Bimbi e tecnologia educativa: siamo alle soglie di una rivoluzione?
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Tecnologia educativa propone di sconvolgere le tecniche di apprendimento così come le conosciamo. Verità o ennesimo flop?

In principio c’erano le scuole tradizionali con maestri, lavagne, enciclopedie ed inchiostro, poi sono arrivati i tablet, la rete, Wikipedia ed i tutorial su YouTube, ora è la volta della moda della tecnologia educativa.

Apprendere, si, ma come?

La nuova frontiera dei metodi educativi è la Tecnologia Educativa o Tecnologia dell’Educazione (TE), che in sintesi è “lo studio e la prassi etica di facilitare l’apprendimento e migliorare le prestazioni creando, utilizzando e gestendo adeguati processi tecnologici e risorse”, così come definito su Wikipedia.

Tale metodologia di apprendimento utilizza in maniera integrata ed interattiva sia hardware che tecniche educative appositamente sviluppate per sfruttare al meglio i progressi tecnologici.

Da una base comune, sono gemmati differenti settori, che comprendono la teoria dell’apprendimento, la formazione assistita dal computer, l’apprendimento on-line, utilizzando anche devices mobili quali smartphone e tablet.

In definitiva è più agevole dare una definizione operativa che tecnica. In pratica, quindi, si adoperano metodi della tecnologia educativa quando si tenta di migliorare le condizioni di apprendimento utilizzando mezzi tecnologici in modalità specifica per influenzare positivamente l’apprendimento.

Declinazioni differenti del concetto di tecnologia educativa

In questo campo, necessariamente innovativo, non ancora maturo e quindi ancora libero di esprimersi in modi diversi e non codificati, tuttavia è possibile distinguere alcuni trends dominanti.

Il più facile da riconoscere è quello della TE utilizzata come supporto, impiegando quindi lavagne luminose, slide-show ed audiovisivi durante lezioni tradizionali.

Il passo successivo è quello costituito dalla TE come costruzione di modelli, intendendo la definizione di modelli matematici simil reali in ambiti ludici, sino alla simulazione di ambienti sociali, o di situazioni verticali, possibilmente con meccanismi di retroazione che ne aumentino la verosimiglianza con la realtà materiale.

Altra declinazione del concetto è poi quella della TE come analisi delle trasformazioni indotte dai media nei processi di lettura/scrittura, intendendo però soprattutto le modalità cognitive collegate all’atto.

Tutti questi settori poggiano ovviamente su solide basi teoriche, che rientrano nella scienza dell’educazione e che sfruttano a piene mani le più avanzate teorie dell’apprendimento.

La nascita di un nuovo paradigma dell’apprendimento

Il punto chiave è quindi la consapevolezza di non perseguire vecchi schemi utilizzando strumenti nuovi, ma piuttosto di sfruttare le potenzialità offerte dalla tecnologia per far leva su processi della mente umana in formazione per potenziare i risultati con minore sforzo.

In pratica, non staremo assistendo alla sostituzione della penna d’oca con la penna biro, ma piuttosto alla creazione di nuovi percorsi creativi che sfruttino sinestesie tra i sensi dei discenti per sedimentare nel profondo le nuove nozioni, creando nel contempo collegamenti forti che favoriscano la comprensione ed il ricordo proattivo.

La promessa della TE consiste, quindi, nel potenziamento dell’apprendimento sfruttando vie biologiche sviluppate dall’evoluzione per la difesa e la sopravvivenza ma che l’essere umano può sfruttare per imparare meglio e più rapidamente.