Turchia: se anche il calciomercato sdogana il Bitcoin

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Luglio 1975: Giuseppe Savoldi, calciatore ventottenne nato a Gorlago in provincia di Bergamo, passa dal Bologna al Napoli per la cifra record di un miliardo e quattrocento milioni, più la cessione di Clerici e la comproprietà di Rampanti.

L’ammontare totale del trasferimento fa guadagnare al bomber lombardo il soprannome di “Mister due miliardi”.

Le cifre del calciomercato, si sa, sono cifre pazze. A ogni sessione i giornali ci raccontano di quantità di soldi astronomiche; a ogni trasferimento-record ondate di indignazione e grandi dibattiti si susseguono, provando a decidere se sia giusto o meno che uno sport sposti cifre così folli e uno sportivo debba guadagnare così tanto per fare, probabilmente, il mestiere più bello del mondo. Difficile dare una risposta. Fatto sta che dopo Savoldi toccò a Maradona (1984: 13 miliardi, per il suo passaggio dal Barcellona al Napoli, in quel caso, pare, con l’aiuto del Banco di Napoli); poi anni dopo a Ronaldo (51 miliardi dal Barcellona all’Inter); ancora, nel 2000 a Crespo, che salutò i tifosi del Parma per accasarsi alla Lazio, per la “modica” cifra di 110 miliardi.

Con il passare degli anni, il calcio italiano ha perso il gradino più alto del podio europeo per appeal e forza economica. Inghilterra, Germania e Spagna sono attualmente i campionati in cui si investe e si vince di più, per tanti fattori, che vanno da una tassazione più favorevole alla presenza di presidenti provenienti dai paesi arabi o dall’estremo oriente, che possono sfruttare la forza economica di gruppi di aziende importantissimi, per mettere denaro fresco in un mondo che sembra non conoscere limiti. Così, quest’estate, si è di nuovo tornato a discutere di “eticità” del mercato, come se il calcio non fosse solo uno degli aspetti di un ingiusto e drogato sistema economico. Lo si è fatto, in particolar modo, dopo il trasferimento del brasiliano Neymar dal Barcellona al Paris Saint Germain. Costo dell’operazione: 220 milioni di euro.

Nell’ultima sessione di mercato, però, a far discutere non è stata la cessione di un grande campione portata avanti a suon di miliardi, ma quella di un semisconosciuto calciatore, Omer Faruk Kiroglu, acquistato dal Harunustaspor, squadra della settima divisione turca. Si tratta, infatti, del primo giocatore al mondo il cui tesserino è stato pagato (in parte) in Bitcoin, sdoganando nel mondo del calciomercato la più famosa criptovaluta del pianeta. Le cifre sono, naturalmente, molto basse, e il trasferimento registra un ammontare totale di circa 1000 euro, di cui 500 pagati in contanti e 440 (al cambio di oggi) in Bitcoin. Una mossa probabilmente di marketing, più che squisitamente economica, tanto che i giornali e le televisioni di tutto il mondo hanno cominciato a interessasi ai destini del calciatore e a richiedere interviste al presidente del club, tale Haldun Sehit, anche perché il trasferimento avviene pochi giorni dopo una netta presa di posizione da parte del governo turco contro l’utilizzo delle criptovalute.

Che il futuro (anche) del calciomercato possa incontrarsi con quello di Bitcoin e company, potremmo scoprirlo solo col passare del tempo. Difficile immaginare, certo, che trasferimenti clamorosi come quelli citati finora possano muoversi su un terreno che in fondo è ancora considerato molto scivoloso. Basti pensare che, secondo i calcoli, se la transazione relativa al passaggio di Neymar al PSG fosse stata effettuata in Bitcoin, la squadra parigina avrebbe dovuto versare al Barcellona circa 55mila Bitcoin. Un rischio forse un po’ troppo grosso, pure per un mercato impazzito, vicino più al roteare di una pallina in una roulette che al gioco più bello del mondo.