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Il “sistema satellite” dimenticato

Non si percepiscono effetti benefici, il rilancio appare sempre meno imminente e l’economia langue. Anzi stagna in maniera imbarazzante. Il settore turistico, con l’estate ormai ad ore dall’ufficiale ingresso, è individuato nel solo comparto vacanziero, ma l’indotto in crisi evidente è tutt’altro che ridotto.

A partire dalle feste patronali – sempre assai attese dalle comunità locali – per arrivare alle sagre di paese – con tanto di festeggiamenti per la promozione  di prodotti tipici – ci sono intere dinastie in apprensione. Tali manifestazioni non sono contemplate per la ripartenza; troppo difficile, se non impossibile, imporne norme adeguate. Ordine pubblico e limitazioni sanitarie, sembrano ostacoli insormontabili.

Se per concerti, cinema e discoteche si è addivenuti ad una soluzione, per gli spettacoli paesani non si può tener conto di nessun coefficiente, atto a contenerne i rischi. Distanziamento sociale, assembramenti, raduni affollati, tutti connotati non di agevole appianamento. Eppure bancarelle, automezzi adibiti a ristorazione, friggitorie ambulanti, gruppi musicali, complessi, bande e giostrai, realtà assolutamente dimenticate, ma non avulse dalla crisi in atto.

Basti pensare che un qualunque automezzo, adibito alla ristorazione ambulante, deve seguire gli iter – per norme e  regolamentazioni sanitarie – di un normale esercizio commerciale, di pari caratteristiche, non itinerante.
Anche questo settore, tra altri,  è invisibile.

Richiamo ad un’immediata concretezza

Tra scontri istituzionali, registrati addirittura al cospetto della seconda carica dello Stato, e sgarbate “uscite” periferiche, senza alcun risultato tangibile per la fase cruciale in atto, la voce del Colle, ancora una volta, si leva forte e chiara: concretezza. L’efficacia necessaria che, ormai, appare un miraggio per le parti contendenti; la maggioranza, infarcita da divergenze lessicali, pare non rendersi conto come il tempo passi; l’opposizione, in ordine sparso, sciorina disparità, di qualità e di quantità.

Da una parte, una forza che dovrà, per forza, fare negando, però, di aver agito oppure, più verosimilmente, opterà per operare, ma in cambio di una contropartita; dall’altra, predisposizione a qualcosa che sfugge, ma che, argomento ancora più inquietante, ancora non si capisce a cosa condurrà. Una sorta di opposizione dell’oggetto da contestare o, meglio, una contestazione all’interno della medesima opposizione. In breve, un’opposizione dell’opposizione.
Il risultato, al momento, è il nulla di definito, l’improvvisazione, l’oscurità.

Il consenso sulle divergenze 

Assistiamo a dispute surreali, a temi che scivolano all’interno delle stesse correnti. Il MES, ad esempio, sembra bene accetto dai territori, ma la confusione di idee, che regna sovrana, nella centralità trasmette un messaggio assolutamente caotico. Inoltre, la comunicazione, sempre più involutiva, mette altra benzina sul fuoco.

Chi si è dimostrato nemico di se stesso, con un picco in negativo dopo l’8 agosto scorso; chi si sta divorando il consenso, raggiunto durante la tragica fase, con azioni del tutto incongruenti, sotto il profilo della fattività. In conclusione, al momento, ancora non si è capito molto. La sola chiarezza sta nei roboanti annunci, cui i fatti non hanno sortito seguito.

L’inconfutabile sta nel fatto come l’esplosione del gradimento è sempre esponenziale e, quindi, la crescita fortemente avvertita; la decrescita, invece, seppure se si manifesta molto lentamente, è ineluttabile e incontrovertibile. Al massimo, si potrebbe “tirare a campare” fino alla prossima primavera, poi, nulla mutando, saranno inevitabili decisioni assai dirimenti.

Auguri a noi.

Raimondo Miele