adv

Le sperimentazioni avanzano negli USA

Basta diete drastiche, rinunce e digiuni drammatici. Basta a interventi e terapie d’urto, come anelli gastrici e sondini. Che la medicina faccia continuamente passi in avanti è risaputo e salvifico, ma questa specifica notizia potrebbe porre fine agli incubi degli obesi. Grazie alla tecnologia. Il progresso corre in soccorso di chi, per salute prima ancora che per ragioni estetiche, ha assoluta necessità di perdere peso.

Parliamo di un microchip sottocutaneo, dunque invisibile, messo a punto da un gruppo di ricercatori dell’Università statunitense di Wisconsin-Madison.

Caratteristiche generali

Non solo discreto e meno impattante da un punto di vista visivo, ma anche meno aggressivo per l’organismo. Ecco i pregi, secondo gli studiosi, di questa invenzione che promette di combattere a muso duro l’obesità. Una tecnica decisamente meno invasiva rispetto a quelle chirurgiche adottate oggi. Il dispositivo sarebbe in grado di placare gli attacchi di fame, aiutando così a dimagrire il soggetto malato di obesità. Naturalmente è previsto che il microchip sia adoperato e faccia il suo corso sotto sorveglianza di un medico.

Il funzionamento

Il chip è, praticamente, impercettibile, misurando meno di 1 x 1 cm: sicuro e impiantabile tramite procedure cosiddette “micro invasive”. Il suo funzionamento è semplice e non richiede l’utilizzo di batterie. Il dispositivo, infatti, trae la carica dagli impulsi elettrici che derivano dai movimenti di digestione dello stomaco. Parte dell’energia si riconverte stimolando il nervo vago, che collega il cervello e lo stomaco. Così, il soggetto può ingannare il sistema nervoso, spingendolo a “credere” di lavorare alla digestione del cibo. Risultato finale: il senso di fame diminuisce e si dà un taglio, una volta per tutte, alle abbuffate.

Piano a festeggiare, però. Per il momento la sperimentazione è stata fatta solo sui ratti: i risultati sono comunque entusiasmanti; si stima che gli animali siano arrivati a perdere fino al 40% del proprio peso.

 

Avatar
I miei genitori mi diedero due nomi, Giovanni e Luca: idea elegante, ma poco pratica. Per fortuna, rimediarono soprannominandomi in modo più semplice Gianluca. Ho 38 anni e sono un ragazzo della provincia: Palma Campania, precisamente; scoprire dove si trovi è una sfida avvincente. La mia attività principale è subire le conseguenze dell'essermi abilitato giornalista professionista. Dopo aver maturato alcune esperienze in redazioni radio e TV, oggi scrivo di spettacoli, televisione e teatro principalmente, sebbene ami molto di più il cinema: l'importante nella vita è fare scelte coerenti. Per PSB Privacy e Sicurezza, mi occupo di tecnologia e video game, mantenendo l'obiettivo di informare e, nel contempo, aprire una finestra di aria fresca e leggera sulle notizie.