Celiachia ora potrebbe essere debellata
adv

Una ricerca innovativa ha, forse, trovato una possibile cura alla celiachia

La celiachia potrebbe (forse) essere finalmente sconfitta, grazie ad una terapia sperimentale che rende tollerante il sistema immunitario nei riguardi del glutine. Questa ricerca potrebbe portare allo sviluppo di farmaci capaci di contrastare altre malattie autoimmuni.

Una cura per la celiachia?

La Northwestern University Feinberg School of Medicine, di Chicago (Illinois, Stati Uniti d’America), ha effettuato questa ricerca di così ampio respiro e valore. Delle nanoparticelle biodegradabili trasportano al loro interno l’allergene, ovvero la sostanza che non viene riconosciuta dal nostro sistema immunitario. Quando i macrofagi hanno degradato la nanoparticella, l’allergene viene considerato come un non pericolo per il nostro corpo. Tutto ciò consente al nostro sistema immunitario di riconoscere il glutine e non attaccarlo come succede quando si ha la celiachia.

I primi risultati della ricerca sono stati presentati alla Settimana Europea di Gastroenterologia che si è tenuta a Barcellona dal 19 al 23 ottobre 2019. I celiaci, che sono stati sotto sottoposti a questa terapia, sono riusciti ad assorbire glutine senza subire alcuna conseguenza.

È come se un giudice dicesse ai poliziotti che la persona che prima avevano arrestata in realtà è innocente.

Lotta anche altre malattie autoimmuni

Sono diverse le malattie autoimmuni che possiamo debellare con questo procedimento. La celiachia è stata la prima perché il nemico riconosciuto dall’organismo è esterno, ovvero il glutine.

Il team di ricercatori, guidati da Stephen Miller, ha lavorato in maniera approfondita per comprendere la vastità delle possibilità offerte da questa ricerca. Il professore così si è espresso: “Questa è la prima dimostrazione che la tecnologia funziona nei pazienti. Abbiamo anche dimostrato che possiamo incapsulare la mielina nelle nanoparticelle per indurre tolleranza nei modelli di sclerosi multipla, o mettere una proteina dalle cellule beta del pancreas per indurre tolleranza nei confronti delle cellule che producono insulina nei modelli di diabete di tipo 1“.

Vi terremo aggiornati su questo interessante argomento.

Avatar
Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.