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Nel blu dipinto di blu… Rischiavamo di non conoscerlo mai. Ricordando un grande uomo prima di un grande scienziato

Cronaca: È morto nella sua casa di Cambridge all’età di 76 anni lo scienziato di fama internazionale Stephen Hawking, forse l’astrofisico più famoso al mondo studioso dei “I buchi neri. La sua vita l’aveva dedicata alla cosmologia quantistica e allo studio delle origini dell’universo.

Mi metto a guardare il cielo e mi domando incuriosita “Cosa sarebbe stata la nostra vita senza Stephen?” Ci sarebbero nell’ Universo, quella cosa tutta scura che ci sovrasta nelle notti senza stelle e senza luna, ancora tante cose sconosciute, tanti eventi, tanti misteri senza un nome. Lui sin da piccolo sapeva cosa voleva fare da grande, che fosse un genio non ci misero tanto a scoprirlo, ma che la sua stessa vita  sarebbe diventata geniale questo neanche lui poteva immaginarlo.

La sua esistenza iniziò come quella di tanti ragazzi, ma l’amore per la matematica lo trascinò presto a sentirsi affascinato dallo studio di tutte le materie, portandolo a solo 20 anni alla laurea in Fisica all’Università di Oxford e subito dopo si dedicò all’approfondimento dei suoi studi sull’astronomia a Cambridge.

stephen hawking nello spazio

Considerato il genietto che era diventato possiamo dire che fino ad allora la sua vita scorreva tranquilla. Ma fu proprio in quegli anni che qualcuno lo scelse tra gli altri per donargli un fardello che solo lui avrebbe potuto portare con coraggio umorismo e senza mai demordere a senza mai rinunciare a sognare. Aveva 20 anni quando, dei piccoli disturbi che si erano presentati dall’età di tredici anni, presero finalmente corpo in una diagnosi sconvolgente; Stephen era affetto da SLA, sclerosi, amiotrofica, laterale, con al massimo due anni di vita davanti. L’essere umano è l’essere vivente più perfetto che Dio abbia creato, e il giovane studioso, con tutte le sue forze fisiche e mentali decise di mettere a frutto quella perfezione, Si sposò con Jane Wild avendo tre figli, cercando di superare giorno dopo giorno le avversità. Divorzio dalla prima moglie si risposò nel 1995 con Elaine Mason.

Nel frattempo a causa di una brutta polmonite e della tracheotomia che aveva subito  perse l’uso della parola. Qualcuno penserà, ormai tre figli e due mogli, una vita piena, forse era il caso di mettere da parte la sua spada (la sua penna) e aspettare in tranquillità la fine del suo percorso di ammalato. Ma Galeotto fu il suo destino e chi lo scrisse. Non si arrese mai, e dimostro a tutti gli ammalati come lui che bisognava andare avanti e non arrendersi ad un destino che non avevano scelto.

L’ausilio dell’informatica fu per lui fondamentale, continuò infatti ad insegnare e a fare conferenze con l’aiuto del suo fedele computer con sintetizzatore vocale, forse si piegò un po’ ma neanche questa volta si spezzò.

Continuò a stupire il mondo con i suoi studi, le sue scoperte e con le sue teorie. La sua vita fu piena di ironia e di umorismo una dei suoi aforismi più famosi fu “La vita sarebbe tragica se non fosse divertente

Lo ricordiamo così, legandolo ancora una volta ai suoi numeri: era nato l’8 gennaio del 1942, stesso giorno in cui trecento anni prima moriva Galileo Galiei, l’8 gennaio del 1642. La data della sua morte ricorda quella di nascita di Einstein, lui è morto il 14 Marzo 2018, l’altro è nato  a Ulma  il 14 marzo 1879.

La scomparsa di Stephen Hawking lascia tutti noi sgomenti; la comunità scientifica e non solo, chiunque abbia avuto modo di conoscere ed apprezzare il grande scienziato e teorico che è stato, non può restare indifferente dinnanzi a questa notizia. Il suo nome riporta subito nella mente i buchi neri e l’origine dell’universo.

La sua vita è stata ben rappresentata in un’opera cinematografica piuttosto recente (2014); “la Teoria del tutto”, film biografico molto toccante, che ci ha dato la possibilità di scorgere anche il lato umano, di rara sensibilità di una mente eccelsa, la cui preoccupazione, che non può non essere stata scorta da chi ha visto la pellicola, era quella di diffondere il sapere, di mettere tutti nella condizione di potersi “affacciare nell’universo”, possiamo dire parafrasando una delle più celebri citazioni, cioè quella in cui invitava a tenere lo sguardo nelle stelle piuttosto che ai propri piedi, un invito quindi a non degradare il proprio spirito alle cose futili della vita, bensì elevarlo a principi superiori; questa è stata la sua forza motrice, quello cioè che ha spinto la sua curiosità ed il suo intelletto sempre oltre, sempre alla ricerca di nuovi mondi, cercando di studiare questo grande mistero che è il nostro Universo, con un’ottica orientata decisamente alla semplificazione. Infatti lo scopo ultimo dei suoi studi, come si apprende con sorpresa durante il film, è quello di ridurre tutte le leggi della fisica ad “una sola e semplice equazione che spieghi tutto”.

Con la forza di questa ambizione, Hawking affronta le difficoltà contingenti e proibitive della sua gravissima malattia e diventa uno dei più grandi scienziati mai esistiti. Il film è diretto da James Marsh ed è basato sulle memorie della ex moglie dello scienziato Jane, interpretata da Felicity Jones.

Nato ad Oxford l’8 gennaio 1942, Stephen Hawking è morto nella notte tra martedì e mercoledì all’età di 76 anni nella sua casa di Cambridge, nel Regno Unito.

Gli fu diagnosticata la SLA (sclerosi laterale amiotrofica), nell’anno 1963 e i medici gli annunciarono che gli sarebbero rimasti appena 2 anni di vita, Hawking aveva 21 anni all’epoca, ma non si è mai arreso. In seguito ad un primo periodo di depressione, pienamente giustificabile, Hawking ritrovò l’imperante desiderio di studiare. O meglio, la bramosia. E questo ha rappresentato la svolta della sua vita, per quanto il momento fosse tragico.

Nonostante agli albori della sua carriera scolastica nessuno si sarebbe aspettato che quel ragazzino dai voti bassi poteva fare così tanta strada, il risultato dei suoi studi e del suo impegno, è stato a dir poco eccellente: infatti il suo rapporto con la scuola, non è stato dei migliori, come invece ci si sarebbe aspettato, dato il suo acume, tanto che egli stesso avrebbe detto: “a scuola ero nella media. Era una classe brillante. I miei compiti in classe erano molto disordinati, e la mia scrittura era la disperazione dei miei insegnanti. Ma i miei compagni mi hanno dato il soprannome di Einstein, forse perché avevano visto in me qualcosa di buono. Quando avevo dodici anni, uno dei miei amici ha scommesso con un altro un sacchetto di caramelle che non avrei mai fatto nulla di buono. Non so se questa scommessa è mai andata a buon fine e se sì, in che modo è stata risolta”; ricordava quindi Einstein ed è per questo ancora più strano pensare che tra Hawking e i libri di scuola non ci fosse un gran feeling; all’età di 9 anni i suoi voti erano perfino tra i peggiori della classe; però pare che egli avesse uno spiccato interesse tutti gli apparecchi che potevano essere smontati, per studiarne appunto il funzionamento.

Il massimo elogio al suo lavoro e ai suoi studi, arriva nel 1979, quando l’università di Cambridge gli offre la cattedra di matematica, incarico ricoperto in precedenza anche da Isaac Newton. E solo un motivo gli impedisce di ricevere il Nobel: le sue teorie, anche se davvero accurate da un punto di vista matematico, non sono state ancora confermate.

 Altra svolta giunge nel 1988, quando Hawking pubblica A Brief History of Time (in italiano Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo), uno dei libri di facile comprensione di maggior successo di tutti i tempi. Amedeo Balbi (astrofisico e scrittore italiano) scrive: “Milioni di persone lo comprano, chissà quante lo leggono davvero (e chissà tra loro, quante ci capiscono qualcosa)”.

Balbi scrive ancora di lui: “Il suo lavoro di dottorato sulle singolarità dello spazio-tempo getta le basi per una serie di studi pionieristici sui buchi neri e sull’origine dell’universo. All’inizio degli anni ’70, nonostante il progredire della malattia, Hawking è ormai diventato uno studioso di primissimo livello: nel 1973 scrive con George Ellis un libro fondamentale sulla geometria dello spazio-tempo, e l’anno successivo pubblica il risultato a cui è legata gran parte della sua fama scientifica, quello sul meccanismo di evaporazione dei buchi neri”.

Ai suoi figli ha lasciato un preciso monito: “Primo: ricordatevi di guardare le stelle e non i vostri piedi. Secondo: non rinunciate al lavoro. Il lavoro vi dà uno scopo, e senza di esso la vita è vuota. Terzo: se avrete la fortuna di trovare l’amore, ricordate che esiste e non buttatelo via”.

Uno scienziato, ma prima di tutto una persona unica, che ha saputo coniugare sia nella sua vita che nel suo lavoro la scienza ed il sentimento, per un risultato di grandissimo pregio, che lascia non solo ai suoi posteri, ma a tutta l’umanità un bagaglio di conoscenza prezioso ed inestimabile.

Articolo di : Fiorinda Caliendo e Patrizia L’astorina

Fonte : Focus mensile scientifico.