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Non solo Bill Gates e Steve Jobs. Sono molti i nomi di donne che hanno rivoluzionato la tecnologia, lasciando un segno indelebile 

Affascinanti e determinate artefici del progresso, protagoniste di svolte rispetto alle quali le generazioni future saranno debitrici sempre. Ogni epoca storica ha le sue amazzoni della tecnologia.

Suor Mary Kenneth Keller

Il novecento, per esempio, si popola di insospettabili genialità al femminile. Come quella di Suor Mary Kenneth Keller (1913-1985): proprio così, una religiosa originaria di Cleveland (Ohio). Suor Keller è stata una delle prime donne, se non la prima, a conseguire un dottorato (PhD) in informatica negli Stati Uniti: in pratica la vocazione religiosa non ha escluso il talento per il computer. Nel 1932 la 25enne Mary è entrata nelle Suore della Carità e ha preso i voti nel 1940. In seguito ha studiato alla DePaul University, dove ha conseguito una laurea in matematica e un’altra in matematica e fisica. Nel 1965 ha ottenuto un Ph.D. in informatica presso l’Università del Wisconsin. Dopo il PhD, ottenne la cattedra al Clarke College di Dubuque, in Iowa, dove fondò il Computer Science Department, di cui fu presidente per 20 anni. Suor Keller ha anche ideato un master per le applicazioni dell’informatica all’insegnamento. «Stiamo sperimentando un’esplosione di informazioni – dichiarò in un’intervista – ed è ovvio che le informazioni non sono di alcuna utilità se non sono accessibili».

Hedy Lamarr

Se una suora vi pare un asso del digitale nascosto piuttosto bene, che direste di una bellissima diva del cinema? Sex symbol dall’elevato QI, a smantellare i cliché: Hedy Lamarr (1914-2000) fu attrice, ma anche pioniera del wireless. Nata a Vienna, rinunciò alla laurea in Ingegneria per la carriera artistica: infatti, fu tra le prime protagoniste di una scena di nudo nel film Estasi del regista cecoslovacco Gustav Machaty. La pellicola fu censurata e in alcuni Stati addirittura tolta dal mercato. Meravigliosa partner di attori come Clark Gable, fu anche ricercatrice e scienziata. È sua l’invenzione, nella prima metà degli anni ‘30, di un sistema di modulazione per codifica d’informazioni da trasmettere su frequenze radio, che avrebbe consentito di comandare a distanza siluri e mezzi navali. Un brevettato che gettava le basi non soltanto della crittografia, ma anche della telefonia mobile e dei sistemi informatici wireless.

Linda Hill

Diversamente da Hedy Lamarr, non ha mai fatto l’attrice, eppure ha vinto un Oscar… dell’innovazione! Linda Hill (1957), docente all’Università di Harvard, è tra i massimi esperti di tecnologia al mondo, tanto da essere inserita al sesto posto nella classifica dei Thinkers50, vero e proprio “Oscar del pensiero manageriale” riconosciuto alle personalità di spicco in quest’ambito. La professoressa Hill ha costruito nel tempo moduli formativi – oggi tra i più seguiti –  che rinnovano l’apprendimento dei sistemi di innovazione. Dietro a questa conquista c’è anche il nome di un italiano, Maurizio Travaglini, che con la sua società Architects of Group Genius si dedica da anni allo stesso tema, è consulente dell’Università di Harvard e collaboratore di Linda Hill. La docente ha scritto Il Genio Collettivo, per descrivere i team che fanno innovazione e le attitudini dei loro leader. Protagonisti del volume,  dunque, sono sedici “capi”, in diverse parti del mondo e aziende (dalla Pixar a Google), osservati al microscopio per dieci anni molte ore al giorno. Gli esiti della ricerca abbattono i luoghi comuni e falsi miti sul ruolo del leader e sui processi per innovare in azienda.