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L’estate è alle porte, ma si annuncia un autunno caldo

L’impressione, da più contesti, è quella di essere stati  preda di uno sciagurato prestigiatore; uno di quelli che, con tavola apparecchiata, in un solo colpo tirano la tovaglia e tutto – posateria, bicchieri e pietanze –  resta intatto.

Nel caso in esame, purtroppo, è andata male e di quanto preparato, seppure in quantità  abbastanza esigua rispetto ai commensali previsti, nulla è restato. Né da mangiare e neppure da utilizzare; uno tsunami, tragico, drammatico, inatteso e disastroso.

Numerosi interventi, in qualche modo, hanno consentito di rimettere il drappo sulla tavola e di prepararne anche, volendo, le postazioni per potervici sedere. Piatti, posateria, bicchieri e quanto altro utile ad iniziare il pranzo.
Mancano però, irrimediabilmente, le vivande.

Un “Rilancio”, che necessita di circa cento decreti attuativi, ed una manna europea che, se tutto andrà per le vie giuste, non potrà dare benefici frutti prima dell’inizio del prossimo anno.
Nel mentre, la rabbia sociale aumenta e l’emergenza economica sembra sarà avvertita, in tutta la propria inesorabile intensità, proprio in autunno.

Insomma, al netto di considerazioni squisitamente tecniche, sembra ancora presto per “cantare vittoria”.
Il 18 e 19 giugno è in programma il Consiglio Europeo e, oltre ai dettagli, l’Olanda, con l’Austria, non sembrano propriamente domate; la garanzia sta nel fatto che Germania e Francia ci hanno messo la faccia e, quindi, la strategia franco-tedesca non potrà subire una totale inversione di rotta.

Il nodo dei rapporti Stato – Regioni

Un altro aspetto, che sembra denotare frizioni, è quello relativo alla tornata elettorale, slittata a causa della pandemia. Liguria, Veneto e Campania pressano per votare il prima possibile; addirittura ipotizzano la prima finestra utile nell’ultima domenica di luglio con, al massimo, un rinvio alla prima di settembre.

Il Governo sarebbe propenso, da quello che trapela, ad andare al giorno delle elezioni – Amministrative e Regionali (nei territori interessati) e referendum per il taglio dei parlamentari – non prima del 20 settembre, senza trascurare la prima utile settimana di ottobre.
Le espressioni di contrarietà, da parte di Presidenti in scadenza, non sono avulse da tornaconto.

Votare quanto prima possibile, in Regioni facilmente intuibili, significherebbe un quasi annunciato successo degli uscenti. Non si possono tacere le fondamenta, di tali auspici, sull’onda emotiva che ha determinato il contrasto all’emergenza sanitaria, così come, ed è incontrovertibile, non passano inosservate le “polveriere” scuola e giustizia, in seno alla Centralità.

I privati, dal canto loro e quelli che hanno potuto, sono andati avanti per loro conto; a proprio rischio e pericolo nella convinzione che, nel momento della necessità, è il fare a dover avere la meglio sul filosofeggiare.

Attese disattese

Durante il “tutti in casa” speravamo di uscirne migliorati; l’idea comune era quella che nulla sarebbe stato come prima, che il momento tanto funesto ci avrebbe proiettato verso un futuro diverso.

Poi ci siamo dovuti ricredere. Basta consultare un qualunque quotidiano, per osservare come l’argomento di chiusura, prima che la ribalta dell’informazione fosse pervasa dalla sola pandemia, fosse  il medesimo in occasione della riapertura, per quanto attiene al versante politico.

Contrasti e tensioni nella maggioranza, strappi nell’opposizione; litigi diffusi acuitisi, con le diatribe scaturite da una caterva di ordinanze, provvedimenti, norme e allegati. Sovente, ancora oggi, di non facile ed univoca interpretazione.

Tuttavia, come certamente alcuni Presidenti di Regione in scadenza di mandato hanno perfettamente compreso, il consenso cammina veloce e si espande a macchia d’olio, ma, alla stessa stregua, si contrae e può dissolversi. Tale assioma comporta, fatalmente, un guanto di spesso velluto su un pugno di ferro esternato, talvolta, in maniera assai eccessiva e perfino teatrale.

Tale sistema, tuttavia, non sembra aver molto impressionato chi ancora attende riscontri “materiali”, rischiando di imbattersi  in sanzioni “insensate”.

Lucia De Martino