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La conoscenza del bello

La lettura, in genere, rappresenta curiosità e voglia di sapere; ma può accadere di avere una particolare predilezione: leggere negli occhi o nel cuore di chi ci circonda. Può rappresentare un tassello del voler bene, del vedere intimamente la bellezza del fuggevole.

Fuggevoli istanti di estrema empatia,  o un conforto con la realtà altrui.

Può essere un modo di pensare al dopo, al domani, al futuro; o anche una semplice idea da attuare, per vivere una sconosciuta concretezza.

Può anche essere una divagazione, per nascondere qualcosa, o solo un’autentica ricerca di certezze.

Genio e creatività

Il fondatore di una famosa casa vinicola italiana, oggi produttore e distributore di vini pregiati in oltre cento paesi nel mondo, iniziò la propria attività nel 1821. Girava il circondario del suo territorio con una enorme botte, posizionata su un carrettino trainato da un cavallo e portava con sé un inseparabile fiasco del vino prodotto con le uve della sua terra. Ad ogni osteria, incrociata sulla sua strada, si fermava e attaccava discorso con l’oste che non poteva fare a meno di chiedergli di assaggiare il vino. Mesceva un bicchiere dal fiasco e lo porgeva all’oste. Questi, una volta assaporatane l’ottima qualità, non indugiava a chiederne una fornitura per il suo locale, chiedendo di attingerne la quantità desiderata dall’enorme botte in bella mostra sul carrettino.

Il produttore, però, gli negava la possibilità di fornirgli quanto richiesto perché affermava che il vino contenuto nella botte fosse già tutto prenotato e, quindi, in distribuzione. L’oste, pertanto, ne ordinava il quantitativo desiderato, dando anche un acconto sulla consegna convenuta da lì a qualche giorno. Soddisfazione di entrambi e il carrettino trainato dal cavallo continuava il giro.

In realtà il solo vino esistente era quello contenuto nell’inseparabile fiasco in quanto l’enorme botte conteneva solo acqua.

Il genio consisteva nel fatto di “vendere sul venduto”. In effetti il produttore si era inventato il modo di consegnare quanto richiesto andando in giro con il prodotto del solo fiasco.

Tale trovata gli consentiva di accaparrarsi  clienti e caparre, provvedendo in seguito alle consegne, senza impegnare inutilmente il vino in inutili spostamenti.

Un altro esempio di precursore geniale della pubblicità di un prodotto, si narra, fu il vescovo tedesco Defuk, intenditore di vini. Accompagnando, intorno al 1100, Enrico V di Germania a Roma si faceva precedere dal suo fidato coppiere Martino che aveva il compito di fermarsi alle taverne poste lungo la strada e assaggiare il vino. L’accordo era che se il vino fosse genuino e di qualità, Martino avrebbe lasciato scritto sul muro esterno della taverna “EST”. Quel segnale serviva al vescovo per sostare in un posto dove l’illustre ospite avrebbe potuto ristorarsi bevendo  un ottimo vino. Accadde che nei dintorni del lago di Bolsena il fidato Martino si imbattesse in un’osteria fornita di un vino particolarmente buono. Restava, a quel punto, trovare un modo per comunicare al vescovo tanta bontà. Martino all’uscio lasciò la scritta “EST EST EST”.

Ancora oggi il vino “EST EST EST”, di Montefiascone, è un prodotto conosciuto nel mondo come eccellenza italiana.

Il connubio genio e creatività, quando si riesce a trovare la giusta misura, è un formidabile mezzo per la comunicazione e la promozione di idee e prodotti. Guai, però, non riuscire ad esaltarne i pregi, si finirebbe per confondere il genio con la sregolatezza e la creatività con una inutile fantasia della effettiva realtà.

Oltre l’illusoria  attrattiva

Esistono modi per descrivere ciò che si prova, ma non sempre si riesce a essere chiari nell’esplicazione. Il trucco, l’abbigliamento, l’eleganza, l’avvenenza, il garbo, la classe, sono tutti elementi che possono determinare la bellezza. Tuttavia si può andare oltre ed essere sensibili ad altri aspetti. Un sorriso, una parola, un abbraccio, un contatto, uno sguardo: ecco la bellezza che può consentire di comprendere  l’importanza delle situazioni.

Non è il nulla nel niente o il niente nel nulla; è, più semplicemente, tutto ciò che rispecchia le esigenze desiderate.

Non interessa sapere per dirlo, è appagante il solo conoscere per viverlo.

Ritenere la propria “furbizia” al di sopra di ogni sospetto, ormai un’abitudine dilagante

Il sospetto che in troppi, ormai, parlano senza alcuna cognizione – diciamocelo chiaramente – è sempre più diffuso.

Sembrano non rendersi neppure conto come la fiducia necessiti ai cittadini italiani che, per poter ricominciare la risalita della china, devono credere in loro stessi. Resistere e basta, non appare affatto un’adeguata soluzione.

Le frequenti mistificazioni, tra i fatti e le promesse, sono a nudo; con il risultato di far emergere i ciarlatani.

Non si riesce a far emergere un semplice, basilare, concetto: con le diatribe  non si possono affrontare le emergenze.

Eppure, alimentando il subbuglio su una parte produttiva e compulsandone un’altra, propensa all’assistenzialismo, aveva già condotto ad una prova di forza; ad un muro contro muro, senza molte speranze di positivo riscontro. Lo si sapeva, era nella logica dei fatti e delle cose. Il risultato è apparso impietosamente chiaro: l’esultanza dal balcone – alla fine – non ha lasciato impressioni apprezzabili.

Il peggiore dei risvolti resta, a tutt’oggi, l’assoluto impoverimento dei valori ed il palese decadimento del rispetto delle Istituzioni.

Il messaggio che traspare è sopravvivere con espedienti. Questo il solo scopo che  attrae l’attenzione di coloro che dovrebbero badare, invece, al bene della Comunità. Si persevera con propaganda, spicciola e senza alcun rilievo, in attesa di un regolamento dei conti che sarà inevitabile.

E’ tempo ed ora di smetterla con i toni alti e la sistematica derisione. L’ironia non è da tutti e, inoltre, per poterla praticare necessita di tre prerogative imprescindibili: età, cultura ed intelligenza. Nell’attuale contesto se ne riscontrano l’assenza, per un verso  o per un altro,  e si ravvisano solo desolanti furbizie. Comprese le astute – o forse disperate –  “trovate” in un contesto di emergenze che nessuno poteva prevedere.

Il tempo è sempre tiranno, anche con gli accentratori e gli improvvisati.

E, come sempre, auguri a noi.