Il cyberbullismo è qualcosa di abberrante
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Troppe ragazze, come la giovane Tiziana Cantone, sono vittime di bullismo cibernetico. In un libro la madre di Tiziana racconta la tragedia di un femminicidio social

Il 13 settembre 2016 fu il giorno più brutto per Maria Teresa Giglio, madre di Tiziana Cantone, la trentatreenne campana morta suicida a causa del bullismo e delle offese subite per dei video hard, diventati virali su internet.

Bisogna lottare contro il bullismo. Siamo tutti Tiziana Cantone
Bisogna lottare contro il bullismo. Siamo tutti Tiziana Cantone

Una madre che lotta per la verità

Una tragedia immane, che ora viene ripercorsa in un libro edito dalla Jouvence, dall’evocativo titolo Uccisa dal web. Tiziana Cantone. La vera storia di un femminicidio social.

Il volume è opera della madre di Tiziana, assistita dal giornalista Luca Ribustini e dall’avvocatessa Romina Farace.

Una sorta di terapia, nella quale si è voluto rendere giustizia ad una giovane donna, acqua e sapone, il cui unico torto è stato quello di affidarsi troppo a persone sbagliate.

Tiziana era una persona fragile, abbandonata dal padre appena nata e in cerca di una figura maschile forte alla quale appoggiarsi.

Un femminicidio social

Secondo chi scrive questo articolo, è sintomatica l’ultima parte del titolo del libro che racconta la vicenda della Cantone: la vera storia di un femminicidio social.  Siamo abituati, purtroppo, a sentire parlare di femminicidio ma è la prima volta, o una delle prime, che si accosta a questa terribile parola il termine social.

Una sorta, permettete l’espressione, di femminicidio 2.0. Non si ammazza più la donna con la violenza fisica ma con un altro tipo di brutalità, quella verbale e quella nei commenti dei video e delle foto.

Come ci sentiremmo, infatti, a veder diffuso un video o una foto che non vorremmo far conoscere agli estranei. Riusciremmo a resistere agli insulti, alle invettive e alle ingiurie che altre persone ci rivolgono dietro l’anonimato che ci offre il web?

È forse giusto tutto ciò? Ovviamente no. In realtà , noi tutti siamo Tiziana Cantone. Persone fragili, bisognose di affetto e che si affidano, a volte, a persone che non lo meritano affatto.

Lottare contro tutto ciò è necessario e doveroso. Non lasciamo più sole le varie Tiziane che ci sono in giro. Ricordatevi, e ricordiamoci, che la prossima vittima può essere ognuno di noi.

 

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Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.