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L’Europa attende un Paese senza dispute politiche

Mentre si attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del “Rilancio”, non si può tacere quanto le notti agitate hanno lasciato un ennesimo segno, in una maggioranza già alle perse con problematici accordi.
E’ chiaro che in otto mesi, il sessantaseiesimo esecutivo delle Repubblica Italiana non ha mai trovato un amalgama, da esternare convintamente all’esterno.

Si parla di un Governo solido, ma con visioni diverse; come a dire che durante le riunioni di condominio le assemblee sono pacifiche, tuttavia imperversano plurime cerchie di convinzioni cui afferiscono diversi proprietari. Il redattore del verbale, dovrà fare infiniti esercizi di equilibrismo per trovare un accordo.
L’analogia, al funambolismo dell’esecutivo, è voluta.
E, come se non bastassero le problematiche interne, la Commissione Europea continua a slittare.

L’attesa delle sistemazioni

L’assetto della situazione sociale appare ancora tutta da verificare, però irritazione e rabbia dilagano, ormai in maniera preoccupante, in una platea stremata, sfiancata e assolutamente indebolita da farraginosi congegni di iter burocratici, veramente inspiegabili in considerazione della realtà di fatti e cose.

Le Istituzioni preposte, fanno sapere che il fisiologico lavoro tecnico, afferente al provvedimento finalmente al varo, sarà veloce; le legittime aspirazioni, tuttavia, non sembrano trovare sollievo – anche se da più parti si parla di “Decreto Ristoro e non “Rilancio” – nel quadro complessivo che, è innegabile, non potrà prescindere dal sostegno europeo.

La strada verso la normalità è ardua

Non è azzardato prevedere, purtroppo, la cessazione di tantissime attività, con il conseguente incremento di una crisi straripante. La diminuzione dei contagi alimenta la dialettica politica, su diversificazioni e disparità, assai poco percepite dal Popolo; chi riaprirà avrà molteplici incombenze e, per giunta, nell’atteso Decreto, non sembrano trovare spazio provvedimenti finalizzati ad un reale piano di rilancio.

Dalla parte del Popolo, si sa, il freddo si avverte sempre di più;  la sensazione che   ‘o sazio nun crére a ‘o diuno (o, se più piace ‘o riuno), è avvertita in maniera sempre più preoccupante.
Si duella, con ogni mezzo, tra Presidenti delle Regioni e Sindaci; si combatte tra Istituzioni come se la sindrome del “tutto e subito” avesse egemonizzato le principali esigenze del Bene Comune.

La reale valenza di saggi – riuniti in comitati – non ha convinto; come si può avere fiducia e contezza della reale comprensione di ciò che accade in Italia se non ci si muove dal proprio domicilio londinese?
Eppure è accaduto e, a quanto è dato sapere, continua a perseverare.
I risultati sono davvero poco apprezzabili; per fortuna, nostrane eccellenze ci confortano con spiegazioni, almeno comprensibili.

La configurazione del quadro politico non lascia molto spazio all’ottimismo; un uomo assai indebolito, con un alleato altrettanto fiaccato, nelle mire  di fagocitazione di una forza, ormai dalla “sperduta” identità.
Per Davvero.
Le incertezze interne, e in prospettiva, per la ripresa rimangono assai inquietanti.
“More solito”, auguri a noi.

Raimondo Miele