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Il tempo delle scelte

Dalle premesse alle promesse; dalle basi alle fondamenta; dagli intenti  alle realizzazioni. Questo, fino ad ora, quanto percepito dal Paese, in attesa di comprendere su quali certezze poter confidare per ripartire.
La pandemia si è allargata; dalla pericolosità sanitaria, tutt’altro che esaurita, alla minaccia sociale ed economica. I mezzi di comunicazione continuano ad emanare echi propagandistici, i dissapori tra centralità e territorio si rinnovano, giornate dure e pesanti si susseguono.

Da più parti, ormai, il disagio è chiaro; sembra essere impalpabile a chi, invece, dovrebbe averne immediata contezza. La sfiducia sta sconfinando nella protesta organizzata; un’esasperazione latente si sta tramutando in segnali assolutamente preoccupanti.
Assistenti civici sì, assistenti civici no; se accostati a pattuglie di repressione, da ritenersi del tutto inadeguati ed inutili; se, invece, connotati di volontariato,  imperniati su fondamentali principi di rieducazione, da analizzarne l’opportunità.

Permangono, purtroppo, problemi di precisione circa l’informazione. Chi dice cosa e che cosa ha detto chi, sembra essere la moda attuale; alla fine la confusione regna sovrana e le norme si moltiplicano, ai danni di attività economiche bisognevoli di sostegni immediati.
Per giunta, come se non fossimo, già di nostro, sufficientemente irritati, un altro elemento ha scatenato un putiferio politico. La Giunta per l’immunità del Senato ha bocciato la richiesta dei magistrati di Palermo (affare Open Arms). Spaccatura in una maggioranza, già di per sé incrinata.

Sarebbe ora, finalmente, di chiarezza e di dirimenti spiegazioni.
Nel mentre, il 3 giugno è alle porte e, purtroppo, il fatto che l’organizzazione sanitaria, capillare sulle zone interessate, appare ancora carente, è più di un ragionevole dubbio.

Cognizione e rispetto delle circostanze

Il diritto alla salute non può escluderne altri; manca la cognizione della coesione sociale e, così proseguendo, ci stiamo avviando al caos totale. Davanti a Comuni, Regioni ed altre Istituzioni, si moltiplicano i malcontenti; e nei prossimi giorni sono annunciate altre manifestazioni di insofferenza.
Da più parti si palesa uno scollamento di rapporti tra Governo, Regioni e Comuni.

Scuola in agitazione, dissensi diffusi, fibrillazioni nella maggioranza, vari settori economici si ritengono dimenticati o danneggiati, piscine e paninoteche con regole nuove da “digerire”, locali con orari che non possono assolutamente coincidere, con le esigenze degli imprenditori interessati. Tempi assai complicati a coniugarsi con il rispetto delle regole, tra una babilonia di ordinanze; nuove norme che potrebbero rendere impossibile la ripresa di molte attività.

La settimana prossima si annuncia decisiva, ai fini del monitoraggio del contagio; si dovranno trarre le prime conclusioni sull’andamento della pandemia. Intanto sono scattati, implacabili, i primi rincari; dal “semplice” caffè alla spesa giornaliera; dalla pizza ai servizi alla persona. Le segnalazioni si susseguono tra i più disparati settori.
Di contributi ancora non ci sono tangibili riscontri, ma le spese da affrontare sono concrete.

E se dovessimo alzare lo sguardo, all’orizzonte si stagliano crisi irreversibili; Ilva, Mittal, Whirpool. Ma non avevano assicurato che tutto era risolto?
La perenne propaganda arriva a presentare il conto; il dilettantismo allo sbaraglio sembra, ormai, un fatto incontrovertibile.
Uno dei tre poteri di uno Stato di diritto, secondo la classica teoria di Montesquieu, corre serio pericolo di restare sommerso dai cattivi frutti di una pessima semina.
Un altro elemento che infonde sfiducia nella collettività.

L’emanazione dei decreti attuativi, necessari per la fattività del “Rilancio”, sono attesi entro il 20 giugno, ma la circostanza non allevia le inquietudini; luglio sarà alle porte e, a tal punto, agosto incombente. Il passo verso l’autunno sarà breve e, inevitabilmente, il malato in agonia potrebbe finire, definitivamente, di respirare.

A tal punto, davvero non basterebbe più il solito auguri a noi.

 

Raimondo Miele