Un nuovo trattamento terapeutico per combattere il tumore al seno
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La nuova formulazione sottocutanea

Durante il San Antonio Breast Cancer Symposium sono stati confermati i benefici per le donne con tumore al seno Her2-positivo dell’aggiunta di Pertuzumab a Trastuzumab alla routinaria chemioterapia. Di rilevante importanza sono stati i dati mostrati al simposio dell’efficacia della nuova formulazione sottocutanea dei due farmaci.

Tumore al seno HER2 positivo

Il tumore al seno che presenta la positività per il gene HER2 presenta una forma particolarmente aggressiva. Per poterla contrastare è necessario attaccare il recettore HER2 presente sulle cellule tumorali. Le pazienti con questo tipo di tumore in fase precoce, possono trarre vantaggi dall’aggiunta alla normale terapia, costituita da  trastuzumab e chemioterapia, dell’anticorpo monoclonale pertuzumab dopo un intervento chirurgico.

Un nuovo trattamento terapeutico

Il Breast International Group (BIG), l’Institut Jules Bordet Clinical Trials Support Unit (IJB-CTSU) e Frontier Science Foundation (FS) hanno raccolto i dati in uno studio chiamato APHINITY in cui viene valutata l’efficacia e la sicurezza del trattamento combinato rispetto a quello standard in oltre 4500 pazienti con tumore HER2-positivo in fase precoce.

In seguito ai risultati positivi di un’analisi effettuata nel 2017, pertuzumab era stato approvato per il trattamento adiuvante del tumore al seno in fase precoce per le pazienti ad alto rischio di recidiva. Oggi è arrivata l’ulteriore conferma dell’efficacia del trattamento. Infatti, le pazienti con tumore al seno in fase iniziale ad alto rischio di recidiva presentano un notevole incremento della sopravvivenza libera da malattia invasiva e la riduzione del rischio di recidiva o decesso.

Un’iniezione sottocutanea

Oltre alla strabiliante scoperta dell’associazione dei due farmaci, c’è anche la possibilità di somministrare contemporaneamente, in pochi minuti, i due anticorpi tramite iniezione sottocutanea in combinazione con chemioterapia endovenosa. È stato dimostrato che la nuova combinazione a dose fissa somministrata in maniera sottocutanea è sovrapponibile alla formulazione endovenosa standard dal punto di vista di efficacia e sicurezza.

Già fatto? Da un paio di ore a pochi minuti

Ma qual è il vantaggio? La nuova somministrazione riduce in modo significativo il tempo necessario del trattamento portandolo a circa otto minuti per la dose iniziale “di carico” e circa cinque per ogni successiva dose di mantenimento rispetto ai quasi 150 minuti di infusione di una dose di carico di pertuzumab e trastuzumab e ai 60/150 minuti per le successive infusioni di mantenimento della formulazione standard. “Questa formulazione sottocutanea – spiega Michelino De Laurentiis, Direttore dell’Oncologia Senologica della Fondazione Pascale di Napoli – produce evidenti vantaggi per le pazienti, evitando le infusioni endovenose e riducendo al minimo il tempo necessario per la somministrazione della terapia. Ulteriore vantaggio è la riduzione della possibilità di errori: la dose della formulazione sottocutanea è, infatti, fissa, mentre quella delle formulazioni endovenosa va calcolata per ogni singola paziente in base al peso corporeo. Questo studio dimostra che è possibile combinare i due anticorpi in una sola iniezione sottocutanea senza alcun compromesso di efficacia e senza particolari effetti indesiderati”.

Nata a Napoli nel 1993, Federica Amodio è laureata magistrale in Scienze e Tecnologie Genetiche presso il centro di ricerche genetiche BIOGEM 110 con lode. La sua tesi di laurea, verte sui meccanismi di regolazione del gene Zscan4 da parte dell’acido retinoico nelle cellule staminali embrionali murine. L’espressione di questi geni regolano le prime fasi per lo sviluppo degli embrioni. Per lungo tempo ha collaborato con il centro per una pubblicazione scientifica inerente al suo progetto di tesi.