 3D le caratteristiche morfologiche. La struttura, simile a quella di un imbuto, fa sì che si depositino, in profondità, liquidi provenienti sia dal cratere che dalle altre sorgenti idrotermali limitrofe.

Lo studio sulla Solfatara è stato condotto grazie all’uso della tomografia elettrica (fonte Repubblica Napoli)

L’analisi degli scienziati dell’Ingv ha interessato un campione di limitata profondità, pari a non più di 500 metri. La tecnica che ha permesso di identificare la forma sotterranea della Solfatara è la tomografia elettrica: attraverso l’invio di un fascio di corrente, è stato possibile misurare la resistenza che i vari strati hanno posto al suo passaggio. In questo modo, inoltre, sono state identificate anche altre faglie collaterali al vulcano, la cui attività ha provocato i terremoti e gli sciami sismici di bassa intensità registratisi nella caldera a partire dal 2011.

Nel modello 3D inerente alla Solfatara, inoltre, emergono dati che aiutano a comprendere le dinamiche di altre zone limitrofe dei Campi Flegrei, come il cratere di Agnano (oggi parzialmente incluso in un’oasi Wwf) e la zona di degassamento di Pisciarelli.

Nuove bocche, vicino alla Solfatara, in caso di maggiore attività

Infine, secondo Antonio Troiano, ricercatore dell’Ingv, il vulcano Solfatara ed i Campi Flegrei potrebbero subire significative conseguenze, sul piano morfologico, nel caso di un’eventuale attività più intensa: “Il settore della caldera flegrea è considerato tra quelli con maggiore probabilità di apertura di nuove bocche eruttive in caso di ripresa dell’attività vulcanica. I risultati ci aiuteranno a fornire elementi utili per sviluppare e perfezionare modelli fisico-matematici volti a comprendere i fenomeni fumarolici, idrotermali e sismici attualmente in corso nonché la loro possibile evoluzione”

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Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.