Veduta di Gerusalemme
Veduta di Gerusalemme
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Gli Stati Uniti chiudono la loro rappresentanza, presso l’ANP, a Gerusalemme. Proprio come aveva annunciato l’ottobre scorso Mike Pompeo, Segretario di Stato

L’Amministrazione di Donald Trump fa sul serio. Quello che decide di fare, nel bene e nel male, si fa. A prescindere dalle conseguenze.

Quanto accaduto a Gerusalemme, in queste ore, dimostra che il Governo Trump va fino in fondo nelle sue azioni.

Chiusura consolato generale statunitense a Gerusalemme

Per gli Stati Uniti Gerusalemme è la Capitale di Israele. Pertanto, non può esservi una seconda ambasciata nella Città Santa.

Il consolato generale USA a Gerusalemme, fino ad oggi (4 marzo 2019) sede della rappresentanza diplomatica a Stelle e Strisce presso l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), è stato definitivamente chiuso.

I suoi uffici e il personale annesso saranno accorpati nella nuova ambasciata, così da avere un’unica missione diplomatica.

L’annuncio, avvenuto per opera del Dipartimento di Stato, è stato effettuato proprio dalla Città Santa. Non ha colto impreparati gli esperti di geopolitica e i giornalisti perché il provvedimento era già stato annunciato dal Segretario di Stato Mike Pompeo (nell’ottobre 2019).

Gerusalemme tra il nuovo e il vecchio
Gerusalemme tra il nuovo e il vecchio

Cosa cambierà?

La decisione, riteniamo, è stata motivata da due ordini di fattori. Prima di tutto, ha lo scopo di dimostrare la volontà statunitense nel riconoscere Gerusalemme, come Capitale Indivisibile dello Stato d’Israele.

In secondo luogo, serve a razionalizzare le risorse e a unificare gli sforzi per una concreta e fattibile risoluzione del contenzioso israelo-palestinese.

Da oggi sarà l’ambasciatore USA presso lo Stato d’Israele, attualmente David Friedman, ad occuparsi dei rapporti sia con gli israeliani che con i palestinesi dell’ANP.

Nell’edificio dove prima si trovava il consolato generale, in via Agron (Gerusalemme Ovest, vicinissimo alla Città Vecchia), sarà sistemata l’Unità per gli affari palestinesi,  dipendente comunque dall’Ambasciatore.

La risposta palestinese

La risposta palestinese non si è fatta attendere. Avendo già protestato, nel maggio 2018, quando gli USA spostarono la loro ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme, non ci siamo meravigliati che anche questa volta le proteste siano state vibrate.

L’OLP si è espressa per mezzo di un comunicato stampa, opera di Hanan Ashrawi, nel quale si accusa, senza mezzi termini, l’Amministrazione Trump di ave attuato “un attacco politico ai diritti e alla identità dei palestinesi. Una vera e propria negazione dello status e della funzione storica del Consolato, mantenuti per quasi due secoli”.

Il consolato, fino ad oggi, ha rappresentato il collegamento tra Washington e l’Autorità Nazionale Palestinese.