Lo standard Qi consente di ricaricare più comodamente gli smartphone (fonte HDblog)
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Lo standard Qi è una tecnologia, sperimentata ed introdotta da un gruppo di aziende riunite nel consorzio WPC, che consente di trasmettere energia elettrica in virtù del principio di induzione

Il campo più comune di applicazione dello standard Qi è sicuramente quello degli smartphone, i quali possono essere comodamente ricaricati in modalità wireless

Standard Qi prodotto dal consorzio WPC

Lo standard Qi (la parola Qi deriva dal cinese e significa “soffio vitale”) vide la sua nascita nonchè la sua prima immissione sul mercato internazionale nel 2008. A farlo fu un gruppo di aziende di caratura internazionale riunite nel WPC, acronimo di Wireless Power Consortium. Tale organizzazione, con sede negli Stati Uniti (Piscataway, Stato del New Jersey), annovera tra i suoi membri famosissimi brand della tecnologia, come Nokia, Samsung, Huawei, LG, Apple, Sony e Motorola.

L’obiettivo di questo consorzio è di rendere più agevole l’uso di molti oggetti e strumenti usati nel quotidiano, come ad esempio gli smartphone. Questi ultimi, in genere, tendono a scaricarsi facilmente nell’arco di una giornata, soprattutto se si trascorrono diverse ore nella navigazione in Internet o nelle chat di Facebook e WhatsApp.

Ricarica in virtù del principio di induzione

Lo standard Qi, per il quale sono compatibili oramai quasi tutti gli apparecchi in circolazione, consente di utilizzare speciali caricabatterie senza fili che fungono da fonte di alimentazione energetica. Tutto ciò in virtù del principio di induzione la cui applicazione avviene mediante la generazione di un campo elettromagnetico. Se quest’ultimo è esteso ed intenso, altrettanto ingente sarà la quantità di corrente che sarà trasmessa tra la sorgente di ricarica e l’apparecchio ricevente, a patto che la distanza tra loro vada da un minimo di 45 millimetri ed un massimo di 4 centimetri.

Al fine di evitare un eccessivo surriscaldamento dei dispositivi coinvolti, le case produttrici predispongono sempre un limite di voltaggio: in questo modo, ovviamente, si assicura anche una maggiore sicurezza per la salute degli utenti. Esistono, tuttavia, alcuni modelli di stazioni di ricarica che consentono il simultaneo collegamento con più smartphone. Per verificare questa caratteristica l’utente dovrà notare se ci sono appositi simboli situati in corrispondenza di trasmettitori che riescono a rilevare immediatamente la presenza di un device nelle vicinanze. Sempre in quest’ultimo caso, le stazioni di ricarica potranno avere anche alcune porte USB.

Aspetti da considerare prima dell’acquisto

Le caratteristiche dei caricabatterie con standard Qi sono oggi varie. Anzitutto, prima dell’acquisto, si consiglia di verificare la compatibilità del proprio smartphone con tale tecnologia. Infatti, seppur meno diffuso, esiste in commercio anche un altro standard, il PMA (Power Matters Alliance), prodotto da un altro consorzio di aziende prestigiose a livello mondiale, come Duracell e Starbucks.

Altro elemento da considerare è la forma della stazione ricaricante. Ci sono, infatti, dispositivi piatti e rotondi, che risultano tra i più diffusi, ma anche altri che sono rettangolari e che si posizionano verticalmente.

Inoltre, è importante sapere che alcuni modelli hanno in dotazione una vera e propria batteria esterna che può così aumentare la capacità di ricarica. In generale, tutti gli apparecchi di ultima generazione presentano appositi indicatori LED che consentono all’utente di verificare costantemente la trasmissione di energia verso il proprio device.

Infine, per chi avesse smartphone più datati e dunque non compatibili con lo standard Qi, è possibile trovare in commercio speciali ed economici ricevitori che fungono da interfacce con le stazioni di ricarica mediante un semplice cavetto USB.

 

 

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Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.