Cosa è realmente successo a Lidice
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Lidice, in Repubblica Ceca, fu il teatro di una strage perpetrata dai nazisti il 10 giugno del 1942. Ecco cosa è successo in quella drammatica giornata 

In Boemia si trova un piccolo villaggio, Lidice. Un paese, che a dispetto della placidezza e tranquillità che l’avvolge, è stato il teatro della più spietata rappresaglia nazista in quello che allora era il Protettorato di Boemia e Moravia, territorio sotto controllo del Terzo Reich. Il 10 giugno del 1942 gli abitanti di Lidice furono o massacrati all’istante o deportati in campo di concentramento. Perché? Cosa era successo per provocare a tal punto l’ira tedesca?

Continuate a leggere per scoprirlo. 

Attentato a Reinhard Heydrich

Nel 1942 Governatore del Protettorato di Boemia e Moravia era l’ufficiale delle SS Reinhard Heydrich, conosciuto con nomignoli quali “Il Boia” e “Macellaio di Praga”. 

Il 27 maggio di quell’anno lo spietato tiranno fu fatto oggetto di un attentato da parte di soldati afferenti all’esercito cecoslovacco in esilio. Questi quattro patrioti si chiamavano: Adolf Opálka, Josef Valčík, Jan Kubiš e Jozef Gabčík

Riuscirono a lanciare una granata nell’auto scoperta di Heydrich, il quale sarebbe morto (tra atroci sofferenze) il 4 giugno. 

La vendetta nazista

I quattro attentatori con altri patrioti cechi furono rintracciati nella chiesa ortodossa di Praga dedicata ai Santi San Cirillo e Metodio (via Resslova). Morirono durante gli aspri combattimenti che ne seguirono. 

La Gestapo, a capo delle indagini volte a scoprire le varie ramificazioni della congiura, ritennero che Lidice avesse a che fare in qualche modo con l’attentato. Cosa assolutamente falsa. 

I capi nazisti a Berlino decisero che la vendetta doveva essere spietata e inesorabile, così da evitare simili “incidenti” in futuro. 

Gli unni sarebbero, così, calati su Lidice. 

10 giugno 1942: la Strage di Lidice

La notte del 9 giugno servì ai reparti tedeschi e alla gendarmeria ceca a circondare completamente Lidice, così da impedire ogni tentativo di fuga. 

Durante la mattina del 10 giugno del 1942 i nazisti rastrellarono tutti i 172 uomini al di sopra dei 15 anni) e li fucilarono a gruppi di 10. Morì anche un ragazzino di 14 anni. L’ultimo a morire fu il sindaco František Hejma perché costretto a confermare le identità degli assassinati. 

Il 16 giugno altri 26 uomini di Lidice furono fucilati in un sito di tiro al bersaglio a Praga. 

195 donne furono deportate nel campo di concentramento per sole donne di Ravensbrück (Brendeburgo – Germania). Alcune furono inviate, in un secondo momento, ad Auschwitz, adibite a cavie per gli esperimenti medici. 

Alla fine del conflitto erano riuscite a sopravvivere in 143. 

I bambini

Vi erano 99 bambini a Lidice, di questi 17 furono furono considerati degni di arianizzazione e quindi affidati a famiglie di pura razza ariana. 

Gli altri furono spediti al campo di sterminio di Chełmno (vicino Łódź).

Alla fine del conflitto mondiale poterono ritornare in Patria. Il villaggio sarebbe stato ricostruito nel 1949, nei pressi del vecchio paese. 

Il destino di Lidice 

Dopo l’orrendo massacro rimaneva la cittadina di Lidice. Doveva scomparire. Fu data alle fiamme, fatta saltare in aria e poi completamente livellata dagli uomini del Servizio del Lavoro del Reich

Alcuni giorni dopo la vendetta tedesca colpì il paese di Ležáky.

Il monumento ai bambini

Attorno agli Anni ’60 un’artista cecoslovacca, Marie Uchytilová, decise di realizzare un monumento alla memoria dei bambini scomparsi di Lidice. Non riuscì mai a vedere l’opera compiuta (fu completata nel giugno del 2000). 

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.