santo_del_giorno
adv

San Marcello è Patrono degli stallieri e protettore delle scuderie e dei cavalli

Sono assai incerte le notizie che si hanno di questo Papa. Nato il 16 gennaio verso la fine del III secolo, è probabile che sia succeduto come Papa a Marcellino nei primi anni del IV secolo.

Secondo il “Liber Pontificalis”, il suo pontificato durò cinque anni e mezzo. Lo stesso libro riferisce che egli era romano di origine e figlio di un certo Benedetto che divise la città di Roma in venticinque titoli.

Nei calendari e negli elenchi dei Pontefici, gli viene dato il titolo di Papa, trentunesimo della serie Apostolica. Ma forse egli non fu Papa, ma soltanto “Presbitero Capo”, cioè primo tra i sacerdoti romani.

Nel breve periodo in cui fu Papa, San Marcello si adoperò per riorganizzare la Chiesa romana turbata dalle persecuzioni e da questioni dottrinali.

San Marcello fu severo con  i cristiani che, sotto la minaccia delle persecuzioni, compirono atti di adorazione verso gli dèi pagani , ai quali impose gravi penitenze. Duro con coloro i quali, addirittura, avevano formato una specie di partito “lassista”, che tentava di giustificare, se non addirittura difendere, l’operato dei cristiani rinnegati.

E la durezza di San Marcello era santa e salutare, perché se i deboli possono destare pietà, i traditori compiaciuti e i protervi non possono suscitare che la  riprovazione e la condanna.

Con la morte di Diocleziano e la successione di Massenzio, che doveva essere poi l’avversario sconfitto da Costantino, la persecuzione parve placarsi. La Chiesa romana si riorganizzò sotto la guida inflessibile di San Marcello, finché anche l’Imperatore Massenzio, insospettitosi, mandò in esilio il Pontefice, o  “Presbitero Capo”, della Chiesa Romana.

E in esilio morì, nel 309 e fu sepolto sulla via Ardeatina nel cimitero di Balbina, per quanto la leggenda, e anche il Martirologio accennino ad una fine diversa e più colorita.

La leggenda narra infatti, come Marcello celebrasse nella casa che una ricca matrona, Novella, aveva lasciato alla Chiesa, convertendosi al Cristianesimo, e che si trovava sulla via Lata.

L’Imperatore, avrebbe fatto trasformare quella casa chiesa in una stalla per i cavalli dei corrieri imperiali; e San Marcello, dopo essere stato battuto con le verghe, fu condannato a servire come stalliere.

Nel qual servizio, dopo molti anni di fatiche e di strapazzi, morì. Ecco perché San Marcello viene venerato come Patrono degli stallieri e protettore delle scuderie.

 

 

 

A Napoli si dice: “Arbere e figli s’adderizzano quanno so’ piccirille”.
Alberi e figli si correggono quando sono piccoli.

 

 

 

Riflessione del giorno:

Trovo nel popolo napoletano la più geniale e vivace industria, non per diventare ricchi, ma per vivere senza occupazioni.
(Johann Wolfgang Goethe).

 

 

Casimiro Todicchio