Roma 12.02.2019. L’analisi sui costi-benefici della TAV Torino-Lione ieri è stata pubblicata sul sito istituzionale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.
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Roma 12.02.2019. L’analisi sui costi-benefici della TAV Torino-Lione ieri è stata pubblicata sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

Da una prima lettura della relazione emerge il giudizio impietoso degli esperti incaricati dal Ministro Toninelli. Per la commissione composta dal: prof. Marco Ponti, prof. Paolo Beria, ing. Alfredo Drufuca, esperto in economia dei trasporti Riccardo Parolin e il prof. Francesco Ramella, tutti esperti del settore ed estremamente scettici e contrari all’utilità dell’opera, la TAV sarebbe un inutile spreco di soldi pubblici. I costi, secondo il gruppo di esperti,  ammontano tra i 5,7 e gli 8 miliardi di euro a fronte dei benefici che se ne ricaverebbero di circa 800 milioni, cifra molto lontana dai 20 miliardi stimati da Telt, la società Italo francese che segue i cantieri.

La stima degli esperti del Mit

I tecnici hanno analizzato le precedenti stime sul traffico, merci e passeggeri, stilate a partire dal 2011 dall’Osservatorio. Secondo gli esperti, infatti, per poter rientrare dell’investimento il traffico ferroviario sulla tratta Torino – Lione dovrebbe avere un incremento di 25 volte rispetto a quello attuale. Le precedenti stime prevedevano un incremento del volume di merci avrebbe dovuto passare dagli attuali 2,7 milioni di tonnellate ai 51,8 mentre quello passeggeri sarebbe dovuto passare dagli attuali 700 mila persone alle 4,6 milioni. Circostanza altamente improbabile, considerando che il traffico registrato fino ad oggi, sull’attuale tratta, è sempre uguale dal 2004. Anche se il flusso aumentasse del 2,5 % ogni anno il gap tra costi è benefici sarebbe comunque negativo.

Nell’analisi compiuta dagli esperti anche la stima dell’impatto ambientale dell’opera viene meno. Attualmente, nel tunnel del Frejus circolano circa 2000 Tir al giorno per cui i benefici ambientali derivanti dall’opera vengono sminuiti: al massimo 7-800 mila tonnellate annue di anidride carbonica in meno. Inoltre, nel bilancio negativo redatto dal gruppo di esperti del ministero incidono anche le mancate entrate derivanti dalle accise sulla benzina  e pedaggi autostradali dovuti allo spostamento dei camion su ferrovia. Le perdite stimate da queste due entrate ammontano a 4,6 miliardi.

Quanto costerebbe rinunciare all’opera

Non è possibile fare una stima esatta di quanto costerebbe rinunciare alla TAV. Secondo la relazione tecnico-giuridica redatta dall’avv. Pucciariello, però, si può ipotizzare che nel caso di scioglimento dei contratti in corso un risarcimento a carico dello Stato per le società occupate nella realizzazione dell’opera. Il nostro paese si troverebbe a dover pagare il 30% dell’ammontare dell’importo della parte di utile ancora da conseguire al momento dello scioglimento. Inoltre, a titolo di risarcimento o “penalità” esplicitamente previste dal Grant Agreement, le quali si verificano solo nell’ipotesi in cui lo scioglimento venisse giudicato alla stregua di una violazione dell’accordo per colpa grave, la somma dovuta si aggirerebbe tra un minimo di 16 ad un massimo di 81 milioni di euro. Alle predette somme potrebbe aggiungersi la richiesta di risarcimento da parte della Francia per i costi sostenuti che è pari a circa 400 milioni di euro e di altri 297 milioni di euro, non ancora percepiti, ma dovuti alla stessa in base al Grant Agreement. Infine, come se ciò non bastasse l’Italia dovrebbe restituire all’Unione europea tutti i fondi percepiti fino ad oggi che ammontano a circa  535 milioni di euro.

Continuare l’opera a detta degli esperti potrebbe essere uno spreco, tuttavia, interromperla a questo punto, comporterebbe di certo un inutile spreco di denaro.

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Mi chiamo Benedetta Greco, nel 2013 mi sono laureata in giurisprudenza, presso l'università Federico secondo di Napoli, con tesi sulla definizione di terrorismo in diritto internazionale (di cui vado molto fiera). Ho collaborato come praticante avvocato abilitato per diversi Studi legali e nel 2016 dopo tre anni di gavetta ho superato con successo l'esame di abilitazione alla professione forense. Le mie esperienze professionali si estendono anche al piano della didattica: nel 2014 ho diretto dei moduli riguardanti la “Legislazione commerciale” e “ Legislazione fiscale” nell'ambito di un corso sui “Requisiti professionali per il commercio” nonché un modulo sui “Riferimenti normativi e legislativi in ambito socio sanitario” rientrante nel corso di studi per l’acquisizione dell’attestato di Operatore socio sanitario.