Streaming
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Streaming e Clouding, tecnologie cui eravamo abituati da svariati anni, sembrano avere ancora molti segreti da svelare.

Streaming e Clouding

Streaming e Clouding sono da molti anni al servizio di qualsiasi utente disponga di una connessione internet. Nel corso del tempo abbiamo visto come si sono evoluti, partendo da una semplice condivisione di dati più semplici e meno elaborati, fino alla trasmissione in tempo reale di dati molto più complessi e sofisticati come possono essere i video, di cui Youtube si è fatto un portatore la cui presenza, nel corso del tempo, è divenuta sempre più grande ed imponente. Oggi, grazie a quelli che ancora devono essere chiamati esperimenti, ci affacciamo verso una nuova visione dello streaming, ovvero la trasmissione di dati relativi ad un videogioco finito e durante la sua programmazione, come ci offrono PlayStation Now e Google Stadia.

I nuovi segreti dello streaming

Grazie ai due programmi citati prima, infatti, possiamo iniziare a concepire lo streaming non solo come una fruizione passiva dell’oggetto in questione, ma come un modo per connettersi ed utilizzare degli strumenti senza averne le capacità, come può essere la copia fisica di un videogioco o, ad ancor maggior impatto, la potenza di un dato hardware. Infatti, prendendo in esempio Google Stadia, possiamo giocare ad un qualsiasi videogame anche senza che il nostro dispositivo abbia le funzionalità tali da poterlo sostenere. Inoltre, se vogliamo continuare a pensare allo streaming in maniera più “classica”, basti pensare alle due note piattaforme Netflix ed Amazon Prime Video.

Ma com’è possibile ciò?

Una o più centrali, di enorme capacità e potenza di immagazzinamento dati, elaborano l’intero processo di strutturazione ed analisi dei dati, che vengono continuamente trasmessi al device grazie al quale l’utente è connesso. In questo modo si abbatte la necessità dell’utente in questione di possedere un dispositivo dalla capacità di calcolo necessaria al prodotto di cui vuole usufruire, facendo così in modo da non esserci bisogno di tecnologia di ultima generazione.

A cosa può portare questa nuova tecnologia?

Il guadagno di un simile passo è non solo dal punto di vista economico per qualsiasi utente, ma anche e soprattutto ideologico. In questo modo piccoli produttori di software e videogame non dovranno più avere, per poter programmare, dispositivi altamente sofisticati e dal grande impatto sul budget economico, ma potranno sfruttare in remoto le super-macchine presenti in queste grandi centrali per riuscire a creare i propri progetti, una possibilità già data da Epic Games.