tracker javascript
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Con lo scandalo che ha colpito il social network è emerso il pericolo del tracker JavaScript

La privacy, si sa, è un argomento estremamente delicato e ogni qual volta un’azienda, soprattutto quelle di maggiori dimensioni, subisce una perdita o furto di dati è una naturale conseguenza che ci sia una fuga di notizie su tutti i principali mass media, dalla televisione al web.

Ultimo, in ordine cronologico, è lo scandalo che ha colpito Facebook e Cambridge Analytica e dal quale emergono informazioni su come un tracker JavaScript riesce a rubare i dati personali degli utenti.

Facendo brevemente un passo indietro, per capire il motivo per il quale la società del newyorkese Mark Zuckerberg (il principale dei cinque fondatori del social network) è finita nell’occhio del ciclone aprendo un vero e proprio vaso di Pandora, bisogna dire che verso Facebook sono state mosse precise e differenti accuse, con successiva ammissione di colpa da parte dello stesso Zuckerberg, rivolte proprio alla presunta cessione dei dati personali degli utenti iscritti al social network all’azienda Cambridge Analytica.

87 milioni di utenti beffati e modifiche immediate sulla privacy

A subire il danno, oltre 87milioni di utenti ma anche molte altre persone, per giunta non iscritte a Facebook, si sono ritrovate nella medesima situazione per motivi, secondo quanto riportato da Mark Zuckerberg, di “sicurezza”. Immediatamente lo statunitense ha provato a rimediare intervenendo sulla privacy dei profili Facebook e alzando da 13 a 15 anni la soglia minima per l’iscrizione al social senza il consenso dei genitori o tutor.

Dalla sede centrale di Facebook a Menlo Park, in California, provano a difendersi tirando in ballo anche altre grandi aziende, come il social network Twitter o il sito di e-commerce Amazon, che pare utilizzino dati privati degli utenti per motivi pubblicitari, al fine di promuovere le campagne promozionali delle due aziende.

Ma far paura è il tracker JavaScript ruba dati

Ma il nuovo elemento che spaventa gli utenti è quello di un tracker JavaScript che, dopo ulteriori controlli scattati in seguito allo scandalo, pare riesca a rubare tutti i dati di coloro che sono in possesso di un profilo Facebook; naturalmente questi controlli hanno creato panico in tutte le grandi aziende che gestiscono i dati della propria clientela ma per l’azienda di Zuckerberg l’incubo pare sia diventato realtà.

Questo tracker JavaScript, in parole povere, riesce con un semplice accesso all’interno della piattaforma Facebook ha entrare in possesso di tutte quelle informazioni che gli utenti hanno associate al proprio account, che sia una password, una data o la città di nascita, il proprio sesso o, ancora, la propria residenza e l’indirizzo e-mail (senza dimenticare i numeri di telefoni che spesso sono collegati all’account di Facebook).

Tutte queste informazioni sono state estrapolate dal rapporto che Web Freedom to Tinker ha reso pubblico.

All’interno del rapporto c’è l’elenco di tutti i siti, 431 per la precisione, che utilizzano il tracker JavaScript e che, quindi, sono in grado di entrare in possesso di tutti i dati privati degli utenti iscritti, in questo caso, a Facebook.

Perché vengono utilizzati questi dati? E dove finiscono?

Ovviamente la domanda che sorge spontanea, dopo aver realizzato della presenza di un sistema in grado di impossessarsi di dati privati, è quella riguardante il dove finiscano queste informazioni e per quali finalità siano utilizzate; purtroppo a queste domande, al momento, non c’è risposta ma gli esperti sono al lavoro per cercare di scoprirlo.

I primi che sono sul pezzo, per ovvie ragioni, sono proprio quelli di Facebook; attraverso un esponente legato all’azienda di Zuckerberg, infatti, giunge voce che sono state aperte ufficialmente le indagini per capire chi e perché ruba i dati in quanto la pratica è una vera e propria violazione delle condizioni della piattaforma del social network.

Funzioni del tracker JavaScript ancora ignote e utenti non al sicuro

Facebook, inoltre, ha deciso di modificare alcune opzioni, per limitare i danni ed evitare ulteriori furti di dati, eliminando provvisoriamente la possibilità di collegare il proprio contatto ID utente ad eventuali applicazioni legate al social network, cosa che potrebbe facilitare il compito di questi hacker del web.

Per avere notizie più precise sul tracker JavaScript, con molta probabilità, servirà ancora del tempo ma si può dire che l’aver aperto questo vaso di Pandora potrà aiutare sia Facebook, sia tante altre aziende (dalle più piccole a quelle di grandi dimensioni) sia i tantissimi utenti che ormai non si sentono più al sicuro e vedono la propria privacy scivolargli via dalle mani.