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Urge rispetto della Democrazia

Momenti di grande nervosismo hanno pervaso la giornata politica, mentre le imprese e il Popolo attendono soluzioni concrete.
Al dibattito su una sfiducia, mai seriamente considerata, è seguito un putiferio, assai sconfortante per il Governo.
Altri annunci, altre soluzioni propagate. In effetti non si sono ancora avvertiti i sollievi della precedente manovra e, del resto, la fiducia continua a scevrare la speranza dalla tolleranza.

Lo snellimento dichiarato – da attuarsi  con un decreto ad hoc – richiama alla mente scenari già visti e, purtroppo, anche vissuti.
Il peggio è alle spalle, ci viene propinato, ma non abbiamo ancora compreso cosa ci riservi il futuro. Tutte le diatribe, che stanno coinvolgendo il Parlamento, non sembrano denotare un intento di unità per fronteggiare, con comune sinergia, quanto, irrimediabilmente, si sta ponendo all’orizzonte.
Irrita la assoluta babilonia imperante, al cospetto di situazioni davvero estreme.

Immediata inversione di rotta

Gli eroi sono stati già dimenticati; nel novello provvedimento non appare alcuna gratifica destinata a medici, infermieri e personale sanitario tutto.
Una sponda scarica sulle Regioni, un’altra addossa alla Centralità una dimenticanza davvero imbarazzante.
L’auspicio, più volte disatteso, che gli animi possano placarsi appare solo una chimera, alla luce dei perduranti diverbi; neppure una giornata, davvero sgradevole, sembra avere avuto effetti.

Un Ministro della Repubblica che esce azzoppato, una maggioranza dilaniata da equilibri instabili, un’opposizione mordace, ma senza ricette salvifiche, compongono un quadro fragile e assai precario.
Alla fine il Popolo paga e, inevitabilmente, è alla mercé dell’impetuoso sfogo al libero mercato dell’opportunità.
Aumenti giustificati dai mancati aiuti, incrementi di prezzi motivati dall’assenza di sostegni tangibili, rimarcano come la Comunità sia la sola, vera, unica, vittima predestinata.

Comunità non intesa come singola identità, ma nel senso di un connubio imprescindibile, tra cittadino e tessuto sociale circostante.
Non è speculazione, ma esigenza di risollevarsi. Questo il mantra ricorrente, ma si continua a raccontare un’Italia totalmente diversa dalla realtà, la narrazione è assai fuorviante.
L’assenza di liquidità è un dato di fatto inconfutabile.

Inevitabili dissensi

Si registrano i primi, ma certamente non ultimi, conflitti di collettività allo stremo.Operatori turistici, scuole guida, dipendenti di circuiti legati, indissolubilmente, all’ambito estivo, sono sul piede di guerra e, nelle ultime ore, si sono aggiunte forti proteste a Milano, Roma, in Sardegna, Piemonte e Toscana degli addetti alle scuole primarie e dell’infanzia.
Educatori ed imprenditori del settore, sono stati completamente esclusi da ogni contesto emergenziale.

A poco serve sventolare la salvifica bandiera dell’attuale decreto “Rilancio”, come primo con soldi veri; le manifestazioni di disapprovazione appaiono, ormai, inevitabili.
Solo se le cose andassero per il giusto verso, con procedure semplificate e snellite all’inverosimile, si potrebbe aspirare ad un minimo di ristoro.
Siamo già, in pratica, alla fine di maggio e in una crisi, come quella attuale, la linea di demarcazione, tra la bugia e la verità, affiorerà a settembre.

Con un ulteriore aggravio: quando e come si tornerà a scuola?
La didattica a distanza – in un Paese che, tra l’altro, ha tantissime zone dove la connessione adeguata è un’utopia – non può essere il sollievo perdurante; gli istituti alberghieri, quelli tecnici in genere, non possono reggere sul rimedio in argomento.
Ci sono settori in cui la presenza fisica, da parte di docenti e studenti, è imprescindibile per il raggiungimento di obiettivi.

Siamo alle consuete note finali: auguri a noi.

 

Raimondo Miele