Twitter e Facebook nei guai in Russia
Twitter e Facebook nei guai in Russia
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La Federazione Russa ha deciso di aprire una procedura amministrativa contro le due social network per non aver rispettato la locale normativa sulla privacy

I russi sono particolarmente ipersensibili quando si tratta di pericoli riguardanti la loro sicurezza nazionale.

La notizia che vi riportiamo di seguito è proprio dovuta a questa forte emotività.

Roskomnadzor, abbreviazione russa per Servizio federale per la supervisione nella sfera della connessione e comunicazione di massa, si occupa di tutto ciò che concerne la sfera della privacy dei cittadini russa.

Informazioni poco chiare

Proprio questo ente federale ha aperto un’indagine che coinvolge Twitter e Facebook. Entrambe non hanno ancora spiegato se e come si sono adeguate alla locale normativa che prevedere l’archiviazione dei dati personali degli utenti russi su locali server.

Twitter, influente nel mondo tranne che in Russia
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Questa nuova tegola per i due social network è stata annunciata dalla celebre agenzia moscovita Interfax (non governativa), per poi essere ripresa da numerosi network americani.

Pochi mesi fa Roskomnadzor ha bloccato l’applicazione di messaggistica istantanea Telegram per non aver consegnato le chiavi per decodificare i messaggi degli utenti della Federazione Russa.

In un intervista concessa alla CNBC, emittente americana specializzata in informazione finanziaria ed economica, i rappresentanti di Roskomnadzor hanno specificato che non sono stati forniti gli adeguati chiarimenti da parte di Facebook e Twitter.

La risposta di Facebook e il silenzio di Twitter

La società di Mark Zuckerberg ha tenuto subito a rassicurare l’opinione pubblica, dichiarando di essere in contatto con autorevoli personalità del governo federale russo per chiarire quanto prima la situazione.

Twitter non ha pronunciato, fino ad ora, alcuna dichiarazione.

Twitter e Facebook sono app molto influenti nel mondo
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La stretta di Putin sui social network

Da 5 anni a questa parte, il governo di Vladimir Putin ha emesso leggi più restrittive sull’utilizzo di Internet nel territorio russo.

A risultare particolarmente colpiti sono stati le applicazioni di messaggistica istantanea e i motori di ricerca.

Le multinazionali informatiche, che vogliono operare nella Federazione Russa, devono consegnare alle autorità moscovite le chiavi di decodifica utilizzate per proteggere le conversazioni.

Le informazioni concernenti gli utenti russi devono essere immagazzinati in server collocati in Russia e se il locale governo lo richiedesse, risultati di ricerca devono essere immediatamente oscurati (fino a nuovo ordine).

Questa paranoia russa può essere solo spiegata con due fattori: primo, le autorità russe temono la libertà di parola nei propri concittadini; secondo il Cremlino non vuole che informazioni di sua pertinenza vengano utilizzate da paesi terzi contro di lei.

Alessandro Maria Raffone, napoletano, classe ‘84, dopo la laurea in Scienze Storiche dell’Università Federico II, ha vinto un premio del Corso di Alta Formazione in Scienze Politiche “Studi Latinoamericani” dell’Università La Sapienza con la tesi Italia Fascista, Italiani all’estero e Sud America. Nel 2015 ha fondato l’Associazione Culturale “Heracles 2015”, la cui mission è far conoscere gli aspetti meno noti di Napoli. Ha scritto per la rivista Il Cerchio, e ha collaborato con il think thank indipendente Katehon. Ha concluso il Dottorato di Ricerca in “Storia, culture, e saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea” presso l’Università degli Studi della Basilicata nel febbraio 2018.