Nella rubrica Pillole di archeologia si parla, oggi, del Tempio di Artemide di Efeso (fonte Milano Platinum)
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Il Tempio di Artemide di Efeso, che sorgeva all’interno di un santuario dedicato alla dea greca della caccia, attirò l’attenzione del grande e ricco re di Lidia, Creso

La vicenda del Tempio di Artemide di Efeso fu però piuttosto sfortunata. La sua storia è l’argomento odierno della puntata di Pillole di archeologia.

Le origini remote del Tempio di Artemide

Il Tempio di Artemide di Efeso è la terza tappa del nostro percorso alla scoperta delle sette meraviglie del mondo antico. Sono diverse le fonti letterarie che documentano l’esistenza di questo edificio sacro, situato in quella che era l’Asia Minore e che oggi corrisponde alla Turchia. Alcuni poeti greci, come Callimaco e Pindaro, ritengono che il tempio sarebbe stato innalzato dalle Amazzoni, guerriere mitologiche che emigrarono nei dintorni di Efeso dalla regione montagnosa del Caucaso.

Anche Pausania, autore della Periegesi della Grecia, afferma un’origine molto lontana dell’edificio sacro, anche se non ne identifica esattamente i costruttori. Erodoto, primo storiografo del mondo antico, riporta che il re Creso, noto per le sue ricchezze, avrebbe provveduto a donare gran parte delle colonne del tempio.

Più di un secolo per la sua costruzione

In merito ai tempi di costruzione, Plinio il Vecchio, autore della Naturalis Historia, afferma che furono necessari 120 anni. Inoltre, la sua realizzazione, secondo lo scrittore latino, era stata eseguita grazie ad una grande colletta che aveva coinvolto tutte le principali città dell’Asia: 127, tante quante erano le colonne che formavano la struttura templare.

Lunga e tormentata la storia del Tempio di Artemide a Efeso (fonte GetYourGuide)

Infine, lo stesso Plinio identifica l’architetto che progettò questa meraviglia dell’architettura antica: Chersifrone di Cnosso. Quest’ultimo, secondo Vitruvio, venne aiutato anche dal figlio Metagene: per innalzare l’edificio entrambi i progettisti avrebbero scritto addirittura un trattato. Secondo un’altra fonte, Diogene Laerzio, anche Teodoro di Samo avrebbe collaborato durante i lavori.

Dall’incendio di Erostato alla totale distruzione

Il Tempio di Artemide fu però distrutto da un incendio divampato nel 356 a.C. a causa di un esaltato, di nome Erostato. Alessandro Magno, che visitò l’edificio ancora in rovine, propose di ricostruirlo mediante una grande questua. Tuttavia, furono necessari alcuni decenni perché l’opera si completasse. La distruzione definitiva del tempio sarebbe avvenuta nell’arco di due circostanze: prima, con l’invasione dei Goti, nel 263 d.C.; poi, con l’abbattimento da parte dei Cristiani, nel 401 a.C. Molte delle sue colonne, infatti, furono reimpiegate all’interno della Chiesa di S. Giovanni di Efeso e di S. Sofia a Costantinopoli.

I dati archeologici

Il Tempio di Artemide di Efeso è stato interessato da diverse campagne di scavo a partire dal 1869 sino al 1994. Da tali indagini si è appurato che il primo edificio, precedente di circa un secolo quello di Creso, doveva avere una cella scoperta, con solo un baldacchino per coprire la statua di culto. Questo nucleo era poi circondato da otto colonne lignee sui lati lunghi e da quattro su quelli corti.

Successivamente, con la ricostruzione sotto il re lidio, il tempio acquisì la sua facies monumentale: una doppia fila di colonne, con rocchi scolpiti con scene di processione, separava l’altare, esterno, dalla cella, sempre priva di tetto. Con la ricostruzione successiva all’incendio di Erostato, il Tempio di Artemide vide una piattaforma di base (stilobate) più elevata e l’aggiunta di un colonnato sul retro del vano in cui era posizionata la statua di culto (opistodomo).

Anche in questa fase, alcuni rocchi era decorati con temi figurati. Uno di questi, oggi custodito al British Museum, sarebbe stato realizzato dal celebre Skopas, che prese parte ai lavori di un’altra “meraviglia del mondo antico”, come il Mausoleo di Alicarnasso.

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Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.