Si è conclusa la lettura dell’informativa di Conte al Senato. Scopriamo le novità dell'ultimo decreto contro il Coronavirus
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Emergenze straordinarie, ma necessaria una visione concreta

Affinché funzioni un apparato, uno schema, una programmazione, più pareri irrompono sulla scena decisionale, meno realizzazioni risultano praticabili.

Accesso al MEF senza condizionalità; uno “strumento volontario”, avulso da obblighi incidenti sullo stesso e – tra le altre anormalità – toni alti, senza valenza, non possono riscontrare il serio quadro attuale.

Il fondo per la rinascita, da sostenere il prossimo 23 aprile, non può eludere dal ricorso al Meccanismo Europeo di Stabilità; potremmo sentirci obiettare che se non facciamo ricorso ai fondi previsti – dallo stesso Meccanismo – perché ambire ad altre risorse?

Intanto i problemi si moltiplicano, l’appalesarsi della stagione estiva porterà un’ulteriore emergenza economica. Il turismo, nostro principale attrattore, con tutta la filiera satellite che ne connota la valenza e la potenza, si appresta ad una crisi senza precedenti.

Fare aprire al più presto le fabbriche e le imprese sembra priorità assoluta. Assistiamo a realtà  produttive identiche; la produzione italiana è completamente ferma, quella tedesca in attività.

Distanziamento sociale e protezioni degli operatori sono, allo stato attuale, ancora in itinere; eppure non sembra assai difficile comprendere, come le varie filiere produttive siano diversificate tra loro.

Le problematiche territoriali, è chiaro e lampante, sono assolutamente diverse e ciascuna tematica deve essere affrontata, con concretezza e cognizione delle varie realtà locali.

Le dimostrazioni di consapevolezza non sono mancate; di contro le visioni di insieme appaiono assai  distanti dalle emergenze; dovesse persistere ancora lo stato dell’arte, la bomba sociale potrebbe trovare detonatore comune.

Aspettative urgenti da riscontrare senza  burocrazia

Ci sono frangenti in cui sono necessarie sinergie concrete e attuabili, senza se e senza ma; non tutte le epoche sono uguali e non tutti i tempi sono adeguati. Per rispettare le regole – specialmente quando sono restrittive a livello di libertà personale – ci sono esigenze da comprendere e, aggiungo, da rispettare.

Ciascun ciclo storico ha la propria storia, con un peculiare aspetto che ne connota attese e precise occorrenze.

Il domani, allo stato attuale, non può essere ridotto a “Fase 2” o “Fase 3”, dal momento che la “Fase 1”  non appare ancora ultimata. E neppure superata.

La quarantena ha modificato tutto, nulla sarà come prima: è  chiaro.

Comitati, osservatori, organizzazioni, esperti

Una task force in preparazione; organizzazioni scientifiche che ci erudiscono dell’evoluzione emergenziale sanitaria; comitati accademici che ci supportano, costantemente, con dati afferenti al contesto statistico degli andamenti; esperti che, a turno, ci spiegano la “forza cattiva” del virus e delle conseguenze nefaste, in caso di mancata osservanza dei dettami di previdenza.

Insomma tante voci, ma – allo stato dei fatti – poca chiarezza e concretezza abbastanza aleatoria.

Necessita una “testa dirimente”; una “voce autorevole”; una figura “di rigore istituzionale”; una mente con “cognizioni europee” acclarate e riconosciute.

Siamo ancora tentennanti e approssimativi; il capolinea di una “affannata politica” appare prossimo; l’auspicio di un ritorno – certo e confortante – a comprovante competenze non può essere più procrastinato. Il tempo del dilettantismo appare, ormai, concluso. Le nevrosi appalesate ne sono un’ulteriore conferma.

Si faccia giorno in fretta, troppi “canti” non fanno che perpetrare la fonda notte.

Non auspichiamo un solo uomo al comando; ma un comando condiviso, da uomini di spessore, osiamo sperare possa – quanto prima – trovare spazio, per aspirare ad un orizzonte meno annebbiato. Basta navigare a vista.

Alt a sovranisti, assolutisti, populisti; dobbiamo aspirare ad una condivisione, convinta ed effettiva.

Come sempre, auguri a noi.