Blips
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L’applicazione di una lente adesiva consente di utilizzare i normali smartphone come microscopi per la ricerca

Le idee semplici ma brillanti riescono ad abbassare i costi per la ricerca, ma semplificano anche la condivisione dei risultati

Come ti potenzio il telefonino

L’idea è di quelle geniali. Utilizzare un minuscolo add-on a basso costo per trasformare un normale telefono di ultima generazione in potente attrezzatura da laboratorio. In pratica il prodotto consiste in una lente montata su di un supporto adesivo che, posizionata sulla fotocamera di qualsiasi smartphone, lo converte in microscopio. L’intuizione di utilizzare una striscia adesiva permette di rendere universale la lente.

Potenti fotocamere e connessione wireless

Le fotocamere che oggi equipaggiano i telefonini hanno raggiunto livelli di risoluzione elevatissimi, in alcuni casi pari alle reflex digitali di appena qualche anno fa. La funzione foto e video, infatti, è diventata oramai preponderante anche su quella del telefonare. Paradossalmente, infatti, l’uso per cui è nato il telefonico sta diventando rapidamente marginale rispetto alla condivisione di materiale foto video attraverso canali di comunicazione in rete. Questo aspetto è stato perfettamente compreso dai produttori di telefonia cellulare. I modelli che si affacciano sul mercato a ritmo sempre più rapido, infatti, aggiungono sensori sempre più sofisticati e si affidano all’intelligenza artificiale per migliorare la resa della sezione ottica.

La connettività sempre più veloce e sofisticata, poi, consente di trasferire dati ed immagini o filmati in ogni parte del mondo praticamente in modalità istantanea.

Sfruttare il potenziale

Un simile concentrato di altissima tecnologia è, di fatto, superiore alla maggior parte della strumentazione scientifica che si poteva trovare nei laboratori di fascia media fino a qualche anno fa. Il vantaggio ulteriore di poter condividere le immagini è poi un plus che non tutti gli strumenti scientifici possedevano.

La startup dell’IIT ed il crowdfounding

A mettere a fattor comune tutti questi fattori convergenti è stata la startup totalmente italiana SmartMicroOptics, costola dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT). Per realizzare compiutamente il progetto è stato utilizzato lo strumento del crowdfounding, impiegando la piattaforma Mamacrowd. La raccolta fondi è ancora in corso e la scadenza del progetto è al primo di aprile di quest’anno.

Il prodotto ha un nome: Blips e non è rivolto solo ai laboratori, ma anche agli studenti ed ai fotografi professionisti. Tanto per far comprendere da subito il livello qualitativo dei risultati raggiungibili.

Le lenti Blips sono fornite in quattro varianti, ed è sufficiente applicarne una sulla fotocamera di tablet o telefoni. Le lenti aggiuntive sono leggere, portabilissime e facilmente riposizionabili. Ovviamente, a lungo andare la pellicola adesiva si deteriora, ma considerando il bassissimo costo, non è un fattore a detrimento del prodotto. La fascia più economica, infatti, è offerta ad un prezzo di 11,90euro

Quattro lenti per quattro scenari

Il progetto, oltre che nato e sviluppato, è anche prodotto in Italia. A seconda dell’utilizzo si potrà scegliere una delle quattro lenti offerte nel listino. Blip Macro Plus è indicata per ottenere immagini di fiori o insetti, come appunto accade per la funzione macro della fotografia tradizionale.  La lente Blips Macro consente un ingrandimento ottico di un fattore dieci. Il mondo del microscopico è poi appannaggio delle Blips Micro, che consente di risolvere dettagli fino a 4,5 micron. Per prestazioni superiori è stata progettata la Blip Ultra, che giunge alla soglia di 3,5 micron. Secondo Andrea Antonini, CEO di SmartMicroOptics, allo studio è attualmente un nuovo oggetto denominato Dimple, che trasforma il telefono in uno strumento scientifico in grado di visualizzare anche batteri e cellule del sangue.

Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.