Al Mann Thalassa, una mostra sull'archeologia subacquea (fonte informareonline.com)
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La mostra “Thalassa – Meraviglie sommerse dal Mediterraneo”, inaugurata giovedì 12 dicembre presso il Mann, raccoglie circa 400 reperti provenienti da diversi musei italiani e stranieri e scoperti nei fondali del cosiddetto Mare Nostrum

L’esposizione napoletana, che è il tema odierno della rubrica Pillole di Archeologia, è impreziosita non solo dai ritrovamenti marini, molti dei quali emersi dalle acque della Campania e della Sicilia, ma anche da installazioni multimediali che coinvolgono a 360 gradi il visitatore nelle suggestive scoperte subacquee.

Thalassa: dal relitto di Anticitera l’inizio di un’epopea

La mostra Thalassa, allestita al Mann nel Salone della Meridiana ed all’interno della sottostante Stazione Neapolis, rappresenta il giusto tributo verso i primi esponenti e promotori di una branca importantissima dell’archeologia. Con la scoperta casuale del relitto di Anticitera, nell’ottobre del 1900, ad opera di un equipaggio di pescatori si sviluppò sempre più la consapevolezza che non solo la terra ma anche il mare, ed in particolare il Mediterraneo, potesse offrire preziose testimonianze di un passato lontano.

Proprio al famoso carico rinvenuto nelle acque a nord-ovest di Creta e ad altri ritrovati lungo le coste italiane è dedicata una delle nove sezioni di Thalassa. Oltre ad alcuni reperti concessi in prestito per questa circostanza dal Museo Archeologico di Atene (coppe di vetro, frammenti di ossa e di statue in bronzo), emerge anche una suggestiva ricostruzione 3D della Macchina, un modello primordiale di planetario che dimostra la perizia dei navigatori del I secolo a.C., epoca in cui l’imbarcazione greca sprofondò.

La vita di bordo nel mondo antico

Un interessante settore della mostra è incentrato sugli strumenti usati quotidianamente dagli antichi pescatori del Mare Nostrum. Nello specifico, un gruppo di reperti formato da ami, pesi da rete, un timone e galleggianti proviene dagli scavi di Ercolano, città che in età romana era affacciata direttamente sul mare e che dalla sua spiaggia ha restituito i corpi di circa 300 vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

La mostra Thalassa sarà visitabile sino al 9 marzo 2020 (fonte arte.it)

Altri importanti oggetti, legati alla vita a bordo, sono costituiti da un frammento di ingranaggio, appartenente ad un presunto astrolabio, più antico, forse, della Macchina di Anticitera e scoperto nelle acque di Olbia; un’ancora di bronzo, scoperta nei fondali di Vivara (Procida) ed un bacile di terracotta da Panarea, databile al III secolo a.C. ed usato per riti religiosi. Le numerose anfore da trasporto, contenenti olio, vino e garum (salsa a base di pesce), documentano l’esistenza di rotte commerciali molto ampie lungo tutto il Mediterraneo.

La camera immersiva

Per quanti volessero vivere, seppur virtualmente, l’emozione di una scoperta archeologica subacquea, è visitabile, nella mostra Thalassa, una speciale camera “immersiva”. Grazie anche ad una particolare combinazione di luci, lo spettatore viene catapultato in alcuni fondali del Mediterraneo, come quelli della Liguria, di Palinuro e della Grotta Azzurra di Capri. Le immagini in questione, estrapolate da documentari, sono state girate ad una profondità di circa 600 metri.

Sinergia del Mann con enti pubblici e privati

La mostra Thalassa, che sarà visitabile sino al prossimo 9 marzo, è stata realizzata grazie alla sinergia tra il Mann ed una serie di attori pubblici e privati: dalla Regione Siciliana al Parco Archeologico di Paestum; dal Museo di Villa San Michele di Anacapri ad una serie di soggetti imprenditoriali, come Coelmo, che ha fornito gruppi elettrogeni a basso impatto ambientale, ed Ett, che ha invece elaborato i prodotti multimediali presenti nella sezione dei relitti.

Nel ricordo di Sebastiano Tusa…

La mostra Thalassa, infine, rappresenta un sincero e doveroso omaggio verso uno dei suoi curatori: Sebastiano Tusa, tragicamente scomparso lo scorso marzo in un incidente aereo, figura di rilievo dell’archeologia subacquea in Sicilia ed in Italia Meridionale.

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Nato a Taranto nel 1986, Angelo Zito frequenta il liceo classico conseguendo la maturità classica nel 2005 con il punteggio di 97/100.  Nel 2009 consegue con il massimo dei voti il titolo di Dottore in Conservazione dei beni culturali dell'Università presso l'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e nel 2011, presso lo stesso ateneo e con il medesimo esito, il titolo di Dottore Magistrale in Archeologia. Nel mese di aprile 2018 conseguirà il Diploma di Specializzazione in beni archeologici, titolo equipollente al dottorato di ricerca, necessario per l'accesso ad incarichi professionali presso il Mibact. Membro dello staff direttivo dell'Associazione culturale Heracles 2015, giornalista pubblicista dal maggio 2017, attualmente collabora con Il Giornale Off, approfondimento culturale online del quotidiano milanese.