spotify app craccate
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Uno spettro si aggira per il web. Sono le cosiddette “app craccate”, che consentono di usufruire di un servizio aggirandone i costi. È accaduto recentemente al colosso della musica in rete, Spotify, che avendo rilevato un numero molto elevato di truffe di questo genere, è passato però al contrattacco.

Molti utenti (che questi fossero “furbetti” o fruitori inconsapevoli) hanno ricevuto infatti una mail da parte della piattaforma che, grossomodo, annunciava: “Caro utente, abbiamo rilevato un’attività anormale sull’app che stai usando quindi l’abbiamo disabilitata. Non ti preoccupare, il tuo account Spotify è al sicuro”.

L’attività anormale era appunto la fruizione di un servizio a pagamento (ovvero la versione Premium) in modalità gratuita, grazie ad una app che permette di modificare l’accesso a Spotify utilizzando i contenuti on pay, senza pagare l’abbonamento mensile. Il vantaggio? Nel concreto, poter ascoltare musica senza le pubblicità e le limitazioni nell’ascolto che la versione gratuita impone.

Il messaggio inviato dal team di Spotify

Il tono della missiva inviata da Spotify non era però così del tutto accondiscendente. Sul finale della mail, infatti, si può leggere: “Se dovessimo rilevare il ripetuto uso di app non autorizzate che violano i nostri termini di servizio, ci arroghiamo ogni diritto, compreso quello di sospendere o cancellare il tuo account”.

Una sorta di cartellino giallo, insomma, in attesa di eventuali prossimi “falli”.

Il boom di mail ha gettato nella disperazione migliaia di utenti, che sui social hanno fatto balzare l’hashtag #Spotify tra i topic più di tendenza di Twitter. E c’è anche chi rivendica il diritto all’app craccata, in nome della libertà musicale. “Io ero uno di quei furbetti come dite voi che usava Spotify craccato”, scrive M.B . “Non è possibile fare pagare così tanto un applicazione di musica, fate solo ridere”.

Quanto costa l’abbonamento a Spotify ?

È solo uno dei tanti commenti, di tenore anche più duro, da parte degli utenti che si scagliano sia contro i 10 euro mensili imposti dalla piattaforma per potersi scegliere la propria musica (la versione free non permette, tra le altre cose, di saltare l’ascolto delle canzoni all’interno di un album) sia contro la crociata fatta da Spotify alle app craccate.

La strada sembra però ormai essere segnata (sarà un caso che la mail arriva proprio nei giorni in cui Spotify annuncia il suo prossimo ingresso in borsa?) e l’impressione è che, anche questa volta, a spuntarla sarà il più forte.