Doubtful person, hands on hips, choosing the way as multiple arrows on the road showing a mess of different directions. Choosing the correct pathway, difficult decision concept, confusion symbol.
adv

Le ambiguità (del prevaricatore) e la consapevolezza (degli onesti)

“Ciò che non è assolutamente possibile è non scegliere”, così asseriva Sartre.
Non mi appassionano molto i “nuovi strateghi”. Senza nessuna cultura politica e senza, forse, neppure un briciolo di ideologia;  esclusivamente attenti alla tattica momentanea, mai ad una strategia lungimirante. In effetti è proprio questo il vulnus degli ultimi lustri. Partiti, o quello che è restato, utilizzati come mezzi di trasporto, per arrivare a destinazione e mai ritenuti veicoli, attraverso i quali diffondere la nuova classe dirigente.

Bene ha fatto qualcuno che ne ha, in tempo, approfondito la assoluta abulia, o finanche inutilità, e, quindi, messo a frutto solide tradizioni “democristiane”. Ho messo, per un attimo, ad uno specchio virtuale,  un ateniese e un fenomeno nostrano; o, se più fa piacere, un greco e un italiano.
Appunto,  tattica e strategia. Mi è tornata alla mente una disputa tra gli intellettuali ed il potere; tra il dissidente e il critico.

Contrasti e declini

Generalmente, colui che dissente è chi non è concorde con una posizione e, quindi, evidentemente distante da un punto di vista; la presenza di un dissenziente comporta la determinazione di uno spazio, nel quale trovano collocazioni asperità e critiche, disparità e polemiche.
A tal punto sarebbe necessaria l’irruzione della cultura, della visione intellettuale; a quanto sembra, però, proprio tale figura sembra mancare.

Evidentemente, nell’attuale società, non vi è spazio per la materia in argomento.
Anzi, ormai da tempo, sembra che sia addirittura un vulnus, una limitazione.
All’orizzonte spiccano, incontrastati, burattinai assai abili; le marionette che manovrano fanno strada in maniera rapida. E preoccupante.

I risultati sono palpabili e, purtroppo, assai scarsi. Tra conflitti e degradi la situazione continua a precipitare. Anzi, è oltremodo nel baratro.
Si tentano cambiamenti di visuale, si annunciano rimedi empirici; tutti palliativi, puntualmente, a propria volta sedati da evidenze non sconosciute.

Il sistema si è sviluppato ed esteso

E’ straordinario scoprire come, nell’età matura, l’intelligenza faccia coniugare il verbo quaerere ed è avvilente notare come, in tarda età – quando la dignità dovrebbe imporre il ruolo di padre nobile – si espliciti solo il verbo petere.
La differenza? Per i latini quaerere significava chiedere per sapere; petere chiedere per ottenere.

Mi viene in mente il Duca di Levis che soleva ripetere “L’ingegno di un uomo si giudica meglio dalle sue domande che dalle sue risposte”. Evidentemente, taluni, non conoscono limiti ed approfittano dell’altrui rispetto, per oltrepassare ogni misura.
Costoro sono solo falsi, sleali, ipocriti e viscidi; non lasceranno alcun rimpianto.
Ed in effetti la sapienza unisce mentre l’egoismo divide; esattamente come quaerere e petere.
Insomma, al di là di ogni considerazione, resta, sempre e solo, il solito finale: auguri a noi.

Raimondo Miele