Tribunale di Milano: “no diritto d’autore su materiale didattico”

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Il Tribunale di Milano in una sentenza ha escluso che il metodo didattico possa essere suscettibile di tutela secondo le prerogative del diritto d’autore.

Con la sentenza del 22 settembre 2017, la Sezione Specializzata in Materia di Impresa del Tribunale di Milano si è pronunciata sul tema della tutela autorale relativa a un corso per l’approfondimento delle tecniche di negoziazione, dei relativi materiali didattici e del metodo stesso di insegnamento, escludendo nel caso concreto la contraffazione del diritto d’autore ad essi afferente e la violazione di segreti industriali, nonché la sussistenza di una condotta di concorrenza sleale.

Rimane invece marginale il tema della tutelabilità di un metodo didattico in base alle norme e i principi del diritto d’autore.

Nel caso sottoposto all’attenzione del Tribunale di Milano, la società attrice lamentava la lesione dei propri diritti di proprietà intellettuale in relazione a un corso di formazione dalla stessa organizzato ed al relativo metodo didattico, asseritamente posta in essere da parte di una società concorrente, costituita da soggetti che in passato avevano avuto accesso a tali metodi e materiali in forza di contratti di licenza intercorsi con la parte attrice.

In particolare, veniva chiesto al Tribunale di verificare la sussistenza o meno, nella fattispecie, di una ipotesi di plagio e/o contraffazione dei “diritti d’autore afferenti al corso, ai materiali didattici e al metodo di insegnamento” e/o di concorrenza sleale.

La società convenuta si difendeva affermando, da un lato, la libera disponibilità dei metodi di insegnamento delle tecniche di negoziazione oggetto del corso contestato, come tali liberamente riproducibili da chiunque ne avesse interesse, e, comunque, l’insussistenza di alcuna ipotesi di contraffazione, a fronte della “diversità sostanziale” del proprio metodo d’insegnamento rispetto al corso di formazione elaborato dalla parte attrice.

All’esito della Consulenza Tecnica d’Ufficio espletata nel corso del giudizio, emergeva che i materiali didattici, il corso ed il metodo di insegnamento della convenuta sarebbero stati, nella sostanza, radicalmente diversi rispetto a quelli su cui l’attrice vantava prerogative connesse al diritto d’autore, frutto di un approccio diverso e contraddistinti dall’utilizzo di materiali “nuovi e originali”.

Inoltre la sentenza in esame ha poi escluso che le slide utilizzate da parte della convenuta integrassero una violazione di segreti industriali, ritenendo che le stesse rappresentassero, per contro, una “prassi di settore” e che, in ogni caso, non fossero dotate nel caso di specie “di alcun aspetto che le possa far assurgere alla soglia di uno specifico know how proteggibile come segreto industriale”, contrariamente a quanto lamentato dall’attrice.

In conclusione in merito a quanto pronunciato dalla sentenza sembra doversi escludere che un metodo didattico possa, di per sé solo, essere suscettibile di costituire un’opera dell’ingegno e, come tale, formare oggetto della tutela di diritto d’autore.

Del resto, l’art. 1 della Legge sul diritto d’autore (Legge 22 aprile 1941, n. 633) espressamente tutela le opere dell’ingegno di carattere creativo non già in quanto tali, ma con riferimento alla loro forma di espressione, ossia al modo in cui esse si estrinsecano.

Il Tribunale di Milano ha escluso che il metodo d’insegnamento, inteso come le nozioni su cui esso si fonda, possa essere suscettibile di tutela secondo le prerogative del diritto d’autore, negando altresì la sussistenza, sulla scorta di tali premesse, di una ipotesi di concorrenza sleale.