Twitter blocca le pubblicità politiche: titoli in calo
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In calo a Wall Street i titoli di Twitter dopo la decisione di bloccare ogni tipo di contenuto pubblicitario a sfondo politico

L’esplosione dei social network ha sicuramente cambiato il nostro modo di approcciarci alla vita di tutti i giorni, così come alle interazioni sociali e così via. La politica, quale specchio della nostra società, non è stata ovviamente immune al fenomeno: negli ultimi dieci anni abbiamo assistito ad un cambiamento netto nel modo di fare propaganda, ma anche di attaccare gli avversari o, semplicemente, commentare l’argomento del giorno da parte dei protagonisti di questo mondo. Qualcuno, però, sta cominciando a pensare che sia il momento di porre dei limiti.

Twitter dice basta

A prendere una decisione sicuramente rischiosa è Twitter, social network tra i più popolari insieme a Facebook e Instagram. Il social dell’uccellino ha infatti deciso di bandire ogni forma di pubblicità politica dalle inserzioni a pagamento che è possibile inserire sulla piattaforma.

La netta presa di posizione è stata spiegata da Jack Dorsey, amministratore delegato di Twitter: “La pubblicità su internet è molto potente ed efficace, ma comporta significativi rischi politici laddove può essere usata per influenzare voti. Questo non ha nulla a che fare con la libertà di espressione. Ha a che fare con il pagare per raggiungere il pubblico più ampio possibile e questo ha significative ramificazioni che l’architettura democratica di oggi potrebbe non essere in grado di gestire” ha spiegato Dorsey.

Un rischio forte, quello di cui i vertici di Twitter ha voluto farsi carico, i cui effetti hanno cominciato a palesarsi già nell’immediato: i titoli del noto social network sono infatti subito stati riportati in calo a Wall Street. Sarà così anche sul lungo termine o si tratta di una tendenza destinata ad invertirsi?

E gli altri social?

Da nessun altro social network, intanto, si registrano attualmente decisioni così drastiche, nonostante il periodo sia alquanto burrascoso proprio per questioni di questo tipo. Ne sa qualcosa Mark Zuckerberg, che abbiamo visto in questi ultimi giorni piuttosto in difficoltà davanti alle domande di Alexandra Ocasio-Cortez sulle misure di sicurezza che Facebook utilizza per evitare che, dietro pagamento, vengano diffusi sul social video contenenti inesattezze atte a far comodo a chi è intenzionato a tirare acqua al proprio mulino. Facebook, d’altronde, è stato di recente al centro di uno dei più grossi scandali relativi al rapporto social-politica, in occasione delle ultime elezioni presidenziali.

Proprio Facebook, in Italia, sembra essere lo strumento preferito dei politici più attenti a questo genere di comunicazione col proprio elettorato: basti pensare a Matteo Salvini o Giorgia Meloni, che del social di Zuckerberg fanno quotidianamente larghissimo utilizzo, probabilmente molto più dello stesso Twitter. La politica italiana, ad oggi, non sembra quindi dover essere particolarmente colpita dalla decisione dei vertici della compagnia: cosa riservi il futuro, però, è ancora tutto da scoprire.