Massacro di Bronte (Fonte Wikipedia)
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A causa di una violenta rivolta, da parte della popolazione del paese, il garibaldino Nino Bixio fa fucilare 5 persone di Bronte

La Spedizione dei Mille, in Sicilia, diede adito a false speranze, da parte della popolazione rurale, di una sostanziale riforma agraria. 

Una riforma considerata necessaria da lungo tempo per l’economia dell’isola ma sempre procrastinata. 

Giuseppe Garibaldi, a capo della spedizione che raggiunse il porto di Marsala l’11 maggio del 1860, allo scopo di conquistare il cuore e le menti dei siciliani emise un decreto, il 2 giugno del medesimo anno, nel quale si prometteva l’agognata suddivisione delle terre

Questa promessa avrebbe scatenato la popolazione agraria, e non solo, siciliana e provocato un bagno di sangue in diverse zone della Trinacria

Rivolta contro i potenti

Attualmente, Bronte è un comune che fa parte della Città Metropolitana di Catania. Si trova sulle pendici dell’Etna ed è noto per la varietà di pistacchio verde che cresce nella zona. 

All’epoca dei fatti che vi stiamo narrando, era forte la contrapposizione tra i proprietari terrieri, i latifondisti, e il resto della popolazione. 

L’esasperazione, in quel fatidico mese di agosto 1860, esplose con tutta la sua furia dirompente. Il 2 del mese, grazie anche a caporioni e facinorosi di paesi vicini, Bronte insorse contro i potenti. 

Furono date alle fiamme l’archivio comunale, come sempre accade in proteste di carattere sociale, il teatro comunale e decine di case. 

Non solo, perché iniziò una feroce caccia all’uomo che comportò la morte di 16 persone, tra le quali troviamo i figli del barone locale, il notaio e il prete. 

Furono, dunque, presi di mira i simboli del potere borbonico: nobili, militari, autorità religiose e dello Stato. 

Entra in scena Nino Bixio

Questa vera e propria ribellione andava soffocata il più velocemente possibile. Fu deciso, dalle competenti autorità (Garibaldi e Francesco Crispi), di inviare l’ufficiale genovese Nino Bixio con un battaglione di camicie rosse

Le truppe inviate a portare la Legge e l’Ordine a Bronte, incontrarono sul loro percorso moltissime persone che erano fuggite per avere salva la vita. 

Giunti in paese, quegli uomini rotti ad ogni impresa videro scene di morte raccapricciante. 

Anche per questi motivi, la Giustizia comminata dalle autorità militari fu veloce, inesorabile e non guardò troppo per il sottile nel trovare le vere responsabilità. come vedremo a breve. 

La Strage di Bronte perpetrata dai garibaldini

In nemmeno quattro ore di guerra, un tribunale militare istituito ad hoc, giudicò ben 150 persone, delle quali 5 furono condannate a morte mediante fucilazione

Condanna che venne comminata l’alba successiva nella piazzetta di fronte il convento di Santo Vito. I condannati furono: Nunzio Ciraldo Fraiunco, Nicolò Lombardi, Nunzio Longi Longhitano, Nunzio Nunno Spitalieri e Nunzio Samperi

I cadaveri, come monito per tutti gli altri, furono lasciati insepolti ed esposti allo sguardo della popolazione brontese

La critica ai fatti 

Secondo diverse fonti, i reali istigatori della rivolta riuscirono quasi tutti a scampare alla Giustizia. 

Nicolò Lombardo, avvocato, morì perché considerato leader della rivolta, visto che era stato nominato sindaco durante la ribellione della cittadina etnea. 

In realtà, sembra che non c’entrasse nulla con la rivolta, preferì però rimanere al proprio posto per difendere la propria onorabilità. 

Fraiunco, invece, era un poco il classico “scemo del villaggio”, colpevole soltanto di essere stato trovato a percorrere le stradine del paese suonando una trombetta di latta, cantando al contempo: “Cappeddi guaddattivi, l’ura dù judiziu s’avvicina, populu nun mancari all’appellu”. 

Nessun soldato ebbe il coraggio di sparare su quest’ultimo: fu ucciso da Bixio con un colpo di testa alla testa. 

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.