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Lo studio effettuato e finanziato dal National Institutes of Health statunitense sottolinea come l’uso prolungato di dispositivi elettronici in tenera età incida sulle funzioni cognitive dei bambini

Ormai non è più soltanto una riflessione, un dubbio o un timore.  I paralleli e i paragoni su cui ogni persona nata nello scorso secolo si è soffermata anche solo per un secondo, guardando alla nuova generazione, trovano finalmente un riscontro scientifico.

È innegabile: il vecchio Super Santos, le ginocchia sbucciate, gli innocenti passatempi di un’infanzia incontaminata, sono stati definitivamente sostituiti dai congegni elettronici, che troppo presto portano i bambini a confrontarsi con un mondo più grande di loro.

Ma il focus dell’analisi è centrato in particolare sull’uso prolungato degli smartphone e sull’effetto concreto che può comportare il passare troppe ore davanti a uno schermo.

I dettagli della ricerca sugli smartphone

L’indagine, effettuata su un campione di 4500 ragazzi tra i 9 e i 10 anni di età dediti a un uso prolungato dei devices, ha evidenziato una netta differenza tra questi ed utenti meno attivi. Ciò si evince in particolare dalle scansioni celebrali ultimate.

È stato dimostrato come la corteccia celebrale, la parte più esterna del cervello dedita all’elaborazione delle informazioni provenienti dal mondo sensibile, tenda immancabilmente e prematuramente ad assottigliarsi, in coloro che fanno uso di dispositivi elettronici per più di 7 ore al giorno.

L’importanza della sensibilizzazione

Lo studio è stato rivelato nel programma “60 minutes” della CBS. Ciò ha dato la possibilità di raggiungere un ampio target di persone, sottolineando l’importanza di una pubblica sensibilizzazione su un argomento tanto importante.

La ricerca è ancora nella sua fase embrionale e solo il tempo potrà dipanare tutte le perplessità del caso. L’ente americano, mirando a un quadro più completo, ha inoltre ampliato il raggio d’azione dello studio, ponendo l’attenzione sulla concomitanza che altri fattori quali eventi traumatici, eventuali abusi, o prematuri eccessi di sostanze nocive (fumo, alcol) possano avere su i più giovani.

Laureata in "Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica", appassionata di lettura e scrittura fin dai tempi della mia infanzia: al tempo i miei temi venivano pubblicati su un giornale locale della mia cittadina, Marigliano. Crescendo sono diventata una sportiva che non si è limitata solo a praticare calcetto, ma a scrivere anche articoli: quando il presidente della mia squadra ha visto che avevo una certa bravura nello scrivere, mi ha messo in contatto con la sezione sportiva di un quotidiano campano, Metropolis al quale inviavo un articolo ogni settimana che descriveva minuziosamente la partita della squadra. La mia scrittura poi è proseguita per diletto, non per professione ed è culminata nella stesura delle 2 tesi che mi hanno dato grosse soddisfazioni, facendomi ottenere voti soddisfacenti. Forse il modo migliore che io abbia mai trovato per esprimere me stessa ed i miei pensieri, è proprio la scrittura.