tim cook al parlamento europeo
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L’intervento dell’Ad di Apple smuove le acque rispetto al dibattito pubblico sulla tutela della privacy negli Stati Uniti. Al Parlamento Europeo, Cook parla di “sorveglianza” e di “rischio per i diritti individuali”, aprendo un dibattito oltreoceano che è però ancora allo stato embrionale. Riuscirà l’America di Trump e delle grandi compagnie web a fare passi in avanti in questo senso?

Arriva direttamente dal Parlamento Europeo, o meglio dalla Conferenza internazionale UE sul diritto alla privacy tenutasi a Bruxelles, l’allarme dell’Ad di Apple, Tim Cook, sulle tematiche relative alla privacy e alla tutela dei dati personali sul web. L’utilizzo dei dati personali degli utenti di internet è da considerarsi oggi come “arma dall’efficienza militare”, in un sistema di sorveglianza che rischia di non diventare troppo lontano da quello dei regimi totalitari del passato.

Una legge americana sul modello europeo

La necessità, sostiene Cook, è che gli Stati Uniti si dotino quanto prima di un sistema normativo sul modello di quello europeo, quel GDPR che viene guardato oltreoceano da alcuni con sospetto, da altri con grande ammirazione, fin dal momento della sua nascita.

«Tutto – ha detto Cook nel suo intervento – è oggi sotto controllo. Le nostre speranze, le nostre paure, tutto è finito in profili digitali a disposizione di società che ci conoscono assai meglio di come ci conosciamo noi stessi. Arrivano così a mostrarci solo le cose che ci interessano, e un domani, a selezionare, a seconda delle necessità, informazioni che ci rassicurino o ci facciano paura. Persino le notizie. E questa si chiama sorveglianza».

Tecnologia e democrazia

Le dichiarazioni arrivano da un pulpito, come quello Apple, da sempre attento alle tematiche relative alla privacy e alla protezione dei dati personali dei suoi utenti. Un’azienda la cui attenzione a queste questioni è universalmente riconosciuta, non solo dai fruitori dei loro prodotti. «La tecnologia – ha spiegato – può far progredire la società, ma può fare anche danni o essere pericolosa, sebbene nasca come qualcosa di neutro, siamo noi che dobbiamo indirizzarla».

In che mondo vogliamo vivere?

Il momento, ha concluso Cook, è propizio perché anche l’America si doti di una legge come quella europea sulla privacy, che già a pochi mesi di distanza dalla sua entrata in vigore sta mostrando risultati importanti. «Seguire l’esempio di Bruxelles è indispensabile, nella tutela di un diritto fondamentale come la riservatezza, oggi sempre più a rischio». In che mondo vogliamo vivere? È questa la domanda con cui si è chiuso l’intervento di Cook, un personaggio che con la sua autorevolezza potrebbe avere una voce in capitolo importante, quantomeno sul dibattito pubblico futuro sulla questione. Sarà pronto il paese e la sua politica a seguirlo?