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Un’estate calda, molto calda attente il “Rilancio”

Discorrere senza produrre, in un qualsiasi frangente, non è mai attività foriera di conseguenze fattive. Tale pratica permette, purtroppo, di infondere fallaci convincimenti circa il corretto utilizzo della comunicazione. Perfino quando, determinati convegni, si tengono a “porte chiuse”.
In parole assai scarne, la convinzione che l’utente sia  manovrabile, a seconda delle esigenze momentanee appare più di un’ipotesi.

All’esterno si percepisce un evidente stato di confusione.
L’incertezza saltuaria potrebbe definirsi timidezza, quella ricorrente  inconsistenza, ma l’incertezza perenne è ambiguità.Intanto, mentre dopo l’apertura irrompe un giorno di riflessione (la domenica va rispettata) in attesa della ripresa, anche dal più importante Colle si continua ad invocare, condivisioni e la richiesta di metterci un poco di buona volontà, non appaiono istanze velleitarie.

Alcuni, avendocela messa sempre, si chiedono adesso se devono mettercela tutti, la buona volontà, ma se il risultato si racchiude in un interminabile sequenza di particelle “scarrubative”, quali i rimedi?
Se… l’adunata generale è compatibile con il libro dei sogni;
se… le problematiche afferenti alla vivibilità giornaliera hanno a che fare con le balbettanti finalizzazioni degli enti preposti;
se… una volta conclusa la fase della pura emergenza,  terminerà anche la propaganda;
se… disorganizzazioni organizzate si potranno tramutare in conflittualità preoccupanti;
se…l’umiltà avrà la meglio sulla tracotanza;
se…può esistere un progetto indipendente, senza un’adeguata autonomia economica.

Errata visione della realtà sociale

La realtà e la visione percepita, appare evidente,   sono in rotta di collisione con gli alti gradi delle istituzioni; siamo ad un bivio: basarsi ancora su una scaduta fiducia o la stanchezza porterà all’esplosione della rabbia?
È tutto molto nebuloso,  davanti ad un ginepraio  di problematiche,  che si attorcigliano su se stesse, innescando un labirinto assai complicato.

Non ci sono capacità organizzative in grado di contrastare la delusione, l’insoddisfazione e la rabbia; per adesso non più latenti, ma palpabili e che, presto, potrebbero arrivare ad essere assolutamente concrete.
D’altra parte, si può obiettare, il timore che tutto quanto possa tramutarsi in un conflitto autentico è poco probabile; il conflitto è determinato da opposizioni e le opposizioni necessitano di guide.

Da tale punto di vista, quindi, l’incapacità organizzativa ha ancora un margine di azione.
Il Paese, tuttavia, è arrabbiato e dalla rabbia all’esplosione di una bomba sociale, il passo è breve.

Terminata l’emergenza? Allora urge chiarezza

La salute innanzitutto. Su tale principio non si poteva dissentire, ma su quanto si sta verificando adesso, non appare scontato il consenso. Da una parte una maggioranza assai logorata da polemiche, dall’altra un’opposizione spaccata, con pasticci dialettici e visioni diversificate. Il massimo riscontro positivo, quasi paradossalmente, il Capo dell’Esecutivo lo ha rilevato nel pieno del periodo tremendo; adesso il discorso sta rapidamente mutando.

Lo scenario non appare del tutto positivo, la passerella, appena iniziata, viene captata come uno spreco evitabile; le esternazioni, finalizzate a rassicurare gli aventi diritto, circa la definitiva risoluzione dei versamenti degli ammortizzatori sociali, sembrano solo parole in libertà. D’altra parte, lo stesso ideatore degli attuali “Stati generali”, aveva assicurato che la cassa integrazione sarebbe stata erogata antro il 15 aprile. Questo ha un solo, ineccepibile, significato: non conoscere la macchina amministrativa.

Intanto, tra il proliferare di ordinanze, provvedimenti, contrasti tra centro e periferia, interi comparti non riescono più a “tirare a campare”. Anche questa assemblea terminerà e, dunque, saremo a tirare, ineluttabilmente, le somme. La speranza resta che preconizzare i mesi dell’autunno assai complicati, si riveli errata.
Per adesso, come sempre, auguri a noi.

 

Raimondo Miele