La home page della piattaforma digitale catalana, Tsunami Democratic
La home page della piattaforma digitale catalana, Tsunami Democratic
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In Catalogna, c’è un movimento di protesta, che giorno dopo giorno, cresce sempre di più. È quello di “Tsunami Democratic”, una piattaforma digitale che coordina le manifestazioni pacifiche e di disobbedienza civile

Dal 14 ottobre, giorno in cui è stata resa pubblica la sentenza del Tribunal Supremo di condanna dei leaders civili e politici catalani, Barcellona e la Catalogna sono diventati il teatro di manifestazioni a loro sostegno.

Che cos’è Tsunami Democratic?

Tsunami Democratic è un gruppo di cui al momento non si conoscono i vertici.

Si è formato ed organizzato alla vigilia della sentenza di condanna del Tribunal Supremo, dei leaders civili e politici catalani, in merito ai fatti del 20 settembre e del 1 ottobre del 2017.

Organizza le manifestazioni di protesta a sostegno dell’indipendenza della Catalogna e per denunciare la repressione dello stato spagnolo, attraverso un app e l’uso di alcuni social network.

Come funziona Tsunami Democratic?

Dopo aver installato l’applicazione dal sito, attraverso l’uso del codice QR, si hanno tutte le informazioni in merito alle iniziative che sono in programma sul territorio catalano.

Attraverso l’app si riuscirà a comprendere, quante persone sono effettivamente disponibili nell’intraprendere le azioni pacifiche di disobbedienza civile ed anche stilare un calendario delle iniziative da intraprendere.

Questo sistema permette all’organizzazione di coordinarsi meglio e di essere più efficace.

Al momento l’app si può scaricare solo sul sito del gruppo (https://tsdem.gitlab.io/) e per farlo si necessita di un apparecchio mobile con sistema Android.

Per quanto riguarda per i dispositivi Apple, non è possibile scaricare l’app, ma si può seguire l’attività dell’organizzazione attraverso i social: Telegram, Instagram e Twitter.

Per i dispositivi con sistema Android, vi sono due possibilità per scaricare l’applicazione.

La prima, (Versione 1) che è quella consigliata, riguarda gli apparecchi un pò datati.

L’altra, invece (Versione 2), riguarda i telefonini più recenti.

L’attività di Tsunami Democratic

La prima manifestazione di protesta convocata è stata quella di lunedì 14 ottobre, con l’occupazione dell’aeroporto de El Prat – Josep Tarradellas di Barcellona, nonché di tutte le vie di collegamento ad esso.

In quella giornata, la convocazione della protesta è stata un successo per Tsunami Democratic.

Oltre ad una significativa interruzione dei servizi, vi è stata la cancellazione di quasi 150 voli, che ha avuto conseguenze sul traffico aereo nazionale ed internazionale.

Successivamente ed ancora oggi, si riscontrano manifestazioni nelle prossimità in cui vi è la presenza dello stato iberico in Catalogna: sedi distaccate del governo centrale, prefetture, caserme della Guardia Civil e della Policia Nacional.

Come nasce Tsunami Democratic?

Non si è ancora compreso, come sia nato e formato questo gruppo.

Esso non è legato ad alcun partito e a nessuna associazione.

E’ un gruppo indipendente.

Il suo nome, secondo alcuni esperti, deriva da un’espressione usata dal leader civile e Presidente dell’Associazione “Omnim Cultural”, Jordi Cuixart, condannato a nove anni di carcere per sedizione, il quale nelle sue lettere dalla prigione, ha scritto di uno “tsunami democratico” per lottare per la pace, la libertà e la democrazia in Catalogna.

Secondo un importante quotidiano svizzero, di lingua francese, Le Temps, il movimento è nato alla fine di agosto, dopo un incontro che si è tenuto nei pressi di Ginevra, che ha visto la partecipazione di alcuni esponenti dell’indipendentismo catalano in esilio, fra cui l’ex Presidente Carles Puigdemont, l’attuale Presidente della Generalitat, Quim Torra ed anche alcuni politici elvetici sostenitori del processo di indipendenza della Catalogna.

L’Associated Press, che è la prima agenzia di stampa internazionale, con sede negli Stati Uniti d’America, d’altra parte, ha addirittura pensato che questo gruppo si sia formato ben prima dell’agosto del 2019 ed abbia pianificato in maniera preventiva le azioni di protesta.

Il successo di Tsunami Democratic sui social

In meno di un mese, il canale di Tsunami Democratic è tra quelli che sta riscuotendo maggiore successo su Telegram.

Secondo Telegram Analytics, ha superato i 380mila iscritti registrati ed occupa l’85° posto in questo speciale ranking, tra i canali più seguiti.

Tsunami Democratic è seguito e con numeri che crescono sempre di più anche su Instagram e Twitter, rispettivamente con 183mila e 220mila followers.

La reazione del governo e della giustizia spagnola

Il 18 ottobre 2019, un giudice spagnolo dell’Audiencia National, ha ordinato la chiusura di diverse pagine web appartenenti al gruppo.

Tsunami Democratic ha immediatamente migrato la sua homepage ad un nuovo indirizzo.

In seguito ha pubblicato le istruzioni su come evitare la censura imposta da parte delle autorità spagnole.

Il ministro degli Interni, Fernando Grande-Marlaska, ha dichiarato che le autorità spagnole hanno avviato un’indagine volta a scoprire le persone che vi sono dietro al gruppo.

Secondo quanto riferito, il governo ha anche esaminato la possibilità se ci celasse o meno la presenza di Carles Puigdemont.

L’organizzazione ha negato in maniera categorica, così come lo stesso Presidente in esilio, ha affermato di non sapere chi fossero gli organizzatori del gruppo.

La Guardia Civil ha inviato una richiesta di rimozione sul territorio spagnolo, delle pagine web dell’organizzazione a GitHub, che è un servizio di hosting per progetti software di propietà della Microsoft.

Per una questione di trasparenza, la GitHub, ha pubblicato la petizione da parte della Guardia Civil, la quale ha accusato Tsunami Democratic, di essere un’organizzazione criminale che promuove attacchi terroristici.

Cosa potrà accadere in futuro?

Accusare Tsunami Democratic di terrorismo, appare eccessivo, soprattutto se consideriamo che in Spagna, vi è stata l’ETA, l’organizzazione terroristica basca, che ha ucciso 822 persone tra civili e membri della polizia e dell’esercito.

La vicenda catalana è scoppiata e cresciuta di giorno in giorno. Dall’anno 2010, in cui vi è stata la bocciatura dello Statuto, che era stato già ampiamente rivisto, modificato ed approvato, da parte del Tribunale Costituzionale, dopo un’istanza presentata del Partido Popular.

Se da una parte c’è la Catalogna, che chiede dialogo e confronto; dall’altra c’è la Spagna, imprigionata ancora da un recente e triste passato mai dimenticato, che oggi, alla vigilia delle quarte elezioni politiche in quattro anni, sembra aver paura di sedersi al tavolo del confronto.

Censurare e reprimere il dissenso con la violenza non è mai positivo.

Quello che emerge, è che vi è un assoluto bisogno di un dibattito civile e democratico, uno scenario che al momento appare, purtroppo, impossibile da concretizzarsi.